Trump e la retorica allarmistica sull’immigrazione

Trump aveva capito che concentrarsi sul tema dell’immigrazione avrebbe mobilitato la sua base a recarsi alle urne.

di Domenico Maceri | 18 Nov 2018

“Nessuna invasione. Nessun pericolo…Ma come ho detto siamo a una settimana dall’elezione”. Ecco le parole di Shep Smith, conduttore di un programma alla Fox News, commentando la situazione della carovana di migranti che si sta dirigendo verso gli Stati Uniti.

Smith, uno dei pochissimi giornalisti alla Fox News che non fa parte dell’ideologia predominate sostenitrice di Donald Trump, smentiva le esagerazioni dell’inquilino alla Casa Bianca. Si ricorda che nelle ultime settimane prima delle elezioni di metà mandato il 45esimo presidente aveva tuonato a destra e manca sul pericolo rappresentato da alcune migliaia di profughi che si stanno dirigendo verso gli Stati Uniti. Questi disperati includono gente che sfugge dalla violenza centroamericana ma anche dall’estrema povertà in cui si trovano.

Trump ha usato la carovana per fare campagna politica cercando di presentarla come una “invasione” degli Stati Uniti. Per contrastarla, ha mandato più di 5mila soldati al confine col Messico che si aggiungono alla polizia di frontiera e 2100 membri della Guardia Nazionale.

Trump aveva capito che concentrarsi sul tema dell’immigrazione avrebbe mobilitato la sua base a recarsi alle urne. I democratici hanno concentrato la loro campagna sulla sanità conquistando la maggioranza alla Camera, aiutati anche dall’impopolarità di Trump e dalla sua sbagliata strategia di non sottolineare l’economia in ascesa. Trump da parte sua, il giorno dopo l’elezione, ha smesso di parlare dell’immigrazione perché dopotutto, si trattava, come aveva detto Shep Smith, di… campagna elettorale.

Ciononostante, la strategia di Trump per affrontare la questione dell’immigrazione continua a basarsi sulla mano dura con la chiusura della frontiera, usando le forze dell’ordine per impedire ai migranti di entrare nel Paese. Allo stesso tempo l’amministrazione Trump sta preparando un’interpretazione della legge americana che renderebbe ancora più difficile la richiesta di asilo politico regolata non solo dalla legge nazionale  ma anche internazionale. Trump intende promuovere una misura secondo la quale la richiesta di asilo politico sia disponibile solo a coloro che entrano negli Stati Uniti in certi porti di ingresso stabiliti dal governo. Coloro i quali entrerebbero in luoghi deserti e poi si consegnassero a forze dell’ordine americane verrebbero spediti indietro.

Trump crede di potere bloccare l’entrata dei migranti negli Stati Uniti ma in caso contrario ha già un piano di costruire  una “città di tendopoli” lungo il confine dove i migranti verrebbero tenuti mentre attenderebbero l’esito della loro richiesta di asilo.

Le parole e le azioni di Trump faranno piacere alla sua base perché agisce da duro anche se alcuni hanno già capitolo che si tratta solo di retorica. La costruzione del muro alla frontiera, ripetuto fino alla nausea durante la campagna elettorale che il Messico avrebbe dovuto pagare, non viene più menzionato perché richiama il suo fallimento di risolvere il nodo dell’immigrazione con le risposte semplicistiche.

I democratici sono rimasti lontani dal tema durante la campagna elettorale appena conclusosi. Non esistono risposte facili e immediate per risolvere la disperata situazione di migranti in nessuna parte del mondo. Bisogna andare alle radici. Matteo Salvini, attuale ministro degli Interni in Italia, nel suo slogan di aiutarli a casa loro, non ha tutti i torti, anche se lui ha fatto poco per risolvere la triste situazione dei migranti che spesso perdono la vita mentre cercano di sbarcare in Italia.

L’idea di risolvere i problemi a casa loro non è però errata. Trump non la menziona e infatti continua a minacciare che se i governi

centroamericani non impediscono la partenza di queste carovane taglierà loro gli aiuti finanziari che l’America elargisce al Guatemala, El Salvador e Honduras. Questa azione aggraverebbe la situazione e aumenterebbe il numero di profughi.

Si tratta proprio del contrario. Se Trump volesse davvero risolvere la triste situazione in America Centrale dovrebbe inviare più fondi per migliorare l’economia in questi Paesi. Il 45esimo presidente però rimane un isolazionista, preoccupandosi solo dei problemi in casa sua, senza capire che nel mondo moderno molti dei problemi hanno matrice e ripercussioni globali.

I democratici e la sinistra in generale lo capiscono ma anche loro non hanno trovato risposte efficaci. Ecco perché il populismo che vuole chiudere le frontiere miete successi politici in Europa. La risposta facile e immediata offerta dal populismo non è efficace ma dà un minimo di soddisfazione temporanea.

Nella sua retorica allarmistica Trump ha persino assegnato la colpa ai democratici che secondo lui sono responsabili delle deboli leggi americane sull’immigrazione. Dimentica ovviamente che per i suoi primi due anni di mandato lui e il suo partito hanno controllato il potere legislativo e esecutivo. Avrebbero potuto modificare le leggi ma non lo hanno fatto. Con il controllo democratico della  Camera a iniziare dal mese di gennaio 2019 si troveranno queste soluzioni legislative più facilmente?

Domenico Maceri

Domenico Maceri, PhD, University of California, scrive su politica americana. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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