
In controtendenza in questo clima di grande incertezza e di scarsissime risorse per la cultura, il teatro pisano ha presentato un cartellone di grandissimo impatto. Come ha detto il direttore artistico, il baritono, Massimo Lippi, dal 2004 al 2009 Direttore Artistico e Sovrintendente del Teatro Sociale di Rovigo: «…era mia intenzione accrescere il numero di presenze e attirare l’attenzione del pubblico, non solo pisano, sul nostro teatro, senza violare il budget che avevamo a disposizione, Ho quindi ritenuto di proporre un cartellone ampio, articolato, con titoli famosi affidati a voci e direttori affidabili, Un’operazione che ha significato cercare sinergie concrete e costruttive non solo con i teatri italiani con i quali avevamo già positivi rapporti, ma anche, com’è stato il caso di AIDA, con teatri internazionali per creare circuiti virtuosi all’interno dei quali contenere i costi ma non a scapito della qualità»
E così, dopo questo esordio, Novembre inaugurerà un’importante partnership del teatro di Pisa, quella con la Fondazione FestivalPuccini che proporrà il 12 e 13 Madama Butterfly nello stupendo allestimento di Kan Yasuda con i costumi di Regina Schrecker e la regia Vivien Hewitt. Donata D’Annunzio Lombardi sarà Cio Cio San, Leonardo Caimi Pinkerton, Claude Huguenel, Suzuki, Sergio Bologna Sharpless. Sempre a novembre, 29 e 30, AIDA in una coproduzione che vedrà il teatro di Pisa capofila insieme ad un pool internazionale: la regia sarà di Antoine Selva mentre la direzione sarà affidata al M° Tullio Gagliardo.
Ancora Verdi per dicembre che porterà a Pisa il Rigoletto coprodotto con il teatro Coccia di Novara firmato da Ivan Stefanutti: Sergio Bologna sarà Rigoletto, Elena Rossi, Gilda, Arnaldo Kllogjeri il Duca di Mantova e Luigi Roni Sparafucile. A dirigere l’Orchestra Columbus sarà il M° Giuseppe Acquaviva.
Per il 2012 sono previste, a partire da Gennaio, La Boheme in un nuova produzione firmata dai tre teatri toscani e dal teatro di Ravenna, L’Opera da Tre Soldi, appuntamento con il progetto LTL Opera Studio, e un dittico originale e interessante come Zanetto di Mascagni e Mozart e Salieri di Rimskij Korsakov.
Per tornare alle due opere che hanno inaugurato la stagione, prodotte dal Teatro Goldoni di Livorno in collaborazione con il Teatro Comunale Pavarotti di Modena, Teatro di Pisa, Teatro del Giglio di Lucca, va dato atto dell’originalità dell’allestimento che, specie in Pagliacci, coinvolge direttamente il pubblico proponendo, in più occasioni, la presenza dei cantanti in palcoscenico.
In CAVALLERIA la scena – di Michele Ricciarini – “devastata” come devastata è, e lo sarà ancor più nel tragico epilogo, la vita dei protagonisti, rimanda inevitabilmente alla cupezza della Sicilia terremotata della Terra Trema di Visconti, ma qui, inquietante, è l’assenza di colori che compaiono solo nello sfondo, innaturali e inquietanti come le vicende che scorrono sotto i nostri occhi. Interessante, anche se non sempre condivisibile, il lavoro di regia svolto da Alessio Pizech che, opportunamente, pone al centro della scena Santuzza, osservatrice e vittima prima di diventare carnefice con quella disperata delazione ad Alfio della tresca tra Lola e Turiddu.
Eccellente, più di una spanna sopra tutto il cast, Anhooshah Golesorckhi, baritono di origine persiana, che sia in Cavalleria nel ruolo di Alfio che in Pagliacci in quello di Tonio, ha saputo fondere una ottima prestazione vocale ad una pregevole interpretazione dei due difficili personaggi, specie di Tonio di cui ha pennellato le molteplici sfumature dell’animo.
Complessivamente buono anche il giudizio degli altri interpreti: Raffaella Angeletti, Santuzza, Mickael Spadaccini, Turiddu, Karmelia Kader, Mamma Lucia, Ozge Kalelioglu, Lola.
Piacevole, anche se a tratti un po’ “pesante”, la direzione del M° Jonathan Webb che ha guidato un’Orchestra della Toscana che si dimostra versatile e sempre più professionalmente credibile nei vari repertori che i teatri toscani propongono.
Diverso scenario per PAGLIACCI: i personaggi che entrano alla spicciolata mestamente dalla platea su un palcoscenico occupato da persone festanti, le piccole luci del Circo che calano sulla scena per “inventare” l’illusione di una spensieratezza che manca, quei protagonisti-marionette, legate al filo di un destino che li conduce alla tragedia annunciata… Il binomio maschera-volto si fa interrogativo e sconvolgente dramma umano e sociale mentre intorno si chiede solo di divertire e far ridere.
“Vesti la giubba, la faccia infarina, la gente paga e rider vuole…” grida con dolorosa rabbia Canio, conscio di ciò che l’apparire sacrifica all’essere.
Di Anhooshah Golesorckhi abbiamo già detto e ribadiamo come in questo ruolo abbia incantato il pubblico con una mimica perfetta ed una vocalità precisa e appassionata.
Buona la perfomance di Raffaella Angeletti, una Nedda introversa e compresa nel suo dramma, come pure quella di Ernesto Grisales (Canio), Giulio Pelligra (Peppe), Marcello Rosiello (Silvio).
In questa seconda opera la bacchetta di Webb è apparsa più convincente e la musica ha emozionato il pubblico che ha regalato calorosi e convinti applausi.

Ora va bene scrivere articoli, ma la verità chi la dice alla gente? La musica é finita on Toscana, a püoco servono allestimenti, cantanti famosi….i musicisti sono pagati pochissimo, la realtà di una volta é stata annientata e distrutta in una decina d’anni.