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Milenkovich: un genio di simpatia e un caffè doppio

di Enrico Martelloni | 2 Dicembre 2012

Al secondo appuntamento con il concerto della Camerata di Prato, venerdì 30 novembre Stefan Milenkovich ha destato ammirazione e simpatia: uno spettacolo nello spettacolo, una performance oltre l’esecuzione eccellente del concerto nr.2 di Niccolò Paganini con il celebre rondò “la campanella”.  Non solo il virtuosismo del terzo movimento, ma gli eccellenti bis presentati dal Serbo, concessi come di rito nei teatri italiani, hanno attratto il pubblico; chiudendo con una Giga di Bach e un siparietto buffo, da ragazzo emozionato. Pareva quasi indifeso ed impreparato davanti a tanti applausi, come non ne avesse ricevuti mai nella sua già lunga carriera. La bella serata di musica, si è aperta con il “Barbiere di Siviglia” di Rossini. La sinfonia, prologo dell’opera comica, ha scaldato, per così dire, i muscoli dell’orchestra, nello strepitoso crescendo che l’ha resa celebre.  Parrebbe una sciocchezza ascoltandola dall’orchestra della Camerata, quasi fosse eseguita come una formalità, un intermezzo musicale nell’attesa del virtuoso violinista. Invece, la simpatia, l’agilità dell’ouverture, trova sempre nuovi spunti per sorprendere, per dire “ Ah…ecco qui, sì…” mentre ti soffermi sulla sfumatura di uno o dell’altro strumento protagonista; pregio dell’elegante bacchetta del direttore Daniele Giorgi, merito di un gruppo ben amalgamato d’interpreti. In origine queste pagine di musica non furono scritte per il “Barbiere” ma per l’Aureliano in Palmira del 1813 e poi sfruttate per Elisabetta regina d’Inghilterra, entrambe opere serie. L’adattamento al capolavoro comico venne in seguito al fiasco che l’opera ricevette a Roma, al teatro Argentina, nel febbraio del 1820 ed eseguita a Bologna per la prima volta. Alla sinfonia rossiniana è seguito il concerto nr. 2 in si min. con campanello obbligato. Paganini, che il compositore Pesarese stimava contraccambiato, lo aveva scritto nel 1826 ed eseguito a Firenze per la prima volta al teatro “la pergola” nel giugno 1827. Dopo l’allegro maestoso dell’apertura del primo movimento finalmente il solista Milenkovich introduce il suo violino col primo tema appassionato, seguito da uno successivo dopo una breve azione del tutti, più morbido e cantabile ed in fine con variazioni che chiudono il primo movimento. Se l’adagio è breve, melodico, il Rondò ha l’efficacia del funambolo, della brillantezza, del carattere di Paganini espresso dall’interprete in scioltezza e grande efficacia.  Non c’era bisogno del caffè doppio come scherzosamente aveva accennato Milenkovich prima dei suoi pregevoli bis quasi per schernire la sua pregevole arte.  La seconda parte del programma chiude la serata con la sinfonia nr. 3 di Schumann, detta “Renana” concepita in cinque tempi invece dei quattro tipici. E’ una composizione sinfonica profondamente romantica, splendida e d’ampio respiro nel primo tempo, ariosa ma con sottile senso di disperazione quasi ricercato che nei tempi successivi ove procede e si sviluppa per argomenti e motivi di lied fino al vivace del quinto movimento dove s’apre alla speranza, finalmente ritrovata. Il Reno, il fiume maestoso descritto da Heine, poeta prediletto di Schumann che attraversa Dusseldorf e Colonia, pare scivolare nella descrizione del musicista, via tra gli effluvi e la bruma, silente e grave. Il compositore vi si getterà ormai sfinito dalla follia per tentare il suicidio, nel 1854. Schumann morirà non molto tempo dopo questo episodio nella clinica psichiatrica di Endenich. Dalla sala un lungo applauso ha riconosciuto il merito di questa serata al direttore e all’orchestra, nelle prime parti, e a tutta l’ensemble.

Pubblicato in : Musica

Info Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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