Thank you for your service

di Oscar Bartoli | 6 novembre 2017

raNegli Stati Uniti su una popolazione totale di 327 milioni di abitanti i veterani di guerra superano i 22 milioni dei quali il 10% è rappresentato da donne..
Pochi ricordano lo scandalo che travolse l’amministrazione sanitaria dei veterani nell’aprile del 2014.
CNN scoprì quello che tutti i veterani sapevano: a Phoenix Arizona 35 veterani erano morti mentre attendevano la convocazione  per una visita medica che avevano richiesto mesi prima anche se la procedura prevede che la visita debba essere fatta entro 14 giorni dalla richiesta.
Lo scandalo di Phoenix portò alla scoperta di malefatte in altrettanti ospedali per veterani in altri Stati della federazione.
Il presidente Obama intervenne personalmente in questa losca storia che determino’ le dimissioni del capo della amministrazione veterani.
Ma non è che a 3 anni da questo scandalo la situazione sia sostanzialmente cambiata: L’atteggiamento della burocrazia nei confronti di coloro che hanno dedicato una parte della loro vita a combattere su teatri di guerra spesso ritornando in patria se non con gravi ferite sicuramente con una malattia determinata dallo stress post traumatico sembra non essere sostanzialmente cambiato.
Le statistiche dicono che ogni giorno almeno 22 veterani si suicidano.
Ogni notte sono più di 50.000 i veterani senza casa che dormono per le strade, sotto i ponti, sopra i prati delle località di prestigio come succede in California.
Il tema della mancata riconoscenza dello Stato nei confronti di coloro che hanno rischiato la vita spesso per difendere l’immagine di una nazione che si era impantanata in conflitti bellici senza alcuna giustificazione, è ritornato d’attualità con l’uscita nelle sale cinematografiche di un film dal titolo “Thank you for your service”.
Opera prima di un giovane regista, Jason Hall, costato solo venti milioni di dollari, narra la storia di
alcuni commilitoni vittime di un agguato in Irak durante una fase di perlustramento.
Il film tratto dall’omonimo libro di David Finkel, scava nella vita di questi reduci che in comune hanno soprattutto le conseguenze del PTSD  (Post Traumatic Stress Disorder).
Notevole l’interpretazione dei giovani attori ed in particolare di Miles Teller come Staff Sergeant Adam Schumann.

Avvocato, giornalista pubblicista, collabora con molti media italiani. Risiede negli Stati Uniti dal 1994 e vive tra Washington D.C. e Los Angeles. Ha lavorato per molti anni nel gruppo SMI,leader europeo nel settore metalli non ferrosi, successivamente nell’IRI come responsabile dei contatti con i media e in seguito direttore IRI USA. Ha insegnato per dieci anni alla scuola di giornalismo della Luiss e per due anni alla Catholic University di Washington DC. Tiene un corso sulla comunicazione nel Master di Relazioni Internazionali dello IULM di Milano. Da giovane, per pagarsi gli studi ma, soprattutto, perche’ gli piaceva, ha lavorato come chitarrista – cantante suonando nelle case del popolo, circoli cattolici, night clubs, radio e televisione. Gli articoli per la rubrica Pillole d’Oltreatlantico sono pubblicati dal blog Letter from Washington DC

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