I surfisti governativi hanno deciso di non decidere, cavalcando l’onda del cambiamento che verrà – proprio come la primavera, non pervenuta – ed intanto dandosi un accattivante tocco vintage.

Sì, è vero, da uno come Letta – Enrico – non ti aspetti suggestioni immaginifiche da surfista californiano, chè ha più il phisique du role del secchione del primo banco, il cocco dei professori che però cerca di sdoganarsi dall’antipatia congenita suggerendo ai compagni in difficoltà, piuttosto che l’aura sfrontata e maledettamente sexy del cavaliere della tavola da surf sempre in cerca dell’onda perfetta, ma non si può pretendere di avere tutto, e noi dobbiamo accontentarci di aver trovato la via italiana al superamento delle stagioni. Potrebbe piovere per sempre, oppure per anni come a Macondo, ma noi si va di surf e non ci ferma nessuno.
Per esempio. Siamo stati anni a sentirci ripetere che non si poteva cambiare la legge elettorale – Dio ne guardi, e ce ne scampi – perchè ciò avrebbe comportato, di conseguenza, un necessario ripensamento dell’intero asse istituzionale, cosa impensabile secondo tutti i guardiani della Costituzione, “la più bella del mondo” e dunque intoccabile. E guai a chiedere come tanta bellezza avesse potuto partorire un mostro come il Porcellum, c’era da beccarsi una serie di graziosi epiteti, tutti sinonimi compresi tra ‘ignorante’ e ‘fascista’, chè questa è la sorte che tocca, di solito, ai riformisti nel nostro paese.
Ma l’onda – dell’antipolitica, della crisi, della stanchezza di un popolo tutto – è arrivata con le elezioni, e dunque ecco i surfisti pronti a cavalcarla improvvisandosi di colpo emeriti costituzionalisti, pronti a spiegarci che prima si deve cambiare l’asse istituzionale e dopo, solo dopo, molto dopo, la legge elettorale – e perbacco, siamo persone serie noi, studiosi di prim’ordine, gente che sa e che in un lampo discetta di semipresidenzialismi e doppi turni anche mentre mangia i cereali a colazione, mica come quelli – la sottoscritta, per esempio – che per parlare di queste cose negli ultimi vent’anni hanno dovuto riscoprire il sapore acre delle riunioni carbonare e del veto ideologico a prescindere.
Dunque, i surfisti governativi hanno deciso di non decidere, cavalcando l’onda del cambiamento che verrà – proprio come la primavera, non pervenuta – ed intanto dandosi un accattivante tocco vintage con la conferma di un vecchio detto popolare: del Porcellum non si butta via nulla, basta un ritocchino per garantirsi la paralisi tripolare a vita, e dunque via verso nuove avventure di rendite di potere garantite, intanto che si passeranno altri trenta o quaranta anni a discutere di sistemi alternativi e riforme prossime venture.
Poi ci sarebbe la questione del finanziamento pubblico ai partiti. Quello che avevamo abolito con un referendum meritorio promosso dai radicali e che prontamente era stato reintrodotto con un repentino cambio di nome ed un provvidenziale aumento degli importi. Ora, qualche mese fa, e precisamente l’autunno scorso, la situazione era la seguente: primarie del centrosinistra, Renzi mette l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti tra gli obbiettivi primari del suo programma – coerentemente con quanto diceva da anni, precisamente dalla prima Leopolda, con buona pace di Grillo che finge di ignorarlo – mentre il Pd come un sol uomo si schiera con Bersani e tromboneggia sulla tutela della democrazia garantita dal denaro pubblico, e Berlusconi sentenzia “non accetteremo mai l’abolizione del finanziamento pubblico, sarebbe la fine dei partiti”.
Poi, arriva l’onda – sempre quella, dell’antipolitica, della crisi, della stanchezza di un popolo tutto – ed il governo dei surfisti approva l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, così che Brunetta esulta “è una vittoria del Pdl, l’abbiamo sempre chiesto noi” e gli esponenti del Pd, sempre come un sol uomo, giurano che era proprio il sogno che coltivavano fin da bambini. Walter, ti ricordi quando giocavamo a celo- manca con le figurine Panini che ci regalavi insieme all’Unità, ed intanto dicevamo: da grande voglio abolire il finanziamento pubblico ai partiti?! Eravamo piccoli ma già guardavamo lontano. Sempre stati dalla parte giusta noi – quella che ci conviene.
Il risultato è questo: abbiamo invocato una stagione riformista, ci è toccata una stagione trasformista. E se non vi piace, attaccatevi al surf.

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