Traffico pazzo. Se la superstrada finisce in giardino

La bretella con sotto passo che deve sciogliere le code per il mare sbuca in un parchetto. Immaginarsi la bolgia. I sotto-attraversamenti vanno di moda -come a Firenze ponte alla Vittoria e Modena strada Lambrusco- ma a volte sono sbilenchi

di Fabrizio Binacchi | 12 febbraio 2017

Traffico pazzo? Spesso. E a volte non è solo colpa di noi automobilisti che prendiamo la macchina per fare solo 400 metri. A volte è colpa anche delle strade e di chi le ha progettate. Di sottopassi sbilenchi e rotonde solo di nome.  E di chi ha deciso di far arrivare una strada -di grande traffico soprattutto d’estate- in un giardinetto di periferia.

 

Magari , e speriamolo vivamente, l’attuale percorso è temporaneo –al momento è un cantiere con deviazione provvisoria-  ma sembra fatto apposta per farti perdere. La zona è quella di in tratto di costa romagnola che in questi giorni è quasi deserta ma da aprile maggio fino a settembre  diventa intasata, a dir poco. E’ l’incrocio tra la strada Cervese e la statale Adriatica, lo snodo per il mare tra la Ravenna Rimini e la Cesena Mare. Fate voi!

 

Ebbene, qui da decenni c’era una  strada di provincia normale che portava flussi di traffico non normali, anzi inenarrabili, verso Cervia. Automobilisti bloccati proprio all’incrocio semaforico con la Statale Adriatica. Di luglio e agosto, nei fine settimana chilometri di coda per immettersi nell’incrocio. Dopo decenni di analisi e studi hanno fatto il classico sottopasso.

 

Un bel buco per far passare la Cervese verso Pinarella sotto la Statale. Perfetto. I sottoattraversamenti vanno di moda. A Firenze vicino all’Arno e a Modena sulla strada del Lambrusco ce ne sono di belli.  Come vedremo tra un attimo sono sottopassi con qualche disagio. Gli psico direbbero, forse,  con induzione distonica.

 

Torniamo al mare Adriatico, litorale che va da Cervia Cesenatico, una costa che sopporta ogni estate milioni di turisti e automobilisti. L’idea del sottopasso è vincente. Si arriva verso l’’incrocio con la famosa e spesso famigerata statale Adriatica, teatro di tanti incidenti, nel tratto Pjnarella Tagliata, ed ecco la sorpresa, si imbocca il sottopasso si fanno alcune centinaia di metri e arrivi (ora)  in un giardino. Dopo una piccola rotonda.

La strada si restringe, e c’è un semaforo provvisori si immagina che regola lo snodo. Si creano ora code in assenza di traffico, immaginarsi cosa succederà fra qualche mese quando tutti i turisti si troveranno in questo minuscolo svincolo se non chiuderanno il cantiere e se non si toglierà la deviazione.

 

I lavori sono in corso, quindi è molto probabile che per l’inizio della stagione estiva sia pronto un percorso più consono, largo e senza intoppi, per lo sbocco al mare. Se così non fosse..incrociamo le dita.  Sottopassi come le rotonde in giro per le nostre città vanno via come il pane (buono). Ma bisognerebbe farle e farli bène.

 

A Firenze quello, ormai decennale, che porta da Ponte alla Vittoria verso Porta a Prato è un sottopasso da giostra: entri, buona discesa tipo pista nera dolomitica, e ti trovi subito a curvare. L’avranno fatto perché non c’era spazio sufficiente o per tenere allenati i fiorentini che vengono da Oltrarno.

 

Più pacato il sottopasso costruito nel’intersezione tra la tangenziale di Modena e la statale Via Emilia zona Policlinico, pure bello largo che non fa mai male. I sottopassi non sono rimedi qualsiasi, se son fatti male son pericolosi. E a volte, se non hanno scolo sufficiente,  diventano fossi pieni d’acqua in caso di pioggia.

 

A proposito di rotonde particolari l’alto giorno a Cesena ne ho vista una ad anello bislungo come quello dei campi di atletica. Non è certo la più particolare perché  se ne incontrano di esagonali, o sinusoidali, minute e alcune persino a punta. Geometria variabile.  Come la vita.

Fabrizio Binacchi

Con Voce di Mantova

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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