Voto nei comuni: una alternativa è possibile

La ricerca di un diverso assetto politico non si è esaurita con il voto del 4 marzo che ha favorito 5Stelle e Lega. Una buona parte dei voti, ovunque finiti, non ha trovato una stabile destinazione.

di Nicola Cariglia | 11 Giu 2018

Il minimo che si può dire sul voto in oltre ottocento Comuni, a tre mesi di distanza dalle elezioni per Camera e Senato, è che l’encefalogramma del Paese non è piatto. Per carità: non influisce minimamente sulla stabilità del governo appena nato, del quale è persino difficile indovinare cosa farà. Ma l’avanzata della Lega di fronte al forte calo di Forza Italia, il ruolo da comparsa minore recitato dai 5Stelle, paragonato alla marcia trionfale del 4 marzo, un certo recupero del PD (rispetto al voto di tre mesi fa e talvolta persino alle precedenti amministrative), ci fanno intendere che lo schema di una duratura alleanza penta-leghista per mancanza di alternative è meno scontato di quanto si potesse pensare.

E’ presto per dire se una parte dell’elettorato, sbollita un po’ di rabbia, si è pentita di essersi rifugiata tra le braccia di Grillo e Casaleggio; e se qualcosa di simile possa attendere la Lega quando sarà evidente che le scorciatoie da sbruffone di Salvini per un fenomeno complesso e difficile quale l’immigrazione non portano da alcuna parte. Ma dai comuni, con tutto lo sciame di liste civiche che hanno contribuito a parcellizzare il voto in mille rivoli, si capisce che la ricerca di un diverso assetto politico non si è esaurita con il voto del 4 marzo che ha favorito 5Stelle e Lega. E che una grandissima parte dei voti, ovunque finiti, non ha trovato una stabile destinazione.

Una alternativa all’alleanza tra Lega e 5Stelle, o, più probabilmente, ad un rilancio in grande stile del Centrodestra è possibile. Evidentemente non con operazioni di semplice abbellimento estetico ma con scelte drastiche che segnalino mutamenti di rotta e che rinsaldino il legame anche culturale con l’Europa. Il discorso riguarda la parte cospicua di elettorato che nutre sentimenti di sinistra, intesa come solidarietà, giustizia sociale, progresso, libertà, diritti. Oggi, con molta superficialità, va di moda dire che la sinistra è in crisi in tutta Europa: dopo la morte del comunismo, è stata “decretata” anche la morte della Socialdemocrazia. E, invece, sono in crisi i partiti che si richiamano alla socialdemocrazia, non le idee della socialdemocrazia. Le quali, storicamente, hanno conseguito successi ovunque sono state applicate al governo: dai Paesi Scandinavi alla Germania, dalla Gran Bretagna alla Francia, dalla Spagna al Portogallo. Le socialdemocrazie, nel ‘900, hanno portato sviluppo, benessere, uno stato sociale in grado di garantire i bisogni del cittadino “dalla culla alla bara”, come si diceva nella Svezia socialdemocratica. Anche in Italia, tra mille divisioni ed errori, prima e dopo il Fascismo, pur in lotta fratricida con la parte della sinistra che aveva abbracciato le idee tragicamente fallaci del comunismo, socialdemocratici e socialisti furono determinanti per le maggiori conquiste civili e sociali. Oggi, non i vecchi partiti della sinistra potrebbero essere il motore di una alternativa. Ma una nuova stagione basata su proposte aggiornate per soddisfare gli stessi bisogni. Oggi come ieri, lavoro, salute, istruzione, casa, assistenza agli anziani, infanzia sono i temi più avvertiti dalla gente. Sono i temi ai quali il riformismo della Socialdemocrazia si è applicato con il metodo gradualistico, mentre un’altra parte della sinistra scrutava l’orizzonte per annunciare l’ora della rivoluzione. Crollato il muro di Berlino, l’ora era veramente scoccata: non della rivoluzione, ma della ricomposizione delle vecchie ferite ricollegandosi alle radici solide e collaudate della Socialdemocrazia europea. Purtroppo, gli eredi del vecchio PCI non vollero fare i conti con la loro storia e riparare all’errore compiuto a Livorno nel 1921. Preferirono rimuovere quell’errore per una improbabile rigenerazione sotto l’ombrello di una parte degli eredi della vecchia DC.

Oggi, a maggior ragione la sinistra deve rigenerarsi. La difesa di antiche conquiste civili e sociali, attraverso un nuovo, moderno e sostenibile welfare e una forte identità europea sarebbero la bandiera giusta da impugnare.

Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un'intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana. Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell'Aeroporto di Firenze. Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

14 commenti

  1. marzio siracusa

    Nella dimensione politica attuale ritengo sia non giusto ma giustissimo generalizzare, e poi basta che il “refrain ” del cattolicesimo politico sia appunto la parola d’ordine ” non si può generalizzare ” per rifiutare che un’incerta e direi indecente nozione di persona sia mal spesa nel politico, visto che è già mal spesa nell’etica. La conclusione ovvia è che sono tutti colpevoli, dal momento che i M5S sono stati già assorbiti nell’andazzo collettivo da cui ingenuamente si credevano immuni non si sa per quale vaccino. Ora basta aspettare e toccherà alla Lega, anzi alla cattolega già visibile all’orizzonte. Prosegue la transumanza dei cattolici a destra.

  2. C’è una sola risposta che i 5Stelle devono dare sui fatti dello stadio della Roma. Sono tutti colpevoli come avete sempre pensato o sono ancora non colpevoli (fino a sentenza definitiva) come sempre noi pensiamo?

    • Non ridurrei, provocatoriamente, il dibattito a colpevoli già o colpevoli alla fine, piuttosto amareggia convincerci, se mai non l’avessimo ancora fatto, che la lotta alla corruzione è ancora tutta da giocare….
      Ogni forza politica, e qui vale sottolinearlo, PERFINO M5S, non è al riparo da questi tumori che attaccano le istituzioni e contro i quali ancora non abbiamo acquisito protezioni valide e sicure. Occupandomi di appalti nella P.A. posso assicurare che non è nel complicare le procedure di assegnazione dei lavori che si realizza la lotta alla corruzione; l’informatizzazione delle gare sarebbe già un primo passo, ma non posso non pensare che il tanto auspicato ( ma da taluni no) inasprimento delle pene debba concorrere alla lotta necessaria.

      • Concordo pienamente che non è complicando le procedure che si combatte la corruzione, anzi… Ma l’articolo sollevava un altro problema che riguarda prima di tutto, in questo momento, tutti coloro che sono abituati a scambiare gli avvisi di garanzia e i provvedimenti cautelari per sentenze definitive. 5 Stelle, è la domanda non provocatoria ma legittima, visto che sono al governo, intendono adeguarsi allo stato di diritto oppure no? Quello che non possono fare è avere un atteggiamento schizofrenico a seconda che si tratti di amici o avversari.

  3. marzio siracusa

    nn

  4. marzio siracusa

    Sì, Nicola Cariglia, opposizione e alternativa sono fondamentali, ma quand’anche il 4 marzo fosse stato eletto un dittatore, diamogli tempo di fare le sue idiozie e poi parliamo di alternativa, altrimenti si manifesta, direi proprio, non la moderazione ma l’incubo nascosto nel proprio credo politico. Anche quando ci insegnano a nuotare si raccomandano di respirare ogni tre bracciate, una volta a destra, un’altra a sinistra. Allora respiriamo e nuotiamo.

  5. marzio siracusa

    n

  6. No, Marzio Siracusa. Chi pensa alla democrazia come alla forma di governo migliore, o meno peggio, conosce l’importanza di avere una opposizione e una alternativa. Vero è che non è obbligatorio essere democratici e la storia lo dimostra ampiamente.

  7. marzio siracusa

    Meraviglia non poco che si continui ad identificare in una qualche forza politica il merito della promozione storica del benessere e del welfare occidentale, portando il solito esempio dei paesi scandinavi, della Germania ecc. Quando sappiamo benissimo che benessere e welfare dipendono solo dalla tecnologia applicata al mercato, dove il discorso si fa antropologico e non più politico. Ma evidentemente lo strappo emotivo, conoscitivo e intellettuale che questo salto comporta è ancora lungi dall’essere compreso. Poi questa martellante invocazione di alternativa nei confronti di un governo insediato da una settimana è a dir poco insensata. Non so, mi sembra che qualcuno sceglierebbe il suicidio piuttosto che ammettere d’aver speso la vita dietro un’idea politica ormai morta o almeno in cerca di nuova identità e nome. Tutto muore e passa, muoiono le religioni millenarie e vorremmo che non morissero le idee politiche? Qua cova la presunzione secolare della borghesiola più libresca che illuminista.

    • Paolo Francia

      Concordo pienamente nei post di Marzio e Marco, gli esempi di emeriti saggi, attorniati da librerie che esplodono di libri, e che agitano lo spettro del fascismo e della deriva e che i alternano in tv, tristi e mesti, lascia anche credere che il troppo studio porti, anziché aprirsi, a chiudersi in una bolla, anch’essa lontana dalla realtà, dove il sogno e il sapere rendono la lucidità torbida. L’unità di misura è cambiata, e si cerca di misurare coi vecchi utensili , quindi ovvio che niente torni piu per il verso giusto. Patetiche le dichiarazioni di Tajani, che evidentemente al pari dei dirigenti del PD, mal hanno capito e/o digerito la disfatta dei due personaggi chiave, Renzi & Berlusconi.
      Quanto al tentativo di restaurare vecchie idee, magari valide un tempo, anche se mal o per niente applicate, è inutile discutere oltre.
      Pare un esperimento alla Frankenstein, animare un morto con tutti i mezzi, ma anche qualora vi riuscissero, sarebbe appunto uno zombie, un morto vivente. Il tempo è scorso via lento per decenni, da qualche anno invece ha preso la velocità di uno tsunami, alcuni l’hanno recepito e accettato, altri no.

  8. Mi associo al commento di Paolo Francia che “spiega” in modo semplice ma puntuale perché l’Italia è oggi governata da Lega e M5S. La sciagurata e furba legge elettorale ha costretto due forze politiche, molto diverse tra loro, a trovare il compromesso che permettesse loro di non lasciare il paese alla deriva verso nuove e inutili rielezioni. Grossolani errori da dilettanti hanno relegato il PD, autodefintosi “forza di centrosinistra” a percentuali mai viste prima d’ora: 1. il renzismo 2. la personalizzazione di un valido referendum con conseguente sconfitta 3. canzonare Beppe Grillo definendolo IL COMICO senza accorgersi che dal 1990 egli costruiva un pensiero alto che scuoteva le coscienze di un movimento in costante crescita. 4. clamoroso e definitivo suicidio, l’abolizione dell’art.18 ed il jobs act. Lunga sarà la strada per la ricostruzione di un pensiero di sinistra che risulti almeno credibile.

  9. Gian Franco Orsini

    Negli anni della prima repubblica la maggior parte dei socialisti italiani non erano socialdemocratici ma, purtroppo, “socialfusionisti” (così venivano chiamati negli anni cinquanta-sessanta i socialisti favorevoli ad una alleanza col PCI). Il PSI ha fatto per decenni negli enti locali da stampella al PCI. Questa, in parole povere, è la ragione perchè la socildemocrazia è sempre stata debole in Italia ed il PCI è stato così a lungo egemone. Adesso finalmente dopo trent’anni dalla caduta del muro di Berlino questa cappa di conformismo ideologico di derivazione sovietica sta scomparendo anche in Italia.

    • Più che altro gli eredi del PCI, oggi Pd, hanno abbracciato il capitalismo assoluto e i socialisti sono finiti con Bettino Craxi.
      Dissento un po’ sul discorso della “stampella” socialista del PCI negli enti locali, nel senso che Psi e Pci hanno governato discretamente bene nel milanese,negli Anni ’70-’80, tanto per fare un esempio, con Sindaci di tutto rispetto.
      Ad ogni modo noto che si parla ancora, in questo articolo e nei commenti, della politica di un passato che non può tornare in quanto il quadro storico-politico è radicalmente cambiato da qualche decennio.
      La Storia è utile, così come gli ideali storici, ma solo se vengono attualizzati e messi in pratica, concretamente, anche nella vita di tutti i giorni. Senza nostalgie o dietrologismi.

  10. Paolo Francia

    Il tentativo di Nicola di far passare l’avanzata del Movimento 5 Stelle come una moda piu’ che passeggera (smentita dalla sua crescita costante e sul territorio ormai da anni) è sconcertante. Ok, ora le amministrative hanno ridato a Nicola la sensazione che la somma dei dadi tirati torni di nuovo, tutto felice nello scoprire questo centro-destra e centro-sinistra riprendano le redini del gioco. Che tutto cambi, ma che niente cambi. Ma si sbaglia, il malumore è sempre la, identico a quello del 4 marzo 2018, Di Maio si è rivelato molto piu politico e furbo di quanto sia stato dipinto, e se la ricetta della social democrazia non si dissocia da quanto fatto finora (e perfettamento spiegato da Luca Bagatin), non ci sarà piu nessuna riuscita, tranne un alternarsi di potere, subito smentito dopo pochi mesi dalle elezioni. La gente vorrebbe votare ogni giorno, invece le elezioni sono una volta ogni tanto. Il PD è ancora in alta marea, altro che ripresa, personalmente (e avendo parlato con tanti elettori del M5S) posso affermare che se si votasse oggi darei esattamente come il 4 marzo, il mio voto al M5S. Penso che l’alleanza con la Lega di Salvini sia una cosa naturale e giusta e spero che i personali ego sparsi, lo capiscano.
    Non è sperando nel fallimento dei due attuali protagonisti che ci sarà la rinascita della social democrazia, anzi! Scogliere il PD (obsoleto, inutile e autoreferenziale), nominare un capo degno di questo nome che ripudi Renzi e il renzismo senza se e senza ma, smettere con posizioni radical chic e con la sinistra caviale e antipaticissima, e solo dopo cercare, eventualmente, di rimettersi in gioco, mentre questo restare identici e sopericchiare da elezioni amministrative è patetico, poco accorto e assolutamente nocivo per loro.

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