Molti errori da luogocomunismi c’erano anche una volta, ma senza rete e senza social, sembravano più ridotti nelle soavi pagine dei quotidiano al profumo di stampa fresca.

Altri brutti esempi: “acceso dibattito” e “brutta cicatrice”. Dimmi te quando abbiamo mai sentito che un dibattito era “spento” e quando mai una cicatrice era “bella”. Meravigliosa cicatrice sul volto della giovane aggredita.. Questa sì sarebbe una notizia. Il consiglio regionale si riunisce “presso” l’aula consiliare. Presso? Apud? Si, in anticamera!. Magari “in” aula. Sembra marginale ma è il sintomo di una distrazione della lingua. Il problema di noialtri, che ci ostiniamo a raccontare dei fatti, è proprio questo: scansare il luogo comune, evitare la trappola del motto, della frase, dello slogan standard. La frase fatta è il nostro nemico. Formiamo straordinari operatori dell’informazione (come va di moda chiamare ora giornalisti) su diritto, sociologia, storia, tecniche di ripresa, tecniche di montaggio, stili di analisi, antropologia criminale, economia, pubblicità e via dicendo e spesso ci dimentichiamo che andrebbero insegnate anche le frasi che fanno e non fanno giornalismo. Produciamo e coccoliamo autori che si vantano di mettere in fila soggetto, predicato, complemento oggetto, qualche complemento di specificazione che magari rispettano pure la grammatica ma a ben leggere o a ben ascoltare non suonano alcuna emozione, nessuna trepidazione. Parole morte. Anche quando ci mettiamo lì a descrivere un mondo che ha i suoi colori autonomi e ben vivaci rischiamo di cadere nella trappola della marmellata o della macedonia: tiriamo fuori vocaboli che magari scritti un libro stanno anche bene ma in un pezzo televisivo non si capiscono proprio. La semplicità e la schiettezza sono davvero un trampolino fondamentale per la libertà della notizia. Spesso le cose che accadono, che chiamiamo cronache, sono molto più semplici di come le raccontiamo, complicandole. Mettiamo orpelli e chiose a un fatto o a una vicenda che sovente nemmeno i protagonisti avevano pensato di vivere o rappresentare così come poi se la vedono scritta sul giornale o montata in tv. . Strana gente noi giornalisti. A volte anche più complicati dei politici, che è tutto dire.

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