
Ieri, in Italia, è definitivamente morta l’idea di partito inteso come lobbie sociale, come interesse di parte, come logica di frammentazione. Ieri, il partito di Renzi (che solo formalmente si chiama PD e solo accidentamente assume la faccia rotonda del boy scout di Rignano sull’Arno) ha raccolto i consenso di tutte le fasce sociali. Un coro di “si” unito dalla volontà di ripartire insieme. Questo oggi è il partito di Renzi: l’opposto di quello minacciato da Grillo e, per altro conto, di quello “abusato” da Berlusconi.
La crisi ha “imposto” la consapevolezza e l’urgenza dell’unità.
In un’elezione proporzionale: terreno proficuo per la frammentazione, le divisioni, i distinguo, il popolo italiano ha espresso un’inedita volontà di compattezza nella concretezza.
Una lezione forte di cui la politica italiana – troppo spesso con la “p” minuscola – aveva grande bisogno!

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