Ue-Turchia: integrazione differenziata

di Redazione Pensalibero.it | 8 gennaio 2018

Quando negli ambienti dell’Unione europea si parla di Turchia, e viceversa quando ad Ankara si parla di Ue, i toni sono oggi aspri da entrambe le parti e vengono alimentati da reciproche recriminazioni, contrapposizioni e divergenze. Lo stesso presidente francese Emmanuel Macron, incontrando l’omologo turco Recep Tayyp Erdoğan all’Eliseo a inizio 2018, ha raggelato le prospettive di adesione, dopo che il leader di Ankara si era detto “stanco di aspettare” sulla soglia dell’Ue.

Le interazioni politiche ad alto livello sono circoscritte, mentre in Europa l’opposizione dell’opinione pubblica a una futura adesione della Turchia ha toccato un incredibile 77%.

Gli stessi turchi, che a metà degli anni Duemila si schieravano a sostegno di un ingresso nell’Unione per il 74%, avversano oggi – pur se in lieve maggioranza – un allargamento dell’Ue ad Ankara. Ciò premesso, pure una ferma sostenitrice del futuro europeo della Turchia come chi scrive ha inevitabilmente dei ripensamenti.

Tutti i nodi della relazione
È in effetti difficile pensare che le attuali dinamiche fra le due parti possano sfociare in un’adesione alla casa comune europea come l’abbiamo conosciuta finora. A rigore, la Turchia non sembra più soddisfare i criteri di Copenaghen – al cui rispetto l’accesso di un nuovo Stato membro è condizionato -; in particolare il criterio politico che richiede la presenza di istituzioni stabili a garanzia della democrazia, dello stato di diritto, dei diritti umani e del rispetto delle minoranze.

Da parte sua, la Turchia guarda comprensibilmente con diffidenza un’Ue che viene percepita come in deficit di credibilità, avvezza a doppi standard e accusata di aver spostato sempre più in avanti, sin dall’allargamento del 2004, i traguardi fissati per l’adesione di Ankara.

Come se non bastasse, il processo di pace cipriota – che ha come obiettivo la costituzione di una federazione fra le due comunità presenti sull’isola, quella greco-cipriota e quella turco-cipriota – è finito in un vicolo cieco. Dopo il fallimento anche dell’ultimo round di negoziati, nonostante l’eccezionale allineamento degli astri che lo aveva preceduto, sarebbe ora che le parti coinvolte, in particolar modo la Repubblica di Cipro, ammettessero chiaramente di non essere interessate a questo tipo di accordo.

Dulcis in fundo, ad arricchire il già composito quadro c’è il progressivo deterioramento delle relazioni bilaterali fra Germania e Turchia, condito da indecenti accuse rivolte da Ankara ai suoi partner europei su cui è meglio tacere.

Alla luce di ciò, pure il più ardente fautore dell’ingresso della Turchia nell’Unione europea fatica a tenere viva la fede. Leggi tutto: http://www.affarinternazionali.it/2018/01/ue-turchia-integrazione-differenziata/

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