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inganni del 18 gennaio 2015 – n. 3

di Carmela Panariello Franchini | 18 Gennaio 2015

INGANNI

 

Avrei voluto mi avessi invitata a cena:

avrei indossato il vestito bello, quello scollato sulla schiena,

quello che mostra il tatoo

ed i tacchi.

Mi sarebbe piaciuta un po’ di mondanità.

Quelle cose che accadono dalle sette di sera in città:

l’aperitivo … andare in giro…

tu senza la borsa ed io con i tacchi.

Scherzare e ridere finalmente.

Lo abbiamo fatto quasi per niente.

La nostra vita troppo piena di tutto.

Storie intersecate tra vivaci scambi.

Ma quel che è accaduto veramente è un segreto della vita,

della sua vitalità.

La vitalità è bella e gioiosa,

due ragazzini in fuga, due compagni di liceo.

Più si invecchia e più si ha voglia di leggerezza.

 

(Lia Romano)

 

 

Courbée sur la chaise de paille, murmurant le désatre des saisons mauvaises, je fixe sur le pavé le gouffre de ma vie s’achevant. Face au néant qui m’aspire, je résiste en vain.

 

(Séverine Jouve)

 

 

…no eres tú, mi dulce amor, no eres tú.

En realidad estoy dando a luz a la mujer.

 

La flor humana es exhibida al centro de la mesa,

completamente desnuda,

sin la eterna sonrisa del Alba: ella permanece afuera,

acicalando su pelaje púrpura, junto a mi madre y mi esposo.

 

El río amniótico adereza la ígnea soledad del cuerpo

–sólo es un cuerpo, no un ser.

La palabra alma es un agujero por donde se fuga el oxígeno.

 

Aquí nada es íntimo.

 

Alguien, como un escualo, hurga entre la claridad y el agua.

Un nombre desconocido me cubre de azul el rostro.

 

Ahora el filo, el denso aroma rojo, los dedos

apretados en el látex, la pezuña eléctrica del mar en la ventana,

el grito negro del aire coagulado, su invisible got got got

 

te están arrancando de mi vientre.

 

(Marisol Vera Guerra)

 

 

Potessero le rose

Argomentare

l’ingerenza delle ore

e il tuffarsi

nelle tazze di caffè

come zollette amare

senza guizzi

né tonfi goliardici.

Maledette!

cadono sciatte

sui ricami incanutiti

dei letti disfatti

dove spuntano borios

e le spine sul gambo

prescelto di ogni rosa.

 

(Caterina Reale)

 

 

C’è bisogno di suoni frastuoni venti forti e brezze leggere vicoli chiusi strade sterrate mani pulite piccole idee luci soffuse fiori leggeri piume nell’aria spiagge iodate passi montani e un sorriso infinito sotto accesi occhi chiari.

 

(Elisabetta Malantrucco)

 

 

Se extiende mi cuerpo

de mi piel a mi mente,

y en todo momento,

tú estás presente.

 

Presente en las noches,

que mi cuerpo descansa,

y también en aquellas

que te espera con ansias.

 

Este cuerpo mío,

en el que habito siempre

bordado en sudores,

palpita al deseo

que tu cuerpo tiemple.

 

Tu cuerpo y el mío

se funden y abrazan;

así en el estío,

o en la noche helada.

 

(Silvia Elena Valdés)

 

 

Vivo la vita

ricordata della mia bisnonna.

Lei in me amò e deluse,

appese le viscere al vento,

spazzò il pavimento con i capelli.

I suoi piaceri tolsero la polvere dalla cassapanca,

si mise a letto con la mia stirpe.

Io, invece,

viaggerò con valige cariche dei suoi sogni,

sussurrerò all’orecchio

dei suoi amanti,

farò il bagno nell’acqua calda

che lei tanto desiderò,

mi laverò la sua faccia con mani

inschiumate di sapone prezioso,

mi metterò la crema sulle sue gambe

per idratarle dopo questi

cent’anni d’oltretomba,

mi dipingerò le sue unghie di

smalto scarlatto

e andrò a letto con i suoi progenitori.

Verrà il passato e

mi troverà morta

con i capelli sparsi nella polvere

e le dita dei piedi

smaltate di rosso.

E contenta, Dio mio,

contenta.

 

(Silvia Favaretto)

 

 

Mi raccontasse

il vento

delle sue notti

carta carbone

quando la solitudine

fa branco

dentro

nel profondo

e l’anima ulula.

Mi raccontasse

l’allodola

il segreto

del riparo

tra gli snodati tronchi

del silenzio.

La formica

dei suoi fardelli

imbastiti

a punto e croce.

Il ragno

del ribrezzo

e lo scarafaggio

di una arsura

di carezze.

E le cicale

di quando

torneranno

a cantare.

E avrà pace

la muta pena

dello sguardo.

 

(Manuela Agostinelli)

 

 

frutto della sapienza

della seduzione della perdizione

offerto per congiungere

amplesso di saperi senza ombre

ora giace nudo

privato di buccia e semi

afferrato da mani fameliche

masticato e sputato alll’infinito

pretese ricompense senza orgogli

le grandi spacciatrici di mele

costrette a spacciare arance.

 

(Carmela Panariello Franchini)

 

 

 

 

Inganni.

Linguaggio. Dell’istinto e della emozione . Della evenienza e della circostanza. Plasmato. Nel rendere sorgiva la vita. Nel soccorrerla. Nel nutrirla.

Poi. Virtù oracolare. Della seduzione. Del lascito. Di pieghe di silenzi. Dove si annida il possibile. O il doveva essere.

Inganni. Qui. Ora. Di donne. Dove. Ogni pensiero. Ha un rovescio. Una rivelazione.

Il salvataggio. Di un ipotetico. Il dubbio. Del germoglio.

(franchini)

 

 

La rubrica è da un’idea e a cura di franchini

www.franchiniscripsit.it franchini@franchiniscripsit.it

 

 

Partecipano e pubblicano: Manuela Agostinelli, Silvia Favaretto,   Marisol Vera Guerra (Massico),Séverine Jouve (Francia) Erica Liffredo, Elisabetta Malantrucco, Stefania Musicò, Carmela Panariello Franchini, Caterina Reale, Lia Romano, Silvia Elena Valdés (Messico)

 

© 2015 Manuela Agostinelli, Silvia Favaretto,   Marisol Vera Guerra, Séverine Jouve, Erica Liffredo, Elisabetta Malantrucco, Stefania Musicò, Carmela Panariello Franchini, Caterina Reale, Lia Romano, Silvia Elena Valdés

 

Diritti d’autore riservati.

Soltanto ai fini della pubblicazione, in via transitoria, sono ceduti dalle autrici i diritti di utilizzazione economica di pertinenza.

Ne è vietata la pubblicazione, anche parziale, su qualsivoglia supporto, se non preventivamente autorizzata dalle autrici.

 

logo “inganni” © 2015 Fondazione Franchini

Pubblicato in : Primo piano

Info Carmela Panariello Franchini

Carmela Panariello Franchini è avvocato civilista del Foro di Napoli. Lettrice attenta della società e del costume, che tende a decodificare perchè la verità è sempre altrove.

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