Un gioco spaventoso

di Alessandro Bertirotti | 22 maggio 2017

È tutta questione di… follia.

Questa non è più eclatante di altre, ma certo fa un certo effetto. Mi ricordo che quando ero adolescente le cose erano difficili anche per me, perché avevo qualche problema a propormi nel gruppo di amici che giocavano tutti i pomeriggi in piazza. Non mi piaceva il calcio, e non mi piace nemmeno oggi. Studiavo pianoforte, e conoscevo bene Chopin e Beethoven. Meno bene i cantanti degli amici e delle amiche. E poi, in discoteca andavo raramente, ma quando ci andavo mi divertivo molto. Stavo bene.

Eppure, nell’insieme, avevo difficoltà a stare con coetanei troppo sbrigativi nei giudizi, nelle soluzioni dei problemi, e nella valutazione degli altri. Mi sentivo solo, e rispetto a questi temi non avevo altra scelta che stare con persone più grandi di me. E le avevo trovate. Certo, mi hanno insegnato molte cose, ma mi hanno anche costretto a fare scelte difficili, come quella di non frequentare coetanei insulsi e faticare sforzandomi di conoscere, dubitare e soprattutto chiedere.

Eh, sì! Il trucco è quello di chiedere aiuto alle persone giuste, saperle individuare e frequentarle, anche quando ci sentiamo lontani e inadeguati rispetto alla loro esperienza. Eppure, le storie di tutti noi sono molto simili, e si deve imparare, proprio durante l’adolescenza, a stare assieme a quelle persone che ci motivano nel positivo, supportando anche la nostra eventuale tristezza, la solitudine, più percepita che reale, e il naturale disorientamento.

In questi casi non è accaduto questo, perché questi ragazzi hanno incontrato un criminale. Erano già depressi e soli di fronte ad uno schermo. E lo schermo rende soli, e induce a pensare che dietro esista quello che si desidera trovare. Anche quando conosciamo la realtà, ossia sappiamo che non esiste nulla di ciò che immaginiamo, facciamo finta di niente e ci inganniamo.

E vi sono coloro che giocano sui nostri stessi inganni, incitandoci al peggio. Genitori: state attenti, siate più vicini ai vostri figli, anche andando incontro a scontri quotidiani, ma parlate, parlate e amateli con tutti i loro problemi. Non abbiamo altra via, credetemi.

Alessandro Bertirotti
http://blog.ilgiornale.it/bertirotti/2017/05/18/assassino/

Alessandro Bertirotti, antropologo della mente, è nato nel 1964. Si è diplomato in pianoforte presso il Conservatorio Statale di Musica di Pescara e laureato in Pedagogia presso l'Università degli Studi di Firenze. È Vice Segretario Generale dell’Organizzazione Internazionale della Carta dell’Educazione CCLP Worldwide dell’UNESCO, membro del Comitato Scientifico Internazionale del CCLP e Presidente Internazionale della Philomath Association È docente di Psicologia Generale presso il Dipartimento di Scienze per l'Architettura della Scuola Politecnica dell'Università degli Studi di Genova e Visiting Professor di Anthorpology of Mind presso la Universidad Externado de Colombia, a Bogotà.

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