Trasporto pubblico a Milano: da Rota buona amministrazione, no riportare lancette indietro

di Franco D'Alfonso | 9 aprile 2017

Torneremo presto a parlare di Trasporto pubblico a Milano, cercando di chiarire i molti punti incomprensibili più che oscuri di una vicenda che occupa le pagine della cronaca cittadina un po’ all’improvviso, senza che se ne comprendano le ragioni, ma soprattutto per affrontare in maniera chiara e trasparente un dibattito cruciale per la vita stessa della città e della sua amministrazione, vale a dire la modalità di gestione della sua più importante e strategica controllata, l’Atm, i possibili partner (Fs, Trenord, altri), la nuova dimensione metropolitana, i vincoli di legge e molto altro ancora.

Con questa dichiarazione volevo segnalare alcuni punti fermi relativi ad una fase che si è chiusa con il rinnovo del Cda Atm :

– la gestione Rota di Atm ha consentito una spettacolare inversione di tendenza gestionale, amministrativa e politica rispetto ad una gestione Catania del centrodestra che aveva risultati tutt’altro che brillanti .

– Per questo motivo non si può pensare di  sostituirlo con  qualche uomo della passata gestione- Catania, magari scelto fra quelli non confermati o allontanati proprio dall’amministrazione Pisapia . La scelta spetta, formalmente e sostanzialmente, al nuovo Cda Atm appena insediato e sono sicuro che lo farà con serietà e professionalità : la pregiudiziale politica è rivolta   a quegli esponenti dell’amministrazione – che ci sono, inutile fingere che non sia così –  in carica che pensano invece proprio a persone di questo tipo per il vertice operativo ( direttore generale ) e che avranno, del tutto legittimamente, la possibilità o meglio il dovere  di esprimere un indirizzo appunto politico per la gestione futura di Atm . Troverei molto curioso, per non dire altro, che si teorizzasse un rinnovamento molto somigliante al ritorno delle lancette ad un’epoca che appartiene ad un’altra politica rifiutata per due volte dal voto dei milanesi . E non potrei, assieme credo alla maggioranza dei cittadini milanesi, condividere tale scelta.

– in maniera del tutto incomprensibile il ricambio fisiologico dei vertici ( Rota non poteva essere confermato come presidente, in base ad una norma introdotta dall’amministrazione Pisapia, che personalmente non condivido ma che evidentemente non si può che rispettare fino a che non verrà modificata, essendo impossibili deroghe) si è trasformato in uno psicodramma, con polemiche sgradevoli al contorno. Penso che sarebbe stato doveroso congedare con onore chi ha servito la città senza infilarsi in cavillose ricerche burocratiche di giustificazioni, peraltro del tutto inutili stante la non confermabilità dei vertici uscenti, ad una scelta di radicale cambiamento, discutibile come ogni scelta, ma del tutto legittima.

– la vicenda del cambio dei vertici è stata sovrapposta, a torto o a ragione, a questioni di strategia aziendale ed in particolare a come reagire e rapportarsi con una chiarissima strategia del governo Renzi, ora Gentiloni come prima Letta, che assegna a Ferrovie dello Stato un ruolo di consolidatore unico della politica del trasporto nazionale ed urbano e sforna leggi che costringono più che orientano ad “aprire le porte” al gruppo guidato da  Mazzoncini . Questo ha fatto sì che le vicende e le opinioni personali di amministratori e manager pubblici assumessero apparentemente più rilievo del tema strategico in discussione. Come direbbe un grande gestore di situazioni pubbliche complicate, è peggio che un crimine , è un errore.

Non si ritrovano nella dichiarazione che segue, ma sono altrettanti punti fermi, a mio avviso :

– il fatto che la vicenda della cessione delle quote M5 a Ferrovie dello Stato è stata gestita da parte dell’assessore al bilancio in maniera opposta a quella  che chiameremmo gestione chiara e trasparente di informazioni e decisioni, determinando una cristallizzazione delle posizioni ed una caduta della fiducia reciproca che non favorisce un dibattito costruttivo.

– che la conoscenza di principi e procedure da parte di chi ha gestito fin qui operativamente la produzione di atti ed informazioni, alcuni dei quali sottoposte anche all’avallo di organi comunali, è quantomeno approssimativa.

Un “cambio di passo” nel metodo prima ancora che nel merito è semplicemente indispensabile.

Franco D’Alfonso

Conseguita la laurea in Giurisprudenza alla Statale di Milano, prosegue gli studi con il Master Business Administration, MBA conseguito alla Scuola di Direzione Aziendale dell’Università Bocconi. Dal 1984 al 1998 è stato manager in Fininvest e Mediaset, dove ha ricoperto la carica di direttore delle produzioni internazionali. La sua vita professionale in ogni caso è principalmente incentrata sulla consulenza aziendale nel campo della telecomunicazione e dei media, con esperienze in Alfa Romeo, Finmeccanica e Italtel. E' stato inoltre amministratore delegato di numerose aziende in settori diversi, dalla discografia al turismo. Giornalista pubblicista dal 1975, è editorialista per quotidiani e periodici locali e nazionali. Socialista storico milanese, è animatore di vari circoli e organizzazioni nati dopo la dissoluzione del Psi. Dal 2006 al 2008 è stato vicepresidente dell’ANMC – Associazione Nazionale Mutilati Invalidi Civili di Milano. Dal 1992 al 1997 è stato Consigliere d’amministrazione del Piccolo Teatro di Milano, nel periodo della direzione artistica di Giorgio Strehler. E’ stato coordinatore e organizzatore della Lista Milano Civica per Pisapia Sindaco, con il quale ha svolto l'incarico di Assessore al Bilancio.

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