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Un discutibile Premio Nobel per la pace

di Roberto Riviello | 8 Settembre 2013

Alfred Nobel non avrebbe mai immaginato che  ad essere premiati per la pace grazie a lui, sarebbero stati un politico palestinese sostenitore del terrorismo e, in seguito, un presidente americano pacifista solo a parole

obamaQuando nel novembre 2008 Obama divenne il 44° presidente degli Stati Uniti, il mondo intero, non solo il popolo americano, si aspettava che avrebbe operato secondo il programma da lui sbandierato in campagna elettorale, il quale aveva tra i punti principali il disimpegno rapido dal Medio Oriente, ovvero la exit strategy. Ne erano tutti così convinti che persino a Stoccolma si affrettarono ad assegnargli, pochi mesi dopo la sua elezione, il prestigioso Premio Nobel per la pace con la seguente motivazione: per i suoi sforzi straordinari volti a rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli.

Sappiamo bene cosa poi successe: la guerra in Iraq non finì subito, le truppe in Afghanistan furono aumentate per fronteggiare i talebani sempre più agguerriti e vennero persino mantenute alcune leggi speciali della precedente amministrazione come il “patriot act”. Neppure il carcere di Guantanamo fu chiuso con l’ arrivo del presidente democratico.

Praticamente quel Premio Nobel gli era stato assegnato preventivamente, quasi sulla fiducia che l’ immagine dell’ Obama progressista e pacifista irradiava come fosse l’aureola di un santo. Vero è che nel corso degli anni seguenti il presidente ha poi mantenuto fede alla linea del disimpegno americano in Medio Oriente, ritirando le truppe prima dall’ Iraq e poi, gradualmente, dall’ Afghanistan che già nel 2014 sarà completamente riconsegnato agli afghani (ma non ai talebani, almeno così si spera). Insomma, l’ immagine del presidente pacifista si era ormai ricomposta e sicuramente il comitato del Premio non poteva che esserne soddisfatto.

Ma il diavolo fa le pentole e non i coperchi…. e così Obama, circa un anno fa, si è lasciato sfuggire una frase che era anche una promessa: se il dittatore Assad avesse superato la “linea rossa” usando le armi chimiche contro i civili, a quel punto gli USA sarebbero necessariamente intervenuti.

E ci risiamo. Assad ha molto probabilmente gassato un intero quartiere di ribelli uccidendo un migliaio di persone tra cui decine di bambini e, sull’onda dell’indignazione mondiale, il presidente americano ha dato ordine alle corazzate di schierarsi di fronte alla Siria e di armare i missili. Di conseguenza il dittatore e i suoi alleati iraniani hanno minacciato pesanti ritorsioni contro Israele, che in questo caso si vedrà costretto a reagire. Mentre scriviamo l’ attacco punitivo contro l’ esercito siriano non è ancora iniziato, ma potrebbe partire nei prossimi giorni. Nonostante l’accorato appello alla pace di papa Francesco che ha proclamato per sabato 7 una giornata mondiale di digiuno e di preghiera, e ha anche intrapreso una vera e propria iniziativa diplomatica.

Dovesse scoppiare nei prossimi giorni una guerra con uno scenario ben più vasto della Siria, la responsabilità sarebbe, dunque, tutta del Premio Nobel per la pace Barack Obama.

Ad onore del vero, bisogna dire che questa non sarebbe la prima svista del comitato del Premio. Se si torna indietro negli anni, troviamo nel 1994 un incomprensibile Nobel per la pace persino a Yasser Arafat, il leader palestinese che fece fallire i trattati di pace con Israele a Camp David e che, soprattutto, fu difensore di spietati atti terroristici, come la strage alle Olimpiadi di Monaco nel 1972.

Evidentemente nella storia del Premio non sempre l’ onoreficenza e il relativo assegno sono stati elargiti a ragion veduta. Di sicuro Alfred Nobel, lo scienziato che nel 1867 inventò la dinamite e poi divenne un filantropo quasi per farsi perdonare, non avrebbe mai immaginato che un giorno, ad essere premiati per la pace grazie a lui, sarebbero stati un politico palestinese sostenitore del terrorismo e, in seguito, un presidente americano pacifista solo a parole.

Pubblicato in : Primo piano

Info Roberto Riviello

Insegnante, si è laureato in Filosofia nell’Università di Firenze nel 1978, risiede nel Valdarno fiorentino. Commenta la politica italiana su Pensalibero.it e scrive racconti per radio poi diventati sceneggiati e testi teatrali messi in scena come regista. Ha al suo attivo anche un film sulla vita di un grande poeta toscano poi finito in manicomio. Trascorre il suo tempo libero passeggiando in campagna. È appassionato di storia, arte e cucina.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Alberto Lopez

    14 Settembre 2013 alle 13:46

    Vorrei osservare che Obama fu insignito del Nobel per premiare il netto cambiamento di paradigma rispetto alle deliranti quanto pericolose ambizioni di voler costiutire il nuovo ordine mondiale da parte dell’amministrazione Bush con il sostegno delle compagnie petrolifere e dell’industria bellica americana (che non poco hanno avuto responsabilità sull’attuale crisi finanziaria ed economica).
    La preveggenza, d’altra parte, non è nelle disponibilità nemmeno del comitato svedese.
    Siamo poi così sicuri che trattare la Siria come i Sudeti non possa portare a guerre peggiori? Hitler, si è saputo poi, che all’epoca non aveva ancora un esercito capace di opporsi validamente ad un intervento franco-britannico. E vogliamo ricordare che le due peggiori guerre della storia dell’umanità sono scaturite proprio quando gli Stati Uniti avevano optato per il disimpegno internazionale?

    Rispondi

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