Welcome to Florenceland

di Sergio Casprini | 3 Dic 2018

Nel maggio del 2017 fu approvato dal Comune di Firenze un NUOVO REGOLAMENTO di MISURE PER LA TUTELA DEL CENTRO STORICO, patrimonio mondiale UNESCO; un Regolamento, che aveva come finalità generali quella di… “perseguire la tutela del Centro Storico Patrimonio Mondiale UNESCO di Firenze, area di particolare pregio ed interesse storico, artistico, architettonico e ambientale della città, attraverso una generale lotta al degrado contro quegli elementi e quei comportamenti che portano alla lesione di interessi generali, quali la salute pubblica, la civile convivenza, il decoro urbano, il paesaggio urbano storico, l’identità culturale e storico-architettonica del centro della città, anche in coerenza con i programmi di viabilità urbana, con le limitazioni o interdizioni del traffico veicolare e la prevenzione dell’inquinamento sia atmosferico che acustico”.

Da allora per rispondere alle finalità di questo regolamento e alle esigenze dei fiorentini di risiedere in una città con meno degrado, più decoro e migliore qualità della vita, l’amministrazione di Firenze ha fatto delle delibere attuative, soprattutto per regolare e razionalizzare il turismo di massa che negli ultimi anni ha invaso il centro storico,  occupato quotidianamente da torme di visitatori e gremito di servizi commerciali a fini turistici, con il conseguente deterioramento ambientale e la crescita dell’inquinamento acustico.

Qualche numero di questa invasione: nel 2017 il territorio metropolitano è stato caratterizzato da una crescita sia degli arrivi (+ 295 mila unità, pari a + 5,9%) sia delle presenze (+ 804 mila pernottamenti pari a +5,7%,  per un totale di 15 milioni!), grazie agli arrivi di tantissimi turisti stranieri, ma anche di molti italiani. (Dati delle rilevazioni ufficiali del Servizio Statistica dell’Ufficio Attività Produttive e Turismo della Città Metropolitana di Firenze ed elaborati dal Centro Studi Turistici di Firenze)

 

Per cercare di far fronte a questa situazione, un recente Consiglio comunale ha deliberato lo stop ai ‘bagarini’ davanti ai musei, la limitazione della circolazione dei risciò solo in alcune zone del centro e una nuova stretta contro i ‘furbetti’ del trasferimento e dell’ampliamento delle attività alimentari in area Unesco; infine limiti alla circolazione dei cosiddetti ‘bussoni’ turistici nelle aree di particolare sensibilità del centro storico.

Per alleggerire poi la pressione turistica, di concerto con i comuni della Città Metropolitana, con la Regione Toscana e coordinandosi anche con le città italiane ed europee a maggiore vocazione turistica, il Comune sta ipotizzando un intervento di governo e di orientamento dei flussi turistici, offrendo al visitatore che arriva a Firenze valide alternative alle “icone” di Botticelli e di Leonardo agli Uffizi e di Michelangelo alle Gallerie dell’Accademia.

Anche le associazioni degli albergatori e le agenzie del marketing culturale chiedono alle istituzioni cittadine di governare il mercato del turismo di massa utilizzando maggiormente gli strumenti digitali per orientare i flussi dell’overtourism.

Pur apprezzando l’impegno del Comune nel cercare soluzioni possibili per un fenomeno, quello del turismo selvaggio, sempre più drammatico, negli amministratori fiorentini non sembra esserci la consapevolezza che, dati i numeri sempre crescenti, bisogna ormai decidersi a ridurre gli accessi turistici nel centro storico, pena il suo degrado irreversibile.

Non si tratta certo di rialzare le mura medievali che l’architetto Poggi negli anni di Firenze Capitale buttò giù in nome del decoro urbano e di moderne infrastrutture, degne appunto di un città che doveva confrontarsi con le altre cosmopolitiche capitali europee; né tantomeno proporre balzelli onerosi a chi entra in città. Si dovrebbe invece individuare una strategia per ridurre il numero di ingressi quotidiani agli Uffizi e all’Accademia, cioè i musei di maggior richiamo per i visitatori sia italiani che stranieri, per esempio (d’accordo col Ministero dei Beni culturali che li gestisce) tramite prenotazioni obbligatorie , con periodiche aperture riservate ai residenti della Città metropolitana e ai giovani italiani e stranieri, a prezzi ovviamente ridotti. Solo così avremmo un orientamento virtuoso dei flussi turistici e di fatto una minore pressione sul centro storico.

Ma allora il turismo come risorsa economica, come occasione di reddito e di occupazione? E l’immagine di Firenze con il suo valore umanistico di bellezza universale, di una città che non può anacronisticamente chiudersi in se stessa quando oggi ormai viviamo in una società aperta e globale? Queste e altre ancora sarebbero le obiezioni che sicuramente verrebbero fatte a chi propone una politica di contenimento del turismo di massa per la salvaguardia della identità urbana, della memoria storica di una città come Firenze. Non si tratta però di mettere in discussione il valore del turismo, ma solo di regolarlo in modo più razionale. Altrimenti l’unica seria alternativa a questa situazione di implosione del centro storico sarebbe quella di decidere che i fiorentini risiedono altrove, al di là delle mura e dei viali di circonvallazione, riservando ai soli turisti il Centro Storico Patrimonio Mondiale UNESCO, facendolo così diventare definitivamente un nonluogo, secondo la felice definizione del sociologo francese Marc Augé, come gli aeroporti e i grandi centri commerciali, dove la gente transita, consuma, ma non ci vive.

E nei fine settimana anche i fiorentini residenti in periferia potrebbero andare a visitare Florenceland e a fare shopping, come fanno le famiglie parigine che in mezz’ora vanno a Disneyland Paris.

Sergio Casprini

Fiorentino, è laureato in architettura. Militante nei gruppi della sinistra rivoluzionaria (Potere Operaio), nei primi anni 70 inizia l’attività di insegnamento, prima nelle scuole medie e successivamente, abilitatosi in Storia dell’Arte, nelle scuole di indirizzo artistico. Con l’insegnamento prende progressivamente coscienza del suo ruolo professionale fuori da ogni logica ideologica, per cui si allontana dalle posizioni estremistiche di sinistra degli anni giovanili e si avvicina sempre di più a posizioni liberal-democratiche. E’ tra i fondatori, negli anni 80, della Gilda degli Insegnanti, associazione che cerca di tutelare la valenza professionale dei docenti e, nel dicembre 2005, del Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità. E’ vicepresidente del Comitato Fiorentino per il Risorgimento, del cui sito è direttore.

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