Vogliono abolire la sinistra

Chi ironizzava sulla non vittoria di Bersani, oggi si inventa Di Maio e Salvini che hanno vinto un po’. E chi si lamentava dei governi “non eletti” propone strampalate alleanze nascoste agli elettori.

di Nicola Cariglia | 9 aprile 2018

E pensare che prendevano per i fondelli Bersani per la sua “non vittoria”.  Oggi si sono inventati addirittura Di Maio e Salvini che hanno vinto un po’. E in nome di questa un po’ vittoria, non solo pretenderebbero di governare il Paese, ma anche di non avere opposizione, rendendo così ancora più sciapita la nostra democrazia.

Ricordate gli ultimi 5 anni, la legislatura 2013-2018? Sono quelli nei quali 5Stelle e Lega hanno denunciato i 3 governi abusivi perché non “eletti”: Letta, Renzi e Gentiloni, imposti da Napolitano che non volle sciogliere le Camere per appellarsi al popolo. Oggi la situazione è la stessa. Si è appena votato e gli “un po’ vincitori” non hanno i voti per governare. Nessuno ricorda che Di Maio abbia prospettato agli Italiani di voler farlo con il PD o con la Lega, indifferentemente. O che Salvini volesse inciuciare con i 5 Stelle. Eppure a nessuno dei due dispiacerebbe poterlo fare. Dunque: quelli di Monti, Letta, Renzi e Gentiloni erano governi bastardi perché non scaturiti dalla sovranità popolare. E le pretese di Di Maio e Salvini usciti senza maggioranza dal recentissimo voto?

Naturalmente sappiamo bene che il sistema parlamentare, oltretutto sorretto da un metodo elettorale proporzionale, non esclude i compromessi. Ma ciò deve avvenire sulla base di accordi politici e programmatici trasparenti. E quale accordo trasparente potrà mai essere quello che Di Maio propone indifferentemente al PD e al centrodestra, ancorchè purgato di Berlusconi? O quello che il centrodestra vorrebbe stringere con i 5Stelle, attraverso Salvini, e con il PD attraverso Berlusconi? Assai peggio degli inciuci che il duo Salvini-Di Maio per anni ha rinfacciato alla classe (casta?) politica che li ha preceduti. Con una aggravante, che è l’aspetto peggiore di tutta la faccenda e che riguarda, appunto, la pretesa di abolire la sinistra in via del tutto spiccia.

Ci stanno sfinendo con l’assioma del superamento delle categorie di destra e sinistra, quando l’esperienza degli ultimi 25 anni dimostra, semmai, che le categorie sono più attuali che mai. E lo si vede ancora di più grazie a ciò che è stato possibile per la debolezza e la confusione interna ad una di queste due categorie, la sinistra. I momenti topici sono due. Il primo, all’indomani del deserto politico provocato da Tangentopoli, quando una classe politica annichilita ha consentito ogni sorta di ruberie sotto forma di svendita dell’ingente patrimonio dello Stato ad imprenditori tutt’altro che coraggiosi ma benissimo ammanicati. Il secondo, negli ultimi sette anni, proprio attraverso i governi “figli di nessuno” che hanno tagliato proprio le conquiste della sinistra nel campo del welfare (pensioni, sanità, diritti del lavoro, etc.).Purtroppo a ciò ha partecipato in maniera determinante una sinistra, quella del PD, in totale crisi di identità. E’ stato un errore pagato a caro prezzo che deve essere riconosciuto; così come dovrà essere colmato il ritardo di una sinistra che non ha saputo o voluto fare i conti con la storia e darsi connotati riformisti, laici e democratici. La sinistra, dunque, non deve sparire per compiacere il groviglio di interessi economici, di poteri burocratici e mediatici che è oggi padrone dei nostri destini e che desidera una politica ridotta a poltiglia indifferenziata. Deve, invece, ripensarsi, rifondarsi e ritrovare il massimo di unità possibile attorno ai valori della democrazia, della laicità e del riformismo di stampo socialista.

Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un'intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana. Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell'Aeroporto di Firenze. Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

12 commenti

  1. Riccardo Bassi

    Sempre stimatissimo direttore, ciò malgrado spesso non sia io in sintonia con la sostanza dei suoi pur brillanti articoli… perciò non mi dilungherò nel mio commento, ma mi limiterò ad un’osservazione telegrafica in merito alla parte del suo articolo che riporto…
    “La sinistra, dunque, non deve sparire per compiacere il groviglio di interessi economici, di poteri burocratici e mediatici che è oggi padrone dei nostri destini e che desidera una politica ridotta a poltiglia indifferenziata.”
    Già fatto, egregio direttore, già fatto…
    Ed a breve sparirà anche l’ultima parvenza statuale dell’Italia, che diverrà poco meno di un’espressione geografica del continente europeo, quale ad esempio potrebbero essere per la “vecchia” Italia, l’Irpinia, la Brianza o il Salento… espressioni, cioè, nemmeno a livello di regione…

  2. marzio siracusa

    La sinistra s’è abolita da sola, inseguendo l’otto novecento ideologico e il futuro tecnologico.

    • Non vedo dove abbia seguito l otto e il Novecento se non nell ideologia della crescita imposta dalla Rivoluzione industriale.
      Oggi la sinistra è la bandiera di Goldman Sachs e della Silicon Valley, ovvero del capitalismo assoluto.
      Il peggio totalitarismo del secolo odierno.

  3. elena ronconi

    Salve a tutti,
    Nicola dice bene, ma dove sono finiti i socialisti? Ho scritto ad Anna Falcone tempo fa, ribadendo che uno slogan qualunquista come quello della battaglia contro le diseguaglianze, ripetuto meccanicamente da lei e da Grasso in tv, non sarebbe stato sufficiente ad attirare un voto ideologico, a provocare una reazione a sinistra. Infatti il risultato è stato misero. Manca proprio un progetto socialdemocratico di segno liberale in questo Paese, ma forse non è un caso: quando sento oggi ventilare la possibilità di un Governo del Presidente, penso che la nostra democrazia sia in pericolo e che l`ultimo atto del piano Gelli stia andando in scena, nell’indifferenza generale, dai progressisti di centro ai compagni fantasma, passando per gli esponenti delle forze economiche e finanziarie di questo Paese : invece stiamo andando verso il verticismo e il populismo piu retrivi.

  4. Paolo Francia

    Analisi sbagliata, esempi col passato pure, i governi del dopo berlusconi furono imposti senza elezioni, Nicola dimentica o come ha fatto sin dall’inizio, sminuisce chi non ha “un po’ vinto”, ma chi ha vinto, esattamente come in Germania la Merkel aveva un po’ vinto, ma è a lei che è spettato di governare. Che poi i vincitori, per mali tutti italiani, non riescano a trovare accordo o a fare bene, è un altro discorso, ma i tempi ci sono tutti, anche un anno potrebbe servire per mettere a punto un governo, che sarebbe la volontà degli elettori, non un po’ di volontà…..se questa sinistra si attacca a chi vince le elezioni con queste modalità e gli rode di aver preso la metà dei voti, non c’é da sperare nulla neppure dall’opposizione. I soli che vogliono veramente riformare qualcosa in Italia sono i 5 stelle.

    • NICOLA CARIGLIA

      Per Paolo Francia, annuncio di spazio libero

      Caro Paolo,

      Il tuo commento, ancora una volta, nasce da una legittima tua spinta a volere comunicare sensazioni e ragionamenti a volere comunicare il tuo pensiero che ovviamente tutti rispettiamo. Ma ancora una volta prescinde dagli articoli. Dunque, se vuoi, avrai uno spazio tutto tuo. Aspetto un tuo articolo già da questa settimana. Un caro saluto.

      • Paolo Francia

        Non c’é peggior sordo, caro Nicola, di chi fa finta di non sentire, in questo caso anche la vista fa cilecca.
        Non ho bisogno di alcuno spazio, né avrei tempo per altro che rispondere.

        • NICOLA CARIGLIA

          Peccato….A me i punti di vista interessano tutti. Sono meno selettivo di te. Grazie lo stesso

  5. Giampaolo Mercanzin

    Grande Nicola. Buon sangue non mente.

  6. Andare oltre la destra e la sinistra significa tornare al socialismo originario, che si contrapponeva alle oligarchie aristocratiche (destra) e a quelle borghesi (sinistra).
    Oggi in tutta Europa si assiste, come ho scritto in diversi miei articoli, a quello che intelettuali nè di destra nè di sinistra (o, se proprio si vuole, e di destra e di sinistra al contempo) queli Lasch, De Benoist e Michéa (oltre a Pasolini e Clouscard) definivano rivolta dei popoli contro le élite.
    Elite economiche, liberali, sradicate, lontante dal sentire popolare e dalle necessità delle persone comuni.
    Per questo e non per altro avanzano Cinque Stelle, Lega, Front National, Orba, Putin ecc…
    Lungi dall’avere pregiudizi “a priori” nei confronti di costoro (che per me rimangono sempre preferibili rispetto a qualsiasi gauche au caviar i salsa clintoniana, blairiana, obambiana, veltroniana, macroniana, holllandiana, renziana ecc…) ritengo che il compito di socialisti autentici, ovvero anticapitalisti e comunitaristi, sia quello di dare una risposta ai popoli martoriati dall’austerità e da un sistema iniquo.
    Ciò è avvenuto ad esempio in America Latina (nonostante le varie fake news di taluni media occidentali) ed ovunque il socialismo autentico abbia governato.
    Il socialismo che, come ricorda il filosofo orwelliano Jean-Claude Michéa NON è di sinistra (concetto nato con la borghese Rivoluzione Francese, la quale escludeva del tutto quel Quarto Stato che solo con la Comune di Parigi e successive rivoluzioni socialiste ha trovato il suo protagonismo e riscatto). Perché non ha nulla di borghese, ma è totale rottura con il sistema borghese e oligarchico dominante.

    • Paolo Francia

      condivisibile il messaggio di Luca Bagatin.

      • Molte grazie caro Paolo.
        Dubito lo capiranno quelli che pensano che il capitalismo sia riformabile e parlano di socialdemocrazia o di liberalismo.
        Nulla di peggio.
        Il Quarto Stato non merita ancora di essere fregato dalla sinistra del capitale.

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