Un Paese in deficit anche a toilette

Non c’è paragone tra i servizi del JFK di New York e quelli della Malpensa. Sono invece assimilabili quelli dei musei: Uffizi come al Metropolitan. Ma se si passa da Piazzale Michelangelo …

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di Fabrizio Binacchi | 21 maggio 2018

La cronaca passa anche dai bagni pubblici, dalle toilette, dai servizi igienici. Non c’è paragone tra i bagni di un aeroporto italiano e un restroom ad esempio del JFK airport di New York. Per il semplice fatto che là funzionano, sono aperti, frequentabili e quasi del tutto puliti, qui molti sono spesso chiusi, poi a volte  inaccessibili e non sempre pulitissimi, non sempre così igienici.

Un mitico caporedattore cronaca del Tg1 dei miei anni giovanili, il compianto Roberto Morrione, mi disse una sera dopo che era andato in onda un mio servizio a Tg1 Sette sulle aree di servizio delle autostrade: “Non male Fabrizio ma io sarei andato a vedere anche com’erano i cessi, tirato uno sciacquone, vedere se funzionavano ed erano presentabili”.

Forza della cronaca in età di inchiesta anche sui servizi primari. Rimane il fatto che un Paese turistico non può permettersi il lusso di avere toilette non all’altezza di un Paese che vuol essere moderno. Non possiamo pensare soltanto a fare business vendendo, spesso a caro prezzo, i nostri prodotti, i nostri piatti, i nostri ricordini, i nostri letti negli hotel, ma dovremmo pensare anche ai bisogni primari fisiologici dell’umanità che, bontà sua,  ci viene ancora a visitare, e a chi arriva nei nostri aeroporti, stazioni e porti.

Spesso quando viaggi si deve fare i conti col bisogno e con “bisognini”. E’ normale. Il problema è trovare servizi igienici all’altezza della civiltà che diciamo di aver costruito e di vivere. Il cronista anche tardivo, e anche in omaggio alla sacrosanto consiglio del compianto Morrione, non può esimersi dal citare due o tre casi vissuti negli ultimi tempi. Aeroporto internazionale di Malpensa, area arrivi. Servizi per gli uomini aperti e funzionanti nella loro medianità igienico sanitaria. Servizi per le signorine e per le signore  bloccati per metà. Lavori e pulizie straordinarie. Si cerca con ansia altra area bagni, scale, ascensori, rampe e via di ricerca. Al JFK di New York servizi completamente funzionanti ed aperti con spazi grandi e puliti sin a ridosso del gate. Il che, come è noto a chi viaggia, evita ansie e agitazioni da ritardi da imbarco e corse ai bagagli. Ci vorrebbe una graduatoria di agibilità dei luoghi di transito per viaggi e turismo legate ai servizi primari.

I servizi igienici del treno regionale Amtrak Pen Station New York Boston hanno carta igienica in abbondanza, salviette per lavarsi le mani e fazzoletti più robusti per asciugasi dopo il lavaggio mani. E scende regolare il sapone dai rubinetti. Non sempre così sui nostri regionali e a volte anche sui treni ad alta velocità che costano come un volo internazionale.

Dimmi che servizi igienici hai e ti dirò che Paese sei. Va a volte meglio nei grandi musei: alla Galleria degli Uffizi, si ha testimonianza, al netto delle cronache su fatti specifici, i servizi sono accettabili e discreti. Come quelli del Metropolitan o della Biblioteca Pubblica di New York in cui si può fruire anche di una fragranza profumata. Insomma spruzzare un deodorante. Non così nei posti esterni: è capitato in questi anni e anche negli ultimi mesi di passare  da Piazzale Michelangelo e da San Miniato al Monte e lì il problema dei servizi igienici si sente molto. C’è un “chiamiamolo” presidio sorvegliato con regolare coda e con accesso a pagamento dalla qualità non sempre accettabile. L’alternativa è andar apietire una toilette in un bar o in una caffetteria della zona e investire una manciata di euro in caffè e cappuccini per poter andare alla toilette.

Giusto investire nell’immagine di un luogo e di un servizio per viaggiatori e turisti ma  sarebbe ora di investire, come sul wifi, anche in tutti i tipi di servizi pubblici.

Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l'Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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