Il nuovo protocollo di Kyoto, fase due, lanciato a Doha, raccoglie meno del 20% delle emissioni globali e dunque e’ assolutamente marginale.

“ Alla fine – ha detto il nostro ministro dell’ambiente, Clini -il carico di responsabilita’ rimane solo sulle spalle dell’Europa”.
Il protocollo di Kyoto, ha spiegato il ministro, “e’ entrato in vigore quando e’ stato sottoscritto da un gruppo di Paesi industrializzati che rappresentavano almeno il 50% delle emissioni globali. Nel 2006, dunque, il protocollo e’ entrato in vigore perche’ ha aderito la Russia”. Ora il nuovo protocollo di Kyoto, fase due, “che lanciamo a Doha, al momento raccoglie meno del 20% delle emissioni globali e dunque e’ assolutamente marginale della rappresentazione di tutte le emissioni. E questo avviene perche’ le altre economie come Russia, Canada, Giappone e Stati Uniti non ne fanno parte”.
Parole chiare di assoluto sconforto. Il motivo è semplice: le emissioni dell’Unione europea sono oggi il 14% di quelle globali. Se si vuole proteggere il clima e ridurre le emissioni del 50% c’è bisogno di Cina, Stati Uniti, Canada, Russia, Giappone e delle altre economie. Invece, a parte Svizzera, Norvegia e Australia, che hanno manifestato intenti analoghi a quelli dell’Unione europea, dai principali Paesi industrializzati sono giunte risposte deludenti o evasive.
In questo contesto, come ha sottolineato Clini, è chiaro che ”la soluzione che noi troviamo e’ precaria ed e’ sostanzialmente condizionata dalla possibilita’ che nell’arco dei prossimi 2-3 anni ci sia la partecipazione di altri Paesi”. ”Se gli altri Paesi non daranno segnali – aggiunge Clini – l’impegno europeo dovra’ essere riconsiderato”.
Dunque, a Doha risultati scarsi e per giunta precari. C’è il rischio, tra due tre anni, di un allineamento al peggio e non al meglio!

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