Stefania Chiaraluce da Todi, pittrice “solare”

La pittura di Stefania Chiaraluce, dopo un lungo periodo di sperimentazione nel polimaterico, è orientata ora verso la pittura astratta, particolarmente congeniale alla sua natura sognatrice e solare.

Stefania Chiaraluce

di Luciano Priori Friggi | 12 settembre 2018

Sembra di vederla Stefania, felice di poter stare tutto il tempo che voleva vicino al papà, anzi al babbo, Giovanni —perché il rapporto tra figlie e padri è sempre speciale—, durante il lavoro nella sua bottega di artigiano. E quel rapporto divenne specialissimo, perché lei ne ammirava l’arte di cesellare il legno, quella magia che svela a poco a poco sotto i colpi delicati dello scalpello volti, corpi, natura. Un artista poliedrico, scultore, ma anche pittore, come la tradizione del Medio-Evo e del Rinascimento aveva tramandato e che a Todi, la sua città, ancora nella seconda metà del Novecento, aveva un suo spessore.

Stefania Chiaraluce (a destra) con l’amica pittrice Carla Pistola. Quadro polimaterico.

Quando il babbo si accorse che la figlia mostrava una certa propensione al disegno, non la scoraggiò, anzi le insegnò i rudimenti dell’arte e lei ne fece tesoro.

Proprio dall’esempio e dall’insegnamento paterno è derivata la tendenza a non cristallizzarsi in un’unica direzione, e non mi riferisco ad un indirizzo preciso, uno stile, una “scuola”, all’interno di una scelta di campo fondamentale, come potrebbe essere la pittura o la scultura, ma proprio al gusto di passare da un campo all’altro, o di fonderli, anche a scapito di una più facile identificabilità.

Stefania Chiaraluce da Todi, come comunemente ormai viene chiamata, annovera tra le sue realizzazioni opere di diversa tecnica: nel passato ha usato quella polimaterica, mettendo nei suoi quadri oggetti di vario tipo, libri, strumenti musicali, ecc., ha reinterpretato tendenze come la pittura surrealistica o metafisica, Dalì e Carrà, senza mai scivolare tuttavia nelle provocazioni di un Max Ernst.

La sua ultima produzione è però tutta concentrata, con l’abbandono della forma-disegno, su un indirizzo pittorico decisamente informale, in cui sembra aver trovato un equilibrio nuovo.

Analizzerò qui di seguito tre opere recenti, tutte riconducibili all’Astrattismo, l’ultimo approdo della pittrice.

Simbiosi

Simbiosi. A me questa pittura suggerisce gioco, una trottola che prende il volo per diventare un’astronave che sbuca dagli spazi cosmici, bui, ostili sulla terra nera, dormiente, per citare Alcmane, da cui si sprigiona il verde della vita. Ma il quadro può essere ammirato anche per il suo colorismo sapiente che esaurisce in se stesso le ragioni della sua distribuzione spaziale (il che vale anche per le altre opere qui presentate). I colori scuri che dominano la parte bassa e quella alta del dipinto suggeriscono anche una lettura più semplice: c’è una cesura, costituita dal verde-speranza, su cui si sovrappone la vita come gioco, aleatorio e serissimo ad un tempo, simboleggiato, per tornare all’inizio del discorso, dalla trottola. Speranza non è una parola fra le tante per Stefania, che crede nella possibilità di un mondo migliore, da realizzarsi anche attraverso l’arte.
Simbiosi? Perché no?

In fondo quel che ci appare come vario, molteplice può essere anche visto, ma sarebbe meglio dire percepito, intimamente, come un qualcosa di unico, o meglio un tutt’uno di cui si è parte integrante, una piccola porzione di luce nel buio cosmico.

Intrecci

Intrecci. Anche questo quadro fa venire in mente il gioco, in questo caso giochi sull’acqua. L’apparentamento più immediato è con la musica, e vengono in mente gli schizzi sinfonici del Debussy de La mer. È un invito a lasciare la città, la confusione, il rumore, gli impegni pressanti, la palestra, a spegnere il telefonino, a rinunciare a tutto, anche, che so, alla lettura, per sedersi su un piccolo rilievo di fronte al mare e lasciarsi ammaliare dal gioco infinito delle onde con la luce del cielo. Ma più che il mare, a pensarci bene, questo è un paesaggio di lago, il Trasimeno, che la pittrice tanto ama. Lì in mezzo c’è di tutto, gli alberi che si allungano in prossimità delle sponde, le barche a vela, qualche isolotto che spunta qua e là, il cielo che improvvisamente si rabbuia prima di scaricare i rifornimenti che lo alimentano, mentre gli slanci verticali che raggiungono il cielo, ci dicono di un anelito che tende a “salire”, una necessità di diventare più leggeri nello spirito, più sottili, e poi gli slanci che si indirizzano verso la terra, un insieme di “su” e “giù”, “alto” e “basso” platonico che finisce per richiamarci alla realtà delle idee, senza che lo stupore ci abbandoni.

Attimi fuggenti

Attimi fuggenti. In quest’ultimo dipinto la Chiaraluce ci rivela un altro lato della sua personalità: accanto alla giocosità e al desiderio di cogliere il senso profondo del messaggio che la natura ci trasmette, qui fa il suo ingresso lo scorrere del Tempo, l’attimo che ci rivela il mondo ma anche la sua caducità. Ma la pittrice non ci sta, vorrebbe fermarlo, e allora innalza muri, pavimenti e soffitti,  incasella lo spazio, ma il tempo scorre e li abbatte, trova le sue vie di uscita, fugge.

Qui c’è tutta la prima metà, solo quella, del quinto frammento del lirico greco Mimnermo:

Subito per la pelle mi scorre sudore copioso,
e io tremo a contemplare il fiore della giovinezza,
seducente e a un tempo leggiadro.
Potesse durare più a lungo!
Ma l’età cara è fuggitiva come un sogno.

Quando Stefania dice di sé: «Tento semplicemente di esprimere le mie Emozioni attraverso la materia ed i colori… », non confeziona una frase fatta, di facile presa, i suoi quadri confermano pienamente questa sua predisposizione, e così va alla ricerca di “attimi fuggenti”, emozioni, da afferrare, pur sapendo che sono inafferrabili.

Sogno, la vita è sogno, ma in fondo è bella. Stefania ce lo ricorda con quegli sprazzi ricorrenti di giallo e rosso/arancione, un dono che ci arriva dal cielo (che a volte fa sì che a prevalere sia il Blu), e i colori si accendono: il Sole, un dio per gli antichi, un dono unico per la nostra pittrice, un’artista che a giusto titolo —lo testimonia il prevalere dei colori caldi nella sua arte— si potrebbe definire solare.

Stefania Chiaraluce, selezionata tra i migliori artisti contemporanei, ha esposto per il periodo luglio-ottobre 2015, nello spazio espositivo organizzato dal Critico d’Arte Giorgio Gregorio Grasso, in occasione dell’Expo milanese.

Nell’estate 2018  ha presentato le sue opere più recenti a Villa Fidelia, a Spello in Umbria, all’interno di una collettiva di artisti.

Luciano Priori Friggi

Laureato in Scienze Politiche, ha insegnato a lungo in Master post-laurea e tenuto corsi presso l’università di Perugia. Giornalista economico e politico. Ha pubblicato "Ricominciare da Bastiat", "Briganti contro l’Italia", curato "Machiavelli teorico delle crisi" (con Introduzione e Intervista a S.Bertelli), "Dante" di M. Monnier (Traduzione e Postfazione).

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