La prossima strage di posti di lavoro sarà nei supermercati di ogni genere e specie, che già han fatto strage del commercio al minuto, per lo meno di quello non specializzato.

Poi è stata la volta di smaltire l’esercito delle poste, visto che nessuno manda più lettere: il metodo è stato lo stesso, tra le conseguenze politiche meno importanti il fatto che Marini ,signore dei postini, non riesce più a farsi eleggere da nessuna parte…
Un articolo dell’Observer (autrice Carole Cadwalladr, che si è fatta assumere come precaria in un magazzino di Amazon) fa riflettere che grazie all’ottimizzazione della logistica e dell’uso dei siti Internet, la prossima strage di posti di lavoro sarà nei supermercati di ogni genere e specie, che già han fatto strage del commercio al minuto, per lo meno di quello non specializzato (meno colpito quello ambulante, che in fondo è un tipo di specializzazione). Per ora, Amazon non tratta gli alimentari, ma dati i tempi strepitosamente brevi di consegna e il basso costo pro capite delle consegne, il prossimo passo sarà quello della spesa a domicilio. Non tutti possono permettersi l’auto, che in troppi paesi è diventata uno strumento di crescente prelievo fiscale, e comunque andare da soli in un supermercato porta via tempo, è piuttosto frustrante e ti porta sempre ad acquistare più cose di quelle che servono.
Amazon si avvia a superare i 100.000 dipendenti nel mondo, in crescita accelerata da un anno all’altro, che riescono, grazie al perfezionamento delle tecniche di lavorazione, a servire un un fatturato pro capite crescente: si parla di 14 dipendenti ogni 10 milioni di fatturato, contro una media di 47 per altre catene di spedizione prodotti esistenti in Gran Bretagna, dove ci sono oggi 21.000 dipendenti Amazon, quasi tutti nelle regioni depresse dalla chiusura delle miniere di carbone, dove vi sono incentivi per costruire nuovi capannoni, e si tollerano comportamenti fiscali di vera e propria evasione: su un fatturato di 4,2 miliardi di sterline, Amazon ha pagato in gran Bretagna solo 3,2 milioni di imposte, e la sede legale dei suoi stabilimenti è in Lussemburgo. Naturalmente, i 21.000 dipendenti non hanno sindacato, anche perchè la grande maggioranza di loro non sono dipendenti di Amazon, ma di agenzie interinali che li assumono come precari alla tariffa oraria minima consentita.
Eppure, rispetto alla tradizionale catena di montaggio, tutelata da anni di trattative sindacali, si tratta di un lavoro più qualificato (bisogna leggere velocemente etichette in tutte le lingue, girare per gli scaffali alla ricerca del materiale ordinato, estrarlo dalla confezione del fornitore e impacchettarlo secondo le dimensioni nelle tipiche confezioni Amazon) e più faticoso , perchè non solo si sta in piedi, con pochissime pause, per 10 ore e più, ma si cammina moltissimo. I
Insomma, leggendo di queste condizioni di lavoro, i nostri siderali dibattiti sull’articolo 18 ricordano le discussioni dell’impero di Bisanzio sui dogmi trinitari e sul culto delle icone mentre l’impero veniva fatto a fette, prima dai barbari poi dai maomettani.
Eppure, si tratta di un lavoro che va svolto in Occidente, da manodopera occidentale, perchè è in occidente che stanno i clienti, e perchè bisogna saper leggere velocemente migliaia di etichette diverse quasi tutte in inglese. E’ troppo chiedersi perchè i sindacati non abbiano approfittato delle strutture messe a loro disposizione dall’Unione europea per discutere di questi problemi e delineare una linea comune?
Perchè invece, se si guarda la tabella delle quotazioni delle azioni Amazon, si vede che gli investitori di tutto il mondo si sono organizzati per valutare in anticipo la possibilità di guadagni futuri…
Si potrebbero fare molte altre considerazioni, ma non voglio appesantirvi: vi assicuro però che nelle borse di New York e Londra i si scandisce “uno, cento, mille Amazon”, e infatti stanno crescendo.
Nota: Il testo completo dell’articolo che sto commentando lo trovate su http://techgenius.it/108919/gli-schiavi-di-Babbo-Natale

Lascia un commento