Avrei voluto mi avessi invitata a cena:
avrei indossato il vestito bello, quello scollato sulla schiena,
quello che mostra il tatoo
ed i tacchi.
Mi sarebbe piaciuta un po’ di mondanità.
Quelle cose che accadono dalle sette di sera in città:
l’aperitivo … andare in giro…
tu senza la borsa ed io con i tacchi.
Scherzare e ridere finalmente.
Lo abbiamo fatto quasi per niente.
La nostra vita troppo piena di tutto.
Storie intersecate tra vivaci scambi.
Ma quel che è accaduto veramente è un segreto della vita,
della sua vitalità.
La vitalità è bella e gioiosa,
due ragazzini in fuga, due compagni di liceo.
Più si invecchia e più si ha voglia di leggerezza.
(Lia Romano)
Courbée sur la chaise de paille, murmurant le désatre des saisons mauvaises, je fixe sur le pavé le gouffre de ma vie s’achevant. Face au néant qui m’aspire, je résiste en vain.
(Séverine Jouve)
…no eres tú, mi dulce amor, no eres tú.
En realidad estoy dando a luz a la mujer.
La flor humana es exhibida al centro de la mesa,
completamente desnuda,
sin la eterna sonrisa del Alba: ella permanece afuera,
acicalando su pelaje púrpura, junto a mi madre y mi esposo.
El río amniótico adereza la ígnea soledad del cuerpo
–sólo es un cuerpo, no un ser.
La palabra alma es un agujero por donde se fuga el oxígeno.
Aquí nada es íntimo.
Alguien, como un escualo, hurga entre la claridad y el agua.
Un nombre desconocido me cubre de azul el rostro.
Ahora el filo, el denso aroma rojo, los dedos
apretados en el látex, la pezuña eléctrica del mar en la ventana,
el grito negro del aire coagulado, su invisible got got got
te están arrancando de mi vientre.
(Marisol Vera Guerra)
Potessero le rose
Argomentare
l’ingerenza delle ore
e il tuffarsi
nelle tazze di caffè
come zollette amare
senza guizzi
né tonfi goliardici.
Maledette!
cadono sciatte
sui ricami incanutiti
dei letti disfatti
dove spuntano borios
e le spine sul gambo
prescelto di ogni rosa.
(Caterina Reale)
C’è bisogno di suoni frastuoni venti forti e brezze leggere vicoli chiusi strade sterrate mani pulite piccole idee luci soffuse fiori leggeri piume nell’aria spiagge iodate passi montani e un sorriso infinito sotto accesi occhi chiari.
(Elisabetta Malantrucco)
Se extiende mi cuerpo
de mi piel a mi mente,
y en todo momento,
tú estás presente.
Presente en las noches,
que mi cuerpo descansa,
y también en aquellas
que te espera con ansias.
Este cuerpo mío,
en el que habito siempre
bordado en sudores,
palpita al deseo
que tu cuerpo tiemple.
Tu cuerpo y el mío
se funden y abrazan;
así en el estío,
o en la noche helada.
(Silvia Elena Valdés)
Vivo la vita
ricordata della mia bisnonna.
Lei in me amò e deluse,
appese le viscere al vento,
spazzò il pavimento con i capelli.
I suoi piaceri tolsero la polvere dalla cassapanca,
si mise a letto con la mia stirpe.
Io, invece,
viaggerò con valige cariche dei suoi sogni,
sussurrerò all’orecchio
dei suoi amanti,
farò il bagno nell’acqua calda
che lei tanto desiderò,
mi laverò la sua faccia con mani
inschiumate di sapone prezioso,
mi metterò la crema sulle sue gambe
per idratarle dopo questi
cent’anni d’oltretomba,
mi dipingerò le sue unghie di
smalto scarlatto
e andrò a letto con i suoi progenitori.
Verrà il passato e
mi troverà morta
con i capelli sparsi nella polvere
e le dita dei piedi
smaltate di rosso.
E contenta, Dio mio,
contenta.
(Silvia Favaretto)
Mi raccontasse
il vento
delle sue notti
carta carbone
quando la solitudine
fa branco
dentro
nel profondo
e l’anima ulula.
Mi raccontasse
l’allodola
il segreto
del riparo
tra gli snodati tronchi
del silenzio.
La formica
dei suoi fardelli
imbastiti
a punto e croce.
Il ragno
del ribrezzo
e lo scarafaggio
di una arsura
di carezze.
E le cicale
di quando
torneranno
a cantare.
E avrà pace
la muta pena
dello sguardo.
(Manuela Agostinelli)
frutto della sapienza
della seduzione della perdizione
offerto per congiungere
amplesso di saperi senza ombre
ora giace nudo
privato di buccia e semi
afferrato da mani fameliche
masticato e sputato alll’infinito
pretese ricompense senza orgogli
le grandi spacciatrici di mele
costrette a spacciare arance.
(Carmela Panariello Franchini)
Inganni.
Linguaggio. Dell’istinto e della emozione . Della evenienza e della circostanza. Plasmato. Nel rendere sorgiva la vita. Nel soccorrerla. Nel nutrirla.
Poi. Virtù oracolare. Della seduzione. Del lascito. Di pieghe di silenzi. Dove si annida il possibile. O il doveva essere.
Inganni. Qui. Ora. Di donne. Dove. Ogni pensiero. Ha un rovescio. Una rivelazione.
Il salvataggio. Di un ipotetico. Il dubbio. Del germoglio.
(franchini)
La rubrica è da un’idea e a cura di franchini
www.franchiniscripsit.it franchini@franchiniscripsit.it
Partecipano e pubblicano: Manuela Agostinelli, Silvia Favaretto, Marisol Vera Guerra (Massico),Séverine Jouve (Francia) Erica Liffredo, Elisabetta Malantrucco, Stefania Musicò, Carmela Panariello Franchini, Caterina Reale, Lia Romano, Silvia Elena Valdés (Messico)
© 2015 Manuela Agostinelli, Silvia Favaretto, Marisol Vera Guerra, Séverine Jouve, Erica Liffredo, Elisabetta Malantrucco, Stefania Musicò, Carmela Panariello Franchini, Caterina Reale, Lia Romano, Silvia Elena Valdés
Diritti d’autore riservati.
Soltanto ai fini della pubblicazione, in via transitoria, sono ceduti dalle autrici i diritti di utilizzazione economica di pertinenza.
Ne è vietata la pubblicazione, anche parziale, su qualsivoglia supporto, se non preventivamente autorizzata dalle autrici.
logo “inganni” © 2015 Fondazione Franchini


Lascia un commento