Tornano le torri: la vita in verticale

Nel 1200 a Firenze ce n’erano già 150 simbolo di potere, a Mestre ne hanno costruita una super moderna e ibrida con terrazza sul mondo (veneto).

di Fabrizio Binacchi | 17 giugno 2018

Torri nella storia come segno e simbolo di potere, di dominazione. A Firenze nel 1200 c’erano  già 150  torri tra i 50 e i 70 metri di altezza. Erano i grattacieli del Medioevo. Le case di nobili erano palazzi con le torri e case nelle torri stesse.

 

Da una parte e dall’altra dell’Arno ecco le torri che sono diventate case di ricchi commercianti anche negli ultimi decenni o sedi di importanti case di moda. Belle e improvvise le torri di Lungarno degli Acciaiuoli e quelle dall’altra parte come  le Torri dei Marsili, dei Barbadori,  la Torre dei Belfredelli, dei Ramaglianti.

 

Firenze turrita come Bologna. La città emiliana  turrita tanto che le due più alte nel cuore di Bologna sono diventate il simbolo della città, a cominciare da quella degli Asinelli.

 

Tornano le torri da recuperare e rivivere , ma  arrivano anche le nuove torri quelle moderne come i grattacieli di Milano che hanno impresso una nuova sky line alla metropoli lombarda. L’immagine simbolo più nota è quella dei grattacieli di Porta Nuova, città che sale di Boccioniana memoria con gli orti e i giardini verticali. Ma anche città più piccole provano nuove torri, forme di recupero ambientale ed urbanistico che passano da nuovi grattacieli polifunzionali.

E’ il caso di Mestre con la sua ultima Hybrid Tower studiata per varie utilità.

 

Uno si chiede: perché una sorta di Venice Tower a Mestre per guardare nella foschia le cupole di Venezia e la sconfinata pianura veneta? Si può immaginare una vita in verticale?  Avere servizi nella stessa torre per vivere tutto o quasi  lì dentro?

Beh intanto a Mestre hanno recuperato uno dei  quartieri più degradati l’ex Actv  in uno degli angoli di terraferma veneziana che non era proprio tra i più eleganti.

 

L’Hybrid Tower è sicuramente un tocco di stile molto particolare nella panoramica urbanistica mestrina che ha innescato anche un recupero urbanistico della vicina Marghera. Non solo porto, non solo gru, non solo tralicci. Poi la ricerca architettonica ci ha messo del suo.

 

E’ una torre molto singolare che comincia, alla vista,  ai piani bassi con cristalli e acciaio poi appaiono i piani con le terrazze per la residenza e poi i ristoranti e una grande splendida terrazza  colorata di 230 metri quadrati praticamente sospesa nel vuoto nello sterminato sguardo tra la laguna e l’autostrada serenissima, tra le prima colline verso nord e il groviglio del porto. Mica male, come idea. Brava Mestre.

Il tutto portato a casa in pochi anni. L’architetto è Flavio Albanese e ha perseguito una specie di processo di ibridazione e mischiamento delle utilizzazioni molto in voga nelle nuove destinazioni d’uso, pensate come sovrapposizione di schemi funzionali ed estetici.

 

Diciamolo: uno arriva lì in via Torino a Mestre e memore di vecchie casette e piccoli palazzotti o tentativi di grattacieli si chiede cos’è? Poi sarà per la novità, sarà per il contrasto con il mondo attorno si  capisce che è un tassello di nuovo.

 

Eccoli: 81 metri di altezza , 19 livelli, tre ascensori veloci, spazi collettivi ai primi piani (tipo centro benessere ed uffici in coutility)  poi quelle strane singolari terrazze e i balconi sospesi nel vuoto tra i piani 12 e 16, che fanno molto  astronave e sono gli appartamenti da 40 metri quadrati tutta innovazione e risparmio energetico.

 

Poi ecco i locali che sembrano sfiorare il cielo dal 17 verso l’alto e quella mega terrazza a 360 gradi che è al diciannovesimo piano e fa molto terrazza Manhattan.

 

Ovvio che lì dietro non il Metropolitan ma questa torre ibrida di Mestre dimostra che provare si può, e che pensare una vita in verticale , anche per il risparmio del suolo, non è così lunare.

 

Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l'Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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