TERRORISMO/1: IN PALAZZO VECCHIO IL RICORDO DI LANDO CONTI

Al convegno per ricordare il sindaco repubblicano ucciso dalle BR, Nicola Cariglia e Adalberto Scarlino hanno ricordato che ancora oggi i progetti messi a punto dalla Giunta Conti per lo sviluppo urbanistico e per il sistema dei trasporti costituiscono ancora oggi le linee guida per ogni amministrazione.

di Redazione Pensalibero.it | 1 marzo 2010

landoconti.jpg“Se ogni anno tanti uomini che furono protagonisti delle stesse vicende si ritrovano per onorare Lando Conti, non è soltanto per il forte sentimento di amicizia che ci accomuna a lui. E’ soprattutto perché Lando è la personificazione della “bella” politica”. “ In Lando Conti ricconosciamo il protagonista di una politica caratterizzata dalla presenza delle minoranze, in particolare quelle dei partiti laici, e da un pluralismo capace di garantire migliore partecipazione dei cittadini ,nonchè opportuni limiti allo strapotere delle due formazioni più grosse.” Così Nicola Cariglia e Adalberto Scarlino hanno voluto portare il loro personale ricordo alla cerimonia che si è svolta in Palazzo Vecchio per onorare la memoria di Lando Conti il sindaco repubblicano di Firenze ucciso dalle BR il 10 febbraio del 1986. Scarlino e Cariglia, esponenti del Gruppo dei Centouno, furono legati da un forte vincolo di amicizia con Conti con cui condivisero le esperienze nel Consiglio e nella Giunta comunale fiorentina negli anni ’80. Di quegli anni e di Lando Conti, Cariglia e Scarlino hanno sottolineato il grande fervore di idee, tanto che ancora oggi i progetti messi a punto allora per lo sviluppo urbanistico a nord-ovest e per il sistema dei trasporti costituiscono le linee guida per ogni amministrazione.
Ed in molti hanno affollato il Salone dei Dugento di Palazzo Vecchio per partecipare al convegno “Di chi è figlio il terrorismo”, organizzato dall’amministrazione comunale con la rivista “Il Governo delle idee”. Un evento per ricordare la figura, gli ideali e l’attività politica di Lando Conti, e per portare un contributo alla comprnsione di quella tragica stagione di odio che insanguinò il nostro paese, e delle reali responsabilità di un omicidio sul quale non è mai stata fatta pienamente luce. Fra i partecipanti Giorgio La Malfa, Gerardo Bianco, Giorgio Morales, Sandro Barcali, Francesco Bosi, Nicola Cariglia, Ottaviano Colzi, Gianni Conti, Antonio Marotti, Giovanni Pallanti, Adalberto Scarlino, Michele Ventura, Ettore Bonalberti. Dopo il saluto del figlio di Conti, Lorenzo, presente insieme a tutta la famiglia, il vicesindaco Dario Nardella, ha portato il saluto dell’amministrazione comunale ed ha brevemente ricordato la figura di Lando Conti.
“Il 10 febbraio 1986 – ha detto il vicesindaco – accadde qualcosa che avrebbe segnato per sempre la vita e la storia della nostra città, lasciando non solo una gravissima perdita umana e politica, ma un disagio, un malessere, un’inquietudine le cui tracce sono ancora vive. Lo sciagurato commando assassino delle Brigate Rosse, fece fuoco 18 volte contro Lando Conti, mosso da odio e rabbia, aprì una ferita che non è ancora rimarginata e che oggi lascia a noi la responsabilità di dare un senso e di trovare le spiegazioni di chi e di cosa abbia mosso le mani assassine. Purtroppo, su quell’agguato e sulle responsabilità dei soggetti coinvolti, anche dopo le 5 condanne e i 4 ergastoli, non è mai stata fatta luce piena e definitiva, nonostante la dedizione e l’impegno di persone come il compianto Gabriele Chelazzi”. “La folle ideologia che ispirò il gesto inconsulto non poteva che essere animata proprio da chi avversava con ogni mezzo gli ideali di cui Lando Conti era espressione: il sincero rispetto per le istituzioni democratiche, l’attaccamento ai valori della laicità dello Stato così chiaramente espressi nel dettato della Costituzione italiana della Repubblica. Dai suoi discorsi non traspariva mai, in nessun caso, la tentazione dell’odio per l’avversario, ma anzi, lo sforzo costante di trovare con esso il terreno comune della condivisione di principi e regole civiche”. “Mi auguro con grande sincerità che la giornata di oggi possa servire non solo alla ricerca delle spiegazioni di quanto avvenuto, ma altresì a schiudere prospettive future e nuove strade alla crescita della nostra società. Del resto, una traccia di questa volontà si legge già nel frontespizio del programma, dove si parla di un convegno di “cultura civile”. Ebbene, credo che proprio nella ‘cultura civile’ risieda l’essenza dell’eredità che ci lascia Lando Conti. Un uomo che personalmente non ho avuto la fortuna di conoscere, ma di cui ammiro l’opera, per aver fatto della cultura della tolleranza, della democrazia e del rispetto il cuore del suo impegno politico. A noi il compito di far vivere nelle scuole e nelle istituzioni, nella società e nell’economia il significato di questo grande messaggio, per aprire uno squarcio nella stagione dell’intolleranza, dell’egoismo e e dell’indifferenza che sta contaminando con preoccupante rapidità la nostra Europa, le nostre città”.

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