Fra le forze politiche nate sulle macerie della prima repubblica l’IDV è stata sicuramente la peggiore.

Finita tangentopoli – o meglio il periodo giudiziario dell’inquisizione dei santoni milanesi – Di Pietro si è guardato attorno e ha deciso di essere nato per l’attività politica (come Berlusconi e altra roba del genere). E con chi ha avuto interessanti scambi di vedute? Con Lui, il brianzolo, il plurimiliardario, il ricco dei ricchi, il grande Silvio. Con questi e non con altri ha avuto solidi contatti il Nostro eroe.
Doveva fare subito il ministro (interni o giustizia). Ma né lui né il patron di Arcore avevano fatto i conti con l’Uomo del Quirinale, clericale di ultradestra che piaceva però ai radicali di Pannella (esattamente come a costui piace oggi il noto Grillo) e allo stesso Craxi. L’Inquilino del Quirinale – tutto chiesa e potere terreno – non aveva alcuna simpatia per Berlusconi ed era in contatto molto stretto con la nota Procura e con gli ambienti conservatori del Vaticano. Bloccò di fatto immediatamente la nomina in pectore del Di Pietro e tutto finì li.
Poco dopo il molisano fu avvicinato da quell’esemplare di comunista presuntuoso e benestante , figlio d’arte, che a quei tempi contava moltissimo nell’apparato del partito ( pds, ds, e via dicendo) che lo condusse in un appartamento di Roma Testaccio, rione popolare ma pieno di ricchi proprietari di case, dove fra abbracci fraterni nacque la gloriosa candidatura del molisano nel più sicuro collegio comunista della provincia di Firenze, zona geografica resa nota agli italiani dai famosi delitti del Mugello.
E così il Nostro diventò deputato con una votazione di dimensione bulgare, umiliando due altri candidati che provenivano dal defunto PCI, Ferrara e Curzi. Il deputato Di Pietro divenne ministro ma una improvvida comunicazione giudiziaria lo indusse alle precoci dimissioni.
In realtà Di Pietro non era fatto per militare in un partito. E così pensò bene di farsene uno proprio cui diede il nome – più che mai degno di riflessione – di Italia dei Valori. Raccolse nomi di qua e di là – dalla compagna del Nobel Fo a Orlando, già dc poi leader di un minuscolo partito La rete senza fortuna,- alcuni più o meno noti personaggi dell’estremismo rosso fra cui un certo Pardi, per finire al grande magistrato De Magistris, l’attuale Sindaco di Napoli che tutto il mondo – come è risaputo – ci invidia.
Ma l’IdV (era ed è tuttora)soprattutto nota per le due energiche signore che, di fatto, dirigono , assieme a lui, il partitino. Qualche disavventura con un figlio, continua e furibonda lotta contro il congiuntivo, crescenti malumori e screzi con i notabili del partito sino alla disavventura del cognato Cimadoro. E’ bastata una trasmissione della Gabanelli – con i controfiocchi come sempre – a mandare in tilt l’ex magistrato, l’ex poliziotto, l’ex di tante cose. Non mi sembra quel gran leone che diceva di essere. E’ cominciato un lungo inverno per Tonino e la sua corte ( un inverno italiano non siberiano). Per ora. In realtà la nota giornalista ha messo in piazza alcune cose non proprio brillanti sui conti finanziari ed economici dell’IdV. E’ scoppiato l’inferno nel partito ma sono stati sufficienti pochi giorni per ridare forza e volontà guerresca al Fondatore e alle due donne di acciaio che lo aiutano. E’ partita la controffensiva. Via i traditori ( la solita solfa dei politicanti che stanno perdendo il poter) e avanti come prima. Anzi meglio di prima. Tutti con Grillo, afferma il molisano,e chi non ci sta se ne vada.
Certo il partitino è in profonda crisi,il capogruppo della camera non manda a dire nulla d piacevole a Di Pietro ma è costretto alle dimissioni e lascia quindi il partito con un altro deputato; il sindaco di Napoli dichiara di dar vita ad una lista diversa e separata dall’IdV; quello di Palermo bolla come gravi errori gli ultimi passi del vertice IdV ma rimane al caldo; molti stanno a vedere con l’ansia nel cuore per l’amore che hanno nei confronti del … seggio parlamentare. La confusione è massima ma andrei piano a dare per finito il grande uomo di stato.
Devo dire che la mia personale speranza – che ovviamente non vale una cicca – è che Di Pietro e tutto il suo movimento se ne vadano al più presto e definitivamente. Non ha rappresentato , e meno che meno lo può fare oggi, alcun nobile pensiero di giustizia ed equità. Prima se ne va e meglio è per tutti. Dove? E’ irrilevante. Con Grillo, o con altra roba dl genere non è molto importante. Con la fine del dipietrismo, se e quando si verificherà concretamente, la democrazia italiana non subirà alcun danno. Anzi.

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