Venezia, due Leoni d’oro alla carriera.

Sono due i Leoni d’oro alla carriera che Venezia ha voluto riconoscere a grandi personalità del cinema: Kerzy Skolimowki e Jean Paul Belmondo.

di Maria Rita Monaco | 27 settembre 2016

Quest’anno Venezia ha voluto consegnare due Leoni d’oro alla carriera ,uno al grande regista Jerzy Skolimowski e l’altro all’enrfant gatè del cinema francese Jean Paul Belmondo.

La consegna del Leone d’oro alla carriera a Jerzy Skolimowski è stata un momento esaltante cui ha voluto partecipare Jeremy Irons per consegnare personalmente il Leone al grande amico e maestro che lo accettato non come conclusione di carriera ma ha affermato : “Sicuramente è per quello che ho fatto finora, ma è anche uno stimolo per dimostrare presto che l’ho meritato”.

Pensare che l’anno scorso aveva presentato a Venezia “11 minuti” film che avrebbe meritato qualche premio, invece la giuria, forse perché tesa alla promozione del cinema dell’America Latina, non lo aveva inserito fra i meritevoli. Una carriera di non tantissimi film , la sua, ma sempre con occhi attento agli “ultimi”, ai “perdenti”ed e forse anche per questo che Skolimiwski, da tanto esule dalla sua terra e apolide, ha dedicato il suo premio ai migranti, sentendosi anche lui migrante.

Barbera ha affermato , al momento della consegna “…questo premio è un riconoscimento per i tanti premi mancanti…”. A noi non resta che aspettare fiduciosi il prossimo film del Maestro che nella sua  Polonia, dopo aver contribuito allo sviluppo del cinema polacco e sottoposto a una censura molto rigida si divertiva a sgusciare fra le maglie dei censori usando metafore.

Jean Paul Belmondo, da quel ragazzo che è rimasto nonostante i suoi 80 anni, si è presentato sul tappeto rosso come un dandy fingendo di portare per civetteria il bastone al quale a tratti si appoggiava. Colpito quindici anni fa da un ictus che gli ha paralizzato la parte destra e tolto la parola per circa un anno ha dichiarato “…se metto in conto tutte le gioie e le bellezze che la vita mi ha dato, il conto da pagare non è stato neanche tanto salato”. Con il Leone d’oro Belmondo ha festeggiato i sessanta anni di carriera e di successi, ha festeggiato quella che veniva definita “una presenza” , oggi si direbbe “fora lo schermo ogni volta che appare” o “sa fare grande anche una parte piccola “. Grande attore senza le pose da divo a chi gli rimproverava in passato di avere troppo successo, di essere troppo popolare, amava rispondere con una frase di Cocteau. “in Francia l’uguaglianza consiste nel tagliare le teste che spiccano troppo” ed ha continuato così la sua carriera tra cinema e teatro trionfando in ogni apparizione. Il fatto di avere un nonno piemontese e una nonna siciliana, il fatto di aver girato tantissimi film in Italia diretto da registi italiani (De Sica, Lattuada, Castellani, Bolognini) dà a questo Leone una connotazione almeno in parte italiana

Maria Rita Monaco

Insegnante di lettere nelle scuole medie, alla fine degli anni settanta è tra i fondatori del Laboratorio Immagine Donna con il quale, sino al 2008, promuove festival cinematografici. Dal 1981 al 1987 è assistente in “Teoria e tecnica delle comunicazioni di Massa” del professor Baldelli presso l’Università di Firenze. Ha partecipato a progetti di educazione e comunicazione cinematografica e curato vari cineforum. Collaborato attivamente con la Biblioteca delle Donne di Soverato e con la Commissione Pari Opportunità di Catanzaro. Dal 2008 scrive recensioni di film e libri su Pensalibero.it

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