L’agosto dell’anno del centenario della Grande Guerra non è stato troppo bollente per il clima ma per la guerra. L’Italia neanche si accorge di esserne circondata: Libia, Egitto, Israele, Gaza, Siria, Iraq, Mar Nero, Ucraina.
Una anziana donna indica per strada, la voce mozzata dalla paura e dal ribrezzo, il corpo di un uomo il cui busto è spappolato per terra in grumi di sangue e ossa. Accorre un’altra donna presso il cadavere e scoppia in urla strazianti. Ha riconosciuto il marito. Dalle scarpe. Scene ordinarie nell’Ucraina orientale dove infuria la battaglia tra le forze legittimiste ucraine e quelle ribelli filorusse. Le ultime notizie del pomeriggio del 10 agosto, registrano la nota dei ribelli sulla distruzione di 3 carri armati e di decine di mezzi militari blindati ucraini. Le forze separatiste sono comunque schiacciate al confine tra la terra del carbone di Donetsk ed il sobborgo periferico di Gorlovka, zona mineraria e di industria chimica. La scena su descritta è stata trasmessa dalla Bbc, daGorlovska; un video che la Rai ed i media italiani non solo non trasmetterebbero ma di cui non vorrebbero neanche avere né dare notizia. L’agosto dell’anno del centenario della Grande Guerra non è stato troppo bollente per il clima ma per la guerra. L’Italia neanche si accorge di esserne circondata: Libia, Egitto, Israele, Gaza, Siria, Iraq, Mar Nero, Ucraina. Un muro di fuoco all’ombra del quale si discute del sesso di riforme tanto declamate quanto di poco peso. Non fosse per l’incremento degli sbarchi degli immigrati e per i pericoli che stanno correndo connazionali in fuga o sequestrati, gli italiani non si accorgerebbero di essere circondati da guerre. E’ guerra, tutta guerra intorno a loro. Il Paese non vuole né avvedersene, né ricordarlo, né riconoscerlo, dato che ha lasciato la responsabilità militare ad altri, che peraltro decidono e dispongono nelle guerre in corso anche di risorse, persone e materiali italiani. La deresponsabilizzazione è piena anche sul piano mediatico. L’attenzione alla Siria, alle sue popolazioni civili, ai bambini è stata massima fin tanto che si trattava di dipingere il presidente siriano Assad come un mostro all’iprite, un nuovo Hussein da travolgere con una necessaria occupazione. Ora l’attenzione non c’è più. Come d’incanto, non ci sono più bambini senza braccia, storpiati, sfregiati, morti. I media anglosassoni ne parlano meno e quelli italiani smettono del tutto. Si è capito che dopo 3 anni e mezzo, il putsch anti-Assad è fallito, ed il presidente, riconfermato tale, vittorioso sulla prima ondata dei ribelli si deve battere con i califfisti dell’Isis che hanno occupato un pezzo di territorio siriano. Assad da mostro è diventato un buono che si batte a terra sullo stesso fronte dei bombardamenti chirurghici Usa anti Isis. I bambini dei fondamentalisti, sventrati o meno, non saranno mai oggetto di campagne umanitarie. In Ucraina orientale i razzi sfondano le case, decimano la popolazione di ogni età. Gli slavi però hanno la pelle dura e soprattutto orgogliosamente sono decisi a risolvere le loro cose da sé. Il risultato è che per loro l’Occidente non ha pietà. Anche gli ex comunisti ed eredi, timorosi di apparire troppo morbidi, tirano diritto. Secondo l’Ukrainska Pravda, l’ultima battaglia ha fatto 30 civili morti di cui due bambini, caduti sotto il bombardamento dell’aviazione del proprio paese. Sconfitti in un primo tempo negli attacchi diretti, gli ucraini sono passati ad usare cannoni e bombardamenti, che stanno dimostrando efficacia, anche se al prezo di una carneficina. I filorussi, per rallentare l’avanzata dell’esercito di Kiev, fanno saltare ponti e strade. Altri danni e altri morti. Sull’argomento i media italiani ripeteranno le parole sanzioni, guerra commerciale, associazione europea. Quando si tratta di slavi, non contano argomenti futili come i nomi e gli occhi dei bambini morti, le urla delle madri, i civili storpiati o sventrati. E la libertà di stampa non corre rischi se muiono reporter nel conflitto, come i tre russi della scorsa settimana. E’ facile capire perché. Gli americani non vogliono discriminazione antinegra per la loro storia interna. Invece approvano quella antislava; oggi più che mai dato che il pericolo slavo è tormato a pieno titolo. Ed i nostri media si allineano a pappagallo, senza avvedersi di vivere in un contesto geostrategico che non è quello di New York. Se il possible futuro presidente del calcio italiano avese parlato di russi ubriaconi, non ci sarebbe stato alcun can can. Lo stesso distaco new age nutrito dagli scoloriti media verso gli slavi, vale anche per i cristiani non europei, falcidiati per ora in Libia, in Siria, in Iraq, tra cui una giornalista cristiana siriana. La lacrimuccia e le relative bombe sono scattate solo quando i fondamentalisti hanno invaso la terra dei curdi. Per loro incomprensibili ragioni, gli yankee adorano kossavari, bosniaci e kurdi ed intervengono sempre in loro difesa. Per i cattolici sono rimasti fermi al film L’esorcista, nel senso che lasciano che Dio ed il diavolo concludano le cose tra d loro. Mentre i nostri fuggono e tutte le ambasciate, tranne la nostra, chiudono, inutile dire quanti bambini libici siano in questi giorni di guerra civile alla mercè di violenza e sevizie. Anche qui lo sguardo, la commozione, l’interesse latitano. Tutti, compresi gli anglosassoni, pensano che era meglio Gheddafi, ma è troppo tardi. Allora, meglio non palarne. E arriviamo all’altare della videoripresa del bimbo da consolare, quello palestinese. Qui sì che si può, si vuole, si deve, riprendere, resocontare lacrime, ferite, squarci, occhi dei bambini vittime della guerra. L’attenzione mediatica è mondiale e quindi doverosa, anche se ripetitiva. I palestinesi che ancora votano il partito del martirio Hamas meritano attenzione, anche se colpiscono per il gusto di essere massacrati dalle risposte israeliane. Espongono ai colpi i bambini, così da poterli piangere sotto le TV, senza che i media li dichiarino padri e madri snaturati. Anche il Vaticano chiede pietà per “i bambini cui si toglie il futuro, il sorriso, bambini morti, feriti, orfani, che giocano sui residui bellici” L’appello corre sulle riprese da Gaza. E’ difficile associarle a bambini biondi dagli occhi azzurri, a quelli oblunghi dai nasi bizantini, anch’essi morti, feriti, orfani, di cui non sapremo mai neanche un nome. L’Italia è leader nella produzione bellica e nell’invio di propri militari nei ranghi Onu. E’ immersa nella guerra fino al collo, e ne è circondata. Si illude di essere pacifista solo perché chiude gli occhi e obbedendo ad interessi altrui, si commuove per una lontana donna a rischio lapidazione e per i bimbi di Gaza: Non piange i bimbi di Aleppo, di Donetzk, di Tripoli. Non piange i bimbi cristiani, europei e bianchi. Il suo è un razzismo incredibile e imperdonabile fatto contro il proprio sangue, la propria carne, la propria storia e la propria geografia. Da oggi non deve interessare nessun problema di razzismo tra popoli africani, asiatici e americani. Troppo lontani. A noi devono interessare i nostri bambini, cristiani, europei, mediorientali, bianchi. Agli altri, penseranno gli altri con i loro eserciti come già fanno benissimo. Cominciamo con il togliere dalle pubblicità i volti di chi non rientra nel mondo reale che viviamo.

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