Voucher, Fico e la colf in nero

di Primo Mastrantoni | 6 maggio 2018

La vicenda della colf, che sarebbe pagata in nero dal presidente della Camera, Roberto Fico, riporta d’attualità il problema dei pagamenti per prestazioni accessorie, quali, appunto, le collaboratrici domestiche.

Non sappiamo quanto ci sia di vero nel fatto, ma alla memoria ci ritornano le posizioni espresse dalla segretaria della Cgil, Susanna Camusso, promotrice di un referendum abrogativo della legge che istituiva i voucher, che considerava i “buoni lavoro” offensivi della dignità umana, e quelle di Luigi di Maio (M5S) il quale dichiarava “I voucher hanno fatto sprofondare verso il basso il lavoro che una volta era tutelato dai contratti”, tesi smentita dallo stesso Inps.
Sull’argomento eravamo già intervenuti (1).

I voucher erano una forma di pagamento per prestazioni accessorie con un valore di 10 euro, dei quali tre quarti andavano al lavoratore e un quarto a Inps e Inail. In questo modo, il datore di lavoro poteva beneficiare di prestazioni nella completa legalità e il lavoratore poteva integrare le sue entrate, il cui compenso era esente da ogni imposizione fiscale e non incideva sullo stato di disoccupato o inoccupato. Inoltre, il voucher era cumulabile con i trattamenti pensionistici e compatibile con i versamenti volontari. La loro abolizione ha riattivato il mercato del “lavoro in nero”.

Ci corre l’obbligo di ricordare che mentre la Cgil nazionale era contraria ai voucher, il proprio sindacato pensionati li utilizzava e il Movimento5stelle che li voleva cancellare, li adoperava nel Comune di Torino, il cui capo e’ la sindaca penta stellata Chiara Appendino.
Della serie: predicare bene e razzolare male.

Sarebbe opportuno che, dalla vicenda, il presidente Fico rifletta e tragga spunto per una iniziativa legislativa che reintroduca i voucher.

(1) https://www.aduc.it/comunicato/voucher+lavorativi+abolirli+dati+contraddizioni_25391.php

Primo Mastrantoni, segretario Aduc

 

Segretario ADUC

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