Ci sono paesi dell’Europa con una produzione industriale strutturata e variegata e altri paesi con una filiera produttiva assai debole e poco flessibile.
Si incontrano e annunciano che sono d’accordo sul disaccordo. Simbolo di una “cosa” che dovrebbe essere Unione, non divisione. Tragedie greche e comiche europee. Sullo sfondo il problema delle regole. Difficile se non impossibile aggredire il blocco nordico europeo sul tema del rigore se non si cambiano i Trattati. Difficile se non impossibile da parte dei paesi che sono in difficoltà, più o meno profonda, buttarla sulla trattativa politico antropologica. Semplificando: al Nord, da Berlino a Francoforte, fanno i conti applicando severamente le norme dei Trattati, al Sud, da Atene a Madrid, cercano di mettere in discussione regole e principi su un piano quasi filosofico che non sembra intaccare la rigidità comunitaria. Come uscirne? “Se potessi avere mille lire al mese” diceva una vecchia canzone ed è una delle immagini dello spot, peraltro efficace, di 5Stelle per il ritorno alla lira. Vedere che due spiccioli, messi in un pugno, diventano poi quella banconota da mille lire con la quale un tempo ci facevamo la spesa, beh fa una certa emozione. Ma la storia è un’altra. La storia è che ci sono paesi dell’Europa con una produzione industriale strutturata e variegata e altri paesi con una filiera produttiva assai debole e poco flessibile. Questo ad esempio è uno dei problemi della Grecia. Come dice il prof. Lupi, basta andare in internet e si scopre che la Grecia non ha quella fascia di piccole e medie aziende che invece caratterizzano un buon pezzo del sistema economico italiano. Quindi al di là delle regole finanziarie e dei prestiti da onorare o dei debiti da restituire, c’è e ci sarà un problema di calcolo ponderato delle varie economie tra loro e verso l’Europa. Il “se potessi avere mille lire al mese”, in fondo ci dice questo: che i trattati europei e l’euro sono figli di una stagione economica e sociale vecchia e superata, in cui lo sviluppo e l’espansione avevano canoni e applicazioni che ora sembrano preistoria. A ben guardare il vero peccato del sistema europeo non è (solo) la rigidità finanziaria ma quella socio-istituzionale, l’incapacità di adeguare rapporti e convenzioni, regole e applicazioni ad un mercato che cambia a ritmi di semestre non di decennio. Ritmi impensabili 15 anni fa. Un conto è sancire e regolare “diritti” ( e quindi doveri) , un conto è sancire e regolare “rapporti” e quindi, diciamolo, oramai scambi meramente economici: un “dare e degli avere” tra soci (gli Stati nazionali) di una società (l’Unione europea) che quando va bene si trovano d’accordo sui principi e poi devono fare le maratone per trovare una intesa su qualsiasi altro tema. Pensate ai litigi sulla raccolta delle vongole o la politica estera. Per questo quando Tsipras va dalla Merkel a chiedere riforme ci può apparire una azione coraggiosa ma alla fine diventa una rappresentazione di un copione già visto. Tsipras fa quello che il suo elettorato gli ha detto di fare ma la Merkel, ma anche Draghi, ma anche Junker fanno quello che i Trattati e le regole europee vigenti impongono loro di fare con margini di interpretazione esigui. Al di là della genuina volontà di accordarsi. Ci vorrebbe un soprassalto di fantasia. Un super accordo, in deroga a certi Trattati, che riconosca che ogni Paese ha una sua storia e una sua consistenza, prendendo atto che è inutile e assurdo chiedere a un socio come la Grecia di “pagare” come se fosse Dubai. Ma nel contempo pensare un piano che condizioni i singoli Paesi a riformarsi per raggiungere più adeguati risultati. Proprio un gesuita, padre Luciano Larivera ha scritto su Civiltà Cattolica un saggio che andrebbe distribuito tra Bruxelles e Strasburgo: “Le sfide all’integrazione economica europea” . Alcune frasi chiave: “Alla prossima recessione, reggerà il patto tra Eurostati legati a cambi fissi? Servirà un’Unione fiscale e di bilancio. Urge una «grande politica» per Ue ed Eurozona, anche perché il mondo cambia rapidamente e radicalmente. Per ridurre i rischi di stagnazione e deflazione, si aspettano il «Piano Junker» per gli investimenti strategici e nuovi interventi straordinari della Banca centrale europea. Ma non sarebbe più efficace ed etico che la Bce regalasse a ogni cittadino adulto dell’Eurozona 500 euro? E perché non potenziare la «politica estera e sicurezza comune» dell’Ue con un fondo della Commissione che emetta titoli, acquistati dalla Bce, senza scadenza e senza interessi? Andranno però ripensati la governance e forse i trattati dell’Ue, anche per trattenervi il Regno Unito”. Ci verrebbe da dire: meno tecnici e più gesuiti a Bruxelles!

Una sola notazione: Maastricht prevedeva anche un livello politico più penetrante: Bocciato non dai tecnici ma dal popolo, ahinoi, con il referendum francese.