Il vaso di Pandora. Misteriosi Complotti, Delitti e Verità Scottanti

Recensione al libro “Gladio Rossa” di Rocco Turi

di Tullio Pascoli | 11 aprile 2017

Questa è la recensione di una lettura che, purtroppo, è entrata nell’acervo destinato all’ostracismo tanto caro a chi ha tutto l’interesse che certe scottanti verità vengano ignorate e dimenticate; così come nei casi di George Orwell e di Albert Camus, perché considerati traditori delle cause proletarie, non conviene parlarne, ed analogamente, anche di Rocco Turi è più utile non fare pubblicità, con compromettenti polemiche capaci di svegliare il cane che dorme: meglio far finta di ignorare e tacere. È la tattica che il libertario Frédéric Bastiat attribuiva ai collettivisti già un secolo e mezzo faparlare di ciò che si vede e tacere su ciò che non si vede.

Ed infatti, anche Rocco Turi è uno scrittore scomodo; non per niente è autore anche di STORIA SEGRETA DEL PCI, in cui contrariando la vulgata del solidale corporativismo mancino, non esita a pubblicare fatti che i comunisti preferirebbero non fossero nominati; in controcorrente con i canoni della cultura marxista, egli ha avuto pure il coraggio di puntare il dito contro uno di quei beniamini dell’intellettualità sinistra che in armonia con la retorica di parte, serve all’esaltazione delle proprie perverse tesi. È norma mantenersi in buona sintonia con i dogmi dell’ideologia e nel caso specifico, l’accondiscendente Pier Paolo Pasolini che la Sinistra ha insistentemente sublimato – secondo l’autore – ma anche molti di noi, è piuttosto sopravvalutato. Infatti, crediamo che la sua celebrità dipenda più che dal merito, da quella militanza alla quale RaymondAron s’è ispirato nel suo saggio – L’OPPIO DEGLI INTELLETTUALI –dedicandolo agli indottrinati che oggi consideriamo “al caviale”.

La preziosa analisi di Rocco Turi sui contumaci movimenti terroristici di matrice rivoluzionaria bolscevica costituisce un approfondito riassunto cronologico di eventi che hanno segnato la seconda metà del secolo passato. Parte dalla nascita e prosegue sull’evoluzione di un certo oltranzismo di conio collettivista che nonostante la fine dei conflitti, e ristabilita la pace, le falangi di ostinati estremisti partigiani latitanti – come qualcuno aveva osservato – “non si erano tolti l’elmetto” e proseguite le scorribande, praticando sanguinose vendette contro chi si era macchiato dell’imperdonabile colpa per aver collaborato con il Fascismo. Questi partigiani, già riconosciuti colpevoli di gravissimi delitti, erano stati dichiarati fuori legge; ecco che i radicali resistenti impenitenti, fortemente indottrinati, con la benedizione dell’ambiguità che da sempre contraddistingue il Partito Comunista Italiano, e con l’attiva partecipazione della sua appendice CGL, i fuggiaschi erano stati aiutati a rifugiarsi nell’Est europeo; qui, principalmente in Cecoslovacchia, i fuoriusciti ottenevano false identità e godevano di ampia protezione ed in stretta collaborazione con il locale partito comunista cecoslovacco, in connubio con i più fedeli devoti delle tesi sovietiche, tramavano addirittura l’intervento armato nel nostro Paese.

Infatti, dopo la conclusione del tragico ventennale periodo fascista, appena costituita la Repubblica, all’indomani dell’esito del suffragio, i Sovietici, tramavano nuove strategie in combutta con i nostri esuli renitenti, non rassegnati alla sorprendente sconfitta elettorale subita dal Fronte Popolare, guidato dall’autorevole accolito stalinista – noto come il Migliore – che in qualità di ligio seguace del Peggiore, al quale lo storiografo Robert Conquest ha dedicato, fra gli altri saggi, IL GRANDE TERRORE – un volume di oltre ottocento pagine (già da me recensito) -, emblematico titolo per un autentico ed ampio compendio di violenze, torture, trame, tradimenti e dei più truci soprusi ordinati e perpetrati dal tiranno russo, tanto ammirato dal nostro Migliore, il quale, a suo tempo, aveva assunto pure lui un nome falso, quello di Ercole Ercoli, alias Palmiro Togliatti, diventando negli anni ‘30, perfino il poderoso numero due del Komintern (Comunismo internazionale) e per la sua leale e servizievole e remissiva sottomissione, era secondo solo allo stesso “Grande Fratello” ideologico costituito da Stalin, del quale, il comandante del PCI seguiva disciplinato e docile le direttive, mentre egli stesso con i piedi saldi nel giovane governo italiano, non esitava a vaneggiare il sovvertimento con azioni di sabotaggio in pro della causa proletaria, sempre con la finalità di cedere, non solo parte del Friuli al compagno Tito, ma possibilmente tutta l’Italia al satrapo georgiano di Gori.

Dunque, qui, lo scrupoloso autore calabrese, con paziente perizia quasi certosina, segue in un vero groviglio il filo rosso da dipanare di spuri rapporti politici sovversivi segreti e riesce ad identificare ed ampiamente documentare incresciosi collegamenti stranieri, tanto che le sue osservazioni portano a conclusioni  davvero inimmaginabili a priori che, a prima vista, sembrerebbero perfino fantasmagoriche. Tuttavia, un’infinità di circostanziati indizi fondati conducono a concrete evidenze, degne di ulteriori accertamenti che, di fatto, sono ancora da scoprire. Quindi, nel tentativo di ricomporre la matassa composta da importanti registri di eventi storici, scopre come fondamentali particolari rimangono coperti da inconcepibile silenzio dei diretti protagonisti che si avvalgono dell’omertà politica di tutta una serie di attivisti misteriosi, nascosti dietro pseudonimi, ma anche altrettanti nomi di personaggi veri e molto noti. Non per caso, riuscendo a mettere al loro posto diverse tessere mancanti, in una meticolosa ricostruzione degli avvenimenti, getta luce nelle oscure botteghe piene di inquietanti enigmi occulti, dove segrete ambigue iniziative culminano con il rapimento dell’On. Aldo Moro, ma che nel tentativo di mescolare le carte, chi ne possedeva il potere, dopo aver nominato compiacenti membri nelle commissioni d’inchiesta, certe verità sono fatte confluire in una vera palude artificiale, protetta da complici che in connubio con determinanti autorità strategicamente posizionate, fanno di tutto affinché esse non emergano.

Così, partendo da una intensa attività politica coordinata dai partiti comunisti italiano e cecoslovacco, alla quale non è estranea la stessa KGB, il pertinace sociologo giornalista Rocco Turi, tenta di fare chiarezza su una miriade di controverse contraddizioni e cercando di comporre il quadro formato dai movimenti dei partigiani più radicali, accusati e condannati perfino all’ergastolo per gravissimi delitti commessi già alla conclusione della Guerra, e che, aiutati a fuggire clandestinamente dall’Italia, sono accolti in segreto a Praga, dove molti di loro assumono false identità e frequentano corsi “politici”, ma addestrati principalmente a strategici sabotaggi e terrorismo, con la palese finalità di intervenire durante il sovvertimento del governo ed includere anche il nostro Paese nel nuovo feudo dell’agglomerato comunista dell’Est. Molti Italiani ignorano il rischio di entrare a far parte di quell’incubo che a quei tempi si correva e che si conclude solo nel 1989 con la caduta del Muro di Berlino.

I primi ad integrare le quinte colonne rifugiatesi all’Est, allora, guidati dal comandante Giulio Paggio, già condannato all’ergastolo in contumacia, sono i fondatori della Volante Rossa (diventando poi Gladio Rossa). Tuttavia, la consorte di uno dei partecipanti ai corsi di addestramento ad attentati, avvisa le autorità italiane e nel 1951 i servizi segreti italiani scoprono che si sta preparando un colpo di Stato in Italia, avendo i Sovietici perfino accumulato truppe anche in Ungheria, dove sul confine austriaco stanziava un’enorme flotta aerea, pronta all’invasione del nostro Paese con il chiaro scopo di rovesciare il governo legalmente costituito, favorevole all’Alleanza Atlantica, sostituendolo con i propri fedeli accoliti, certi di poter contare sul PCI: il più potente del Comunismo dell’Occidente. Ma il governo italiano, ormai consapevole dei pericoli, reagisce prontamente e con l’aiuto degli Americani costituisce quella che nell’Ottobre del 1990 lo stesso On. Andreotti dichiara essere stata la controffensiva della Gladio-Stay Behind: ciò che spiega pure il fallimento del tentativo di colpo di Stato pianificato contro di noi a Praga per il 1953. Del resto, lo stesso On. Andreotti, più tardi, in qualità di Presidente del Consiglio, il 18 Maggio del 1973, in Senato, si riferisce esplicitamente ai giovani Italiani preparati alla guerriglia in Cecoslovacchia.

Nel frattempo, nel 1956, in Ungheria si era sollevata la rivolta popolare subito repressa dall’invasione dei carri armati sovietici; il fatto crea una certa perplessità anche fra alcuni comunisti europei; ma non il nostro ex presidente Napolitano che, al contrario, non esitava a giustificare la repressione del tragico intervento. Poi, nel 1968, con il “nuovo corso”, è la volta del tentativo cecoslovacco di democratizzazione promossa dal nuovo presidente Alexander Dubček. Le ripercussioni di questi avvenimenti in Occidente, mettono in allarme Mosca che torna ad intervenire con le truppe del Patto di Varsavia: gli autori del nuovo corso vengono arrestati ciò che induce i comunisti occidentali a dissociarsi con un chiaro distanziamento dai Sovietici, specialmente da parte dei cosiddetti eurocomunisti (italiani, francesi e spagnoli) dove si distingue la figura di Enrico Berlinguer. A seguito di questo cambiamento, iniziano i dialoghi fra PCI e la DC del democristiano Aldo Moro che con il compromesso storico propone nuove alleanze, ricorrendo all’ossimoro delle famose “convergenze parallele”. Così, le già palesi divergenze con il PCI aumentano ed i timori dei Sovietici già attivi con la KGB nel fomento degli attivisti nei campi di addestramento in Cecoslovacchia, decidono di intensificare quelle loro iniziative, sostenendo gli estremismi di sinistra, coadiuvati dagli intransigenti partigiani superstiti oltranzisti che si ritengono traditi dai riformatori e, perciò, si completa l’unione fra la vecchia Volante Rossa con le nuove Brigate Rosse che collaborano anche con la banda Bader-Meinhof in Germania. È in questo periodo che si intensificano gravissimi attentati in in Europa e soprattutto in Italia, puntualmente attribuiti all’estrema Destra.

Solo un mese dopo che l’On. Andreotti (nell’Ottobre del ‘90) ammette che, di fatto, era stata costituita la Gladio-Stay Behind, per contrastare la Gladio Rossa, un quotidiano cecoslovacco pubblica informazioni cedute niente meno che dall’ex ministro degli interni cecoslovacco Rudolf Barak, citando addirittura nomi di Italiani che erano effettivamente a servizio della KGB. L’anno seguente il Gen. Umberto Broccoli, nell’ambito della Commissione Stragi, in qualità di direttore del SIFAR, rivelava che già nel 1951 seguivano da vicino le attività della Gladio Rossa; e, guarda al caso strano, un anno dopo – Maggio del ‘92 – dalla sede del PCI delle Botteghe Oscure, sono utilizzati ben due camion per far sparire armamento e documenti ivi custoditi. Ed un mese dopo, l’autore di questo saggio, sempre allo stesso proposito, pubblica sulla Gazzetta del Sud un articolo sull’organizzazione paramilitare, nata in Cecoslovacchia.

Ormai, a questo punto, sembrava che gli intriganti archivi si stessero per aprire, svelando segreti che rischiavano di sfuggire; infatti, all’articolo di Rocco Turi seguivano insistenti pubblicazioni di grandi figure come Leonardo Sciascia che, avendo ricevuto informazioni indiscrete sul coinvolgimento di militanti dell’estrema sinistra dall’amico Roberto Guttuso, si intestardisce ostinatamente nei suoi sospetti e scrive il suo AFFAIRE MORO in cui, per primo, suggerisce la pista cecoslovacca. Ed attorno alle sue convinzioni, presto, si raccolgono anche i giornalisti Mino Pecorelli e Walter Tobagi che insistono a parlarne nelle loro pubblicazioni. Dinanzi allo sconvolgente terremoto che sta per scoppiare e che potrebbe seriamente compromettere il Partito, sempre secondo le tesi dall’autore di questo libro – che si legge quasi come un romanzo poliziesco -, i nostri comunisti, scatenano una decisa reazione mediatica e, sfruttando gli scandali emersi dalle recenti inchieste di Mani Pulite – infatti, la migliore difesa è sempre un efficiente attacco – spostano l’epicentro delle attenzioni altrove, così, il caso Moro, ormai convenientemente sostituito in modo particolare dai media cari alla Sinistra, sparisce dalle prime pagine e passa in secondo piano.

Com’è più che noto, la doppiezza, per tradizione, è sempre stata una caratteristica cara agli opportunisti di tendenza comunista; e non da ieri, bensì fin dai tempi della Rivoluzione Russa i “nobili” fini giustificano i mezzi: è di Lenin l’idea della talpa che scava…; infatti, ogni pretesto è utile, pertanto, l’ambiguità e le menzogne si giustificano e non possono essere escluse dalle strategie capaci di contribuire al raggiungimento od alla conservazione dell’ambito potere. Questo, “per il bene dell’umanità”, come lo stesso Leninraccomandava; e tale “fondamento” non escludeva dalla sua pratica i nostri, anzi, il criterio era già applicato particolarmente dagli Italiani, allenati nel trasformismo di cui ci riferisce Tomasi di Lampedusanel suo celebre romanzo IL GATTOPARDO, in cui si impara che per mantenere le cose come stanno, è utile saper applicare l’arte di cambiare… E per rendersi conto dell’abilità dei nostri Sinistri in questa arte, è utile anche la lettura di ciò che scrive Massimo Caprara, ex segretario particolare del Migliore, fin dal 1944 e che stando a quanto egli sostiene, avendo vissuto tanto tempo vicino al Capo, alla pagina 92 del suo QUANDO LE BOTTEGHE ERANO OSCURE, rivela come perfino il massimo teorico del Comunismo nostrano – Gramsci – considerava Togliatti un doppiogiochista, non meritevole di fiducia. Già…, si può ben credere che il filosofo marxista sbagliasse nelle sue tesi basiche, ma su questa sua valutazione, si può essere in pieno accordo con lui…

Ebbene, a lettura completata, è difficile non ammettere il grado di perplessità che causa il fatto che gli eventi culminati nel sequestro ed assassinio di importanti personaggi come Aldo Moro, noti giornalisti come Mino Pecorelli e Walter Tomagi, alti ufficiali come il Gen. Enrico Calvaligi ed il Gen. Carlo Alberto Della Chiesa, oltre da importanti magistrati come Giovanni Falcone Paolo Borsellino siano opportunamente ed in modo spicciativo, attribuiti alla Mafia. Infatti, trattandosi di personaggi che, chi più e chi meno, in maniera diretta od in modo indiretto, di fatto, possedevano preziose quanto imbarazzanti informazioni sulle indagini svolte attorno al terrorismo ed ai rispettivi collegamenti fra i vecchi partigiani con i nuovi attivisti dell’estrema sinistra, alias organizzazioni come le stesse BR, siano stati fatti fuori dai mafiosi.

Pertanto, diventa quasi d’obbligo e naturale chiedersi per quale motivo particolari scottanti rivelazioni ed indizi che conducevano in maniera inequivocabile verso indirizzi più che certi, non sono stati adeguatamente studiati ed approfonditi? Ma, sovente, certi strani fenomeni non sono solo coincidenze e non avvengono per caso; qui, risulta palese e chiaro come l’influenza di membri delle commissioni d’inchiesta, dove affiliati al PCI ed ex partigiani, avevano potuto condizionare in maniera determinante – se non proprio sospetta -, certamente poco chiara, a piuttosto sbrigative conclusioni, pur di far archiviare i rispettivi casi oltremodo spinosi che li riguardavano direttamente.

È, perciò, lodevole la oltremodo coraggiosa iniziativa che ha generato questo straordinario ed eloquente esempio di giornalismo investigativo, producendo un solido documento riassuntivo didattico che si legge con il fiato sospeso, nella speranza di giungere ai nomi dei colpevoli. Purtroppo, mancano i nomi dei principali protagonisti, di chi, di fatto, poteva agire dietro quei personaggi che ancora oggi non osano parlare come Mario Moretti, il quale dice di non conoscere quei particolari estremamente scottanti, o del caso di Ali Ağca ecc. ecc., i quali, non hanno di certo agito da soli; quest’ultimo non ha certamente attentato alla vita di Giovanni Paolo II per sua individuale e semplice iniziativa: qualcuno ha finanziato, qualcuno ha armato certe mani; qualcuno ha studiato ed architettato meticolosamente i metodi ed i tempi e qualcuno ha dato degli ordini, non ci sono dubbi. Così, questo saggio è sì in grado di stimolare e rievocare vecchie domande che ancora attendono risposte concrete.

Questa, dunque, è un’opera pedagogica in cui l’autore, dopo aver indagato ed aver girato grande parte dell’Europa, si era proposto di scoperchiare il Vaso di Pandora contenente troppe ipocrisie e falsità con i nomi dei mandanti; così, egli cerca di penetrare nell’omertà dietro la quale questi nomi si celano. Tuttavia, grazie alle numerose interviste e minuziose ricerche condotte con grande zelo, egli riesce almeno ad mettere a fuoco quei numerosi misteri insabbiati – non per coincidenza – di proposito e con ogni probabilità, volutamente da chi è deputato ad evitare la scoperta di scomode verità capaci di compromettere non solo le carriere di chi è al corrente di dettagli che potrebbero completare il quadro dell’incompleto mosaico, con quelle tessere mancanti. Sì, si potrebbero aggiungere pericolosamente frammenti in grado di rivelare la cruda realtà, le vere trame ordite da chi ha partecipato all’ambigua storia di tragedie, condotta da politici, politicanti, abili dirigenti burocratici e devoti sindacalisti palesemente in debito con l’intera Nazione incredula che, da decenni spera che sia fatta luce nell’oscurità, dietro certe porte socchiuse che forse – speriamo – possano essere finalmente spalancate, affinché certe pratiche non tornino ad essere eternamente ripetute.

Tullio Pascoli

Bilingue dalla nascita, con studi tecnici commerciali e poi linguistici, perfezionati in Inghilterra, Francia e Spagna. Inizia lavorando come guida-interprete per una multinazionale tedesca del turismo in Spagna, Africa (Cameroun/Tunisia) ed Italia. Dopo lunga attesa per l’assunzione come Interprete, al Tribunale di Bolzano, accetta la proposta come Capo Ufficio Esportazione di un’importante industria tessile Italiana. Si trasferisce in Sudamerica come responsabile Commercio Estero di un importante gruppo tessile. Dopo sette anni in tale funzione, inizia l’attività in proprio come Consultore Commerciale e trascorre un terzo dell’anno in giro per il mondo, letteralmente dalle Ande all’Himalaia; dall’Argentina al Canada; dalla Svezia all’Africa del Sud; dal’Europa all’Asia: oltre quaranta viaggi in Cina; oltre trenta viaggi in India; oltre cento viaggi negli Stati Uniti; naturalmente, visita la maggior parte dei Paesi Latinoamericani, inclusa  Cuba, potendo durante gli spostamenti, dedicare lunghe ore alla lettura. Negli anni ’90 ha l’occasione di incontrare tre Presidenti, in Germania, Corea e Brasile. Contribuisce ad alcuni eventi musicali per gli oriundi Italiani (la prima comunità al mondo), invitando in Brasile Gigliola Cinquetti, Nico Fidenco e Jimmy Fontana.  Ha l’occasione di scambiare corrispondenze con Augusto Guerriero (già da studente dalla Spagna); poi, con i liberali Jean-Yves Naudet, Philippe Legrain, Ruggero Marino, Gavin Menzies, Guglielmo Piombini, Luigi Marco Bassani. Si diletta a recensire saggi, soprattutto di chiara inclinazione liberale e libertaria, ma non solo. Dispone di una biblioteca personale (oltre 1.600  titoli) di saggi di Storia, Antropologia, Etnologia, Sociologia, Psicologia, Religione (specialmente sul Gesù storico), Filosofia, Economia e Politica, in parte nelle versioni originali. Registra un proprio sito www.liberalismowhig.com compilando, probabilmente, il più grande elenco di autori liberali e libertari di tutto il WEB con oltre 1200 autori e quasi 3.000 opere. Dopo aver collaborato con il giornale elettronico www.legnostorto.it, collabora oltre che con www.pensalibero.it,con www.liberlcafe.it e www.politicamagazine.info unicamente con l’intuito di far conoscere le idee liberali così poco conosciute ed altrettanto incomprese in Italia. 

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