
(Felice Besostri, Circolo Rosselli) <Ci sono conclusioni che si possono trarre dalle parole di Shauble: per intanto quella di avere una politica industriale e di non soggiacere alla demagogia. Per esempio l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, che in Germania c’è, convincerebbe ancora di più Schauble che i nostri politici sono imbelli, cioè non hanno carattere. Secondo, essere capaci di tagliare selettivamente con equità, riducendo le disuguaglianze, invece di fare macelleria sociale. Sulla mancanza di una politica industriale ha ragione, anzi abbiamo venduto aziende strategiche ed anche nel settore tipicamente italiano della moda e dell’artigianato di alto livello. I gruppi del lusso stanno comprando i marchi italiani. Non parliamo poi dell’agroalimentare, cui saremmo naturalmente vocati>
(Salvatore Bragantini, Corriere) C’è da restare sbalorditi: qualunque studente del primo anno di economia lo sa. In un Paese in recessione, i tassi d’interesse devono essere inferiori, non superiori, a quelli di uno in sviluppo. Eppure Weidmann (governatore della banca centrale tedesca) arriva a dire il contrario; è giusto che le nostre imprese paghino il denaro (in un Paese in dura e prolungata recessione) ben più che in una Germania in crescita. È arduo, davanti a simili parole, continuare a non vedere del metodo in tale follia.
(Gennaro Autuori, Circolo Rosselli) Schauble dice la verità: ma è una mezza verità, il modo più subdolo per raccontare una menzogna. In realtà ai tedeschi, e non solo a loro, fa comodo l’assenza di una politica industriale della seconda industria manifatturiera d’Europa. Quindi, mentre ci accusano per colpe sacrosantamente vere, avallano regole/canoni economici, che mantengano il colpevole/coglione il più a lungo possibile nello stato per essi desiderabile: quello attuale. In sociologia viene definita – profezia che si auto/adempie – che, volgarizzato sarebbe: mettere un cretino nelle condizioni di farsi del male da solo. Ovvero le verità di Schauble mascherano le disinvolte teorie economico-monetarie di Weidemann; loro sì, che sanno fare politica nazionale.

Di grazia, mi spiegate in cosa consiste la “politica industriale”, espressione rotonda ma dal significato inafferrabile?