Tanta pioggia e… sole

Frontiere sì, frontiere no? Apriamo le porte, magari anche girevoli, oppure chiudiamo tutto? Nazionalismi sì, oppure no?

di Alessandro Bertirotti | 8 luglio 2016

È tutta questione di… evoluzione.

Splendida questa canzone di un mio laureando, che mi permette questo ragionamento.

Frontiere sì, frontiere no? Apriamo le porte, magari anche girevoli, oppure chiudiamo tutto? Nazionalismi sì, oppure no?

Un lettore di questo blog, il Sig. Alessandro, a proposito di un mio precedente articolo, analizza con attenzione il mondo dei governanti, dalla finanza alla politica ad essa asservita, e quello del popolo, dei cittadini, i quali credono di ragionare e scegliere con la propria testa, mentre eseguono, più o meno consapevoli, un copione perfettamente somministrato.

In effetti, la situazione reale, concreta, quella che ognuno di noi vive, in molte parti del mondo, è questa. Non c’è dubbio.

Che fare? Cosa pensare per migliorare la qualità della vita di tutti noi? Dal mio punto di vista, possiamo poco, oppure tanto, in base alla prospettiva, e mi spiego meglio.

Se pretendiamo di vedere, relativamente presto, i risultati di azioni tese a migliorare la situazione nella quale viviamo, ebbene, forse non conviene nemmeno iniziare, a pensare e vivere diversamente. I risultati li vedranno forse i nostri nipoti, anche se molte cose si stanno velocizzando e i cambiamenti sono sempre più evidenti, sia nella vita quotidiana che nel pensiero generale delle persone. Vedi la Brexit e il risultato delle ultime votazioni amministrative in Italia. Ma si tratta di epifenomeni, ossia di espressioni solo emergenti, anche momentanee, perché il cambiamento vero necessita di costanza, tenacia e perseveranza dell’assunzione di nuovi atteggiamenti esistenziali.

Ebbene, proprio a questo mi riferisco quando, invece, vogliamo pensare che i risultati delle nostre azioni li vedranno, appunto, i nostri nipoti, forse, e più sicuramente i nostri pronipoti.

Nazionalismi, chiusure, muri, risposte economicamente vantaggiose e basate sulla paura dei criminali finanziati magistralmente da coloro stessi che li combattono, sono espressioni di un vecchio stile evolutivo,  che porterà la specie ad essere sempre più abortiva.

Aperture, una mondializzazione della consapevolezza esistenziale, applicabile a tutte le diverse subspecie umane ed etnie, la compartecipazione collettiva di fronte a decisioni definitive come la vendita delle armi, lo sviluppo, le risorse alle quali attingere e la loro distribuzione, sono parte di un nuovo modello di sostenibilità: la comunanza e la solidarietà.

Dal mio punto di vista non abbiamo scelta. Ecco perché io insisto su questi temi e lo farò fino a quando avrò voce e mano per scrivere.

Alessandro Bertirotti, antropologo della mente, è nato nel 1964. Si è diplomato in pianoforte presso il Conservatorio Statale di Musica di Pescara e laureato in Pedagogia presso l'Università degli Studi di Firenze. È Vice Segretario Generale dell’Organizzazione Internazionale della Carta dell’Educazione CCLP Worldwide dell’UNESCO, membro del Comitato Scientifico Internazionale del CCLP e Presidente Internazionale della Philomath Association È docente di Psicologia Generale presso il Dipartimento di Scienze per l'Architettura della Scuola Politecnica dell'Università degli Studi di Genova e Visiting Professor di Anthorpology of Mind presso la Universidad Externado de Colombia, a Bogotà.

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