Successo alle stelle per Trifonov

di Luca Summer | 5 novembre 2018

Pubblico del teatro del Maggio in delirio per il giovane pianista russo Daniil Trifonov, autentico leone della tastiera, esibitosi in un recital realizzato in coproduzione con gli Amici della Musica. Nato nel 1991, anno della dissoluzione dell’Unione Sovietica, Trifonov è la dimostrazione vivente che la grande scuola pianistica russa è ancora in grado di sfornare interpreti di altissimo livello (anche se va detto che l’artista ha completato i suoi studi negli Stati Uniti al Cleveland Institute of Music).

Del resto, un pianista che è arrivato terzo al Concorso Chopin di Varsavia a vent’anni e quindi primo al Rubinstein di Tel Aviv e al Caikovskij di Mosca, non può certamente essere considerato una meteora.

Trifonov ha dimostrato, oltre ad una tecnica superlativa e ad un controllo totale dello strumento, un’ulteriore maturazione interpretativa rispetto alle sue precedenti esibizioni fiorentine. Anche il programma, soprattutto nell’ampia prima parte, è stato elaborato con cura ed intelligenza musicale, con lo scopo di evitare scelte banali, ma al contrario proponendo brani di non frequente esecuzione. Come il Beethoven dell’Andante favori in fa maggiore – breve pagina inizialmente concepita come movimento centrale della celebre Sonata Waldstein – che Trifonov ha restituito magnificamente nella sua luminosità e nel suo disteso fluire, per poi affrontare la Sonata in mi bemolle op. 31 n. 3, scolpendola in modo perfetto nella sua variegata espressività (valgano per tutti la tenue dolcezza del “Minuetto” ed il piglio galoppante del “Presto con fuoco” conclusivo). Ma è stato ancora di più nello Schumann dei poco frequentati Bunte Blätter (“fogli variopinti”) che il pianista russo ha saputo immergere pienamente il pubblico nel delirante e schizofrenico mondo musicale del compositore tedesco, alternando momenti di magico e raccolto intimismo ad esplosioni sonore rabbiose ed energiche, ma riuscendo a mantenere un’unità interpretativa esemplare all’interno di tale quadro frastagliato.

 

Conclusa la prima parte con una folgorante lettura del Presto passionato op. 22 di Schumann, nella seconda Trifonov si è cimentato con la Sonata n. 8 op. 84 di Prokofiev, la terza delle cosiddette “sonate di guerra” ed opera di notevole spessore musicale, che ha avuto tra i suoi massimi interpreti i russi Sviatoslav Richter ed Emil Gilels. Pur senza accostare il nome di un pianista non ancora trentenne ai due monumenti della tastiera appena citati, va comunque detto che Trifonov ha sfoderato un’esecuzione di grande intensità, emozionante e al tempo stesso equilibrata, tratteggiando con bravura il clima contrastante del primo movimento, raggiungendo vertici di assoluta rarefazione sonora nell’Andante sognando ed esibendo con naturalezza il suo magistrale virtuosismo tecnico nel diabolico movimento finale.

Luca Summer

Diplomato in pianoforte presso il Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze, si è laureato presso il Dipartimento di Storia della Musica presso l’Università di Firenze. Insegnante di Storia della Musica in varie scuole ed associazioni, è specializzato nei compositori del 19° e 20° secolo. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni.

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