Ucraina: il genocidio dimenticato – Un libro di Ettore Cinnella.

“ Anni prima la città era stata a guardare come sterminavano la campagna e lo trovava naturale. Adesso la campagna avrebbe potuto guardare come sterminavano la città, ma era troppo ignorante per farlo, e per di più era lei stessa in via di sterminio…” da “ Arcipelago Gulag” Solzenicyn . pag. 90 ed. II maggio 1974 Mondadori.

di Enrico Martelloni | 14 febbraio 2017

Osservare la copertina del libro, il bel libro di Cinnella sul genocidio ucraino, mi rammenta il mio primo viaggio a Kiev e nella profonda Ucraina. La copertina pone sullo sfondo dell’inverno di languidi alberi spogli, la scultura senza piedistallo di una bambina con le spighe di grano in mano. La statua è in fondo al parco, oltre la fermata metropolitana della storica piazza Arsenale, vicino al museo della carestia che anticipa Pecerska Lavra, il complesso monastico cuore della Chiesa cristiana ortodossa. Davanti ai piedi scalzi della fanciulla, c’è sempre un garofano fresco, simbolo di vittoria. Il museo della carestia ne è, invece, la memoria storica dei dieci milioni di ucraini uccisi dalle tre grandi carestie. Cioè una parte dei sessanta milioni di amine travolte dalla furia irresistibile e spaventosa, che partendo da Lenin, furono sterminate attraverso le fiumane di deportazioni, negli immensi lager i cui nomi non sono inferiori per terrore, a quelli del nazionalsocialismo, come ad esempio Solovki e Kolyma. Questi, sono solo meno conosciuti in occidente, ma chiunque oltre cortina, come un tempo era uso dire, conosce bene.   Tre furono le grandi carestie del genocidio. Cinnella ci racconta con precisione storica e scientifica, attraverso un’agile e incalzante ricostruzione, quella del 1932 – 33. Il libro è agile, si legge bene, di un fiato, quando non ti fermi a pensare, o ne resti senza, per le spaventose e assurde vicende.  Holodomor. Ovvero, morti di fame. Un neologismo usato dalla pubblicistica, “ per la sua mortuaria pregnanza, evocatrice del genocidio”.  Una tragedia di proporzioni enormi che in parte spiega la profonda ostinazione di Mosca in questi anni di guerra. La riacquistata indipendenza dell’Ucraina ne ha riportato al centro gli eventi, come tragico simbolo dell’identità nazionale. Il libro racconta nei vari capitoli tutta l’evoluzione di quegli anni che sconvolsero tutta l’Unione Sovietica per le vicende politiche di alcuni dei suoi efferati protagonisti: Stalin, Molotov, Kaganovic, Kirov, e molti altri. Dopo decenni di silenzio riaffiorano gli orrori del passato, come un vento che disseppellisce la Storia, man mano gli studiosi ricostruiscono quegli anni taciuti e nascosti nei segretissimi archivi sovietici. L’elemento centrale della politica di Stalin che stravolse la vita delle campagne non solo ucraine, ma anche ad esempio del Cuban in maggioranza di lingua ucraina, del medio Volga, o delle terre nere, fu la riforma agraria cominciata da Lenin e nella creazione del Kolchoz dove concentrare gli “ Ammassi “ di grano misurati in pudy, che servivano per acquistare dall’occidente la tecnologia industriale di cui l’URSS era quasi priva.  La divisione del mondo rurale in Kulaki, ricchi contadini, in Srednjaki, medi e bednjaki contadini poveri, aveva prodotto effetti contrari, aumentando l’inimicizia tra il mondo rurale e lo stato bolscevico fin dal 1921. La deculachizzazione inventata da Stalin, cioè l’eliminazione fisica  dei Kulaki nemici giurati dell’edificazione colcossiana, provocò resistenze e sommosse sanguinose. Le deportazioni che in quegli anni di continuo ed ovunque avvenivano, le fucilazioni in massa di contadini, provocarono l’inizio della grande carestia. Cinnella ne approfondisce gli aspetti peculiari e analizza con chiarezza i riflessi internazionali  che portarono all’omertà in occidente di quanto stava accadendo in Unione Sovietica, in Ucraina in particolare, come nel Kazakistan. L’opportunismo occidentale che rifiutava il comunismo per poi farci ampi affari, fu avallato da celebri giornali e giornalisti, dal ministro francese Edouard Herriot, che non si resero conto dell’immane tragedia. Molte furono anche le denunce; il mondo sapeva attraverso celebri penne come quella del canadese Andrew Cains, o dell’esperto agronomo tedesco Otto Schiller. Della drammatica situazione ucraina era risaputo anche da Mussolini e dal Vaticano che si era già prodigato per la carestia del ’21 –’22.  Seguire la storia e l’evoluzione della grande carestia del 1932 -33 vuol dire ricostruire anche gli anni che la prepararono. Cinnella, qui riesce efficace dovendosi concentrare sull’evoluzione e gli episodi drammatici della morte per fame, raccontando sia le strategie e la psicologia di Stalin e dei suoi collaboratori all’inizio dei lunghi anni di terrore, sia la descrizione attraverso i racconti dei feroci e frequenti atti di cannibalismo provocati dall’inedia che rese folli madri e famiglie in piena disperazione. Infatti, per conseguenza di irragionevoli piani agrari sostenuti da Lisenko e dalla propaganda, crearono i presupposti della tragedia. Chi non voleva aderire alla collettivizzazione preferì macellare tutti i propri animali prima che ne fossero privati. La capacità di produzione nei Kolchoz precipitò, i finti sabotatori, fucilati o deportati, mentre il numero degli animali da lavoro si ridusse velocemente a un terzo. E’ in questo contesto, che il libro racconta ed esprime pagine interessanti, fino alle sue naturali conclusioni che ne fanno un volume da leggere con attenzione per conoscere gli aspetti di eventi drammatici misconosciuti e fino a poco tempo fa taciuti.

Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d'adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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