Spaccio droghe. Quando un ministro parla senza sapere di cosa…

di Vincenzo Donvito | 18 Nov 2018

“Bisogna quintuplicare le pene oggi previste per lo spaccio. Non esiste la detenzione per modiche quantita’”. “Gli spacciatori andrebbero trattati come gli assassini”. “Chi spaccia uccide, vediamo di riportare le pene a un livello dignitoso per i venditori di morte”. Sono alcune delle frasi pronunciate oggi dal ministro dell’Interno Matteo Salvini (1).
Ci immaginiamo già le migliaia di spacciatori che sono presenti in tutti i luoghi pubblici e non del nostro Paese, anche in quelli dove spesso passa il nostro ministro quando incontra gli italiani, che si sono presi una paura da 90 e stanno già studiando come fare, ben oltre quello che già fanno oggi, per non farsi beccare.
Nel contempo, ci immaginiamo il ministro, il suo entourage e i suoi estimatori fisiologici, che si sentiranno i polmoni pieni d’aria, i muscoli rafforzati, maggiore ossigeno al cervello… e pronti alla pugna più di quanto già non facciano oggi; con i segni sul volto di una soddisfazione da salvatori dei costumi e delle vite del popolo.
Poi, ovviamente, loro come tanti altri, si fanno qualche sigaretta o sigaro e si bevono un cicchetto, o un grappino o un bicchierozzo di vino o uno scotch in orari più o meno incredibili facendo finta di essere a Manhattan o comunque in un film americano, in tante delle loro occasioni pubbliche e private.
Questa è la vita.
Se poi analizziamo con maggiore attenzione le frasi del nostro ministro, oltre al classico “poveraccio, non sa di che parla”, ci arrabbiamo anche, perché non è solo un leader di un qualche partito che vuole vietare e punire le droghe più di quanto già non lo siano, ma è il ministro dell’Interno.
Ma, per l’appunto, questa è la vita, A.D. 2018. Dove, in tutto il mondo, i Paesi che puniscono nel modo auspicato dal ministro lo spaccio di droghe, questa vendita al mercato nero è più fiorente. E dove i soliti spacciatori vengono trattati da assassini (Filippine, per esempio, e non solo, ma tutti Paesi che non hanno niente a che fare con le democrazie cosiddette occidentali), oltre ad un disordine pubblico cronico e da terrore civico, le galere, i cimiteri e le fosse comuni e le discariche sono piene di persone di vario tipo, tra cui sicuramente alcuni spacciatori, ma tanti, tanti altri che vengono assimilati alla bisogna per il tornaconto della soppressione dei diversi e dei disarmonici ai regimi politici imperanti. E si aggiunga – sempre in questo nostro volo pindarico sulla situazione del punizionismo in materia di droghe – che fenomeni contrari a quelli che abbiamo elencato e simili a quelli che il nostro ministro vorrebbe ci fossero con la sparizione dello spaccio
dalle strade, si hanno solo dove queste sostanze oggi illegali sono invece legali, normate e produttive per le economie degli specifici Paesi (gli esempi di alcuni Stati Usa, sono solo la cima di una grande piramide).
Signor ministro, quando leggiamo e ascoltiamo queste sue affermazioni, oltre ad incazzarci, non riusciamo a volerle male. E’ la nostra indole a non infierire – culturalmente, perché altro non possiamo nelle nostre funzioni e in questo contesto – sui deboli, sui disinformati, per quanto grossa facciano la voce (anche autorevole nel suo caso) per manifestare queste loro caratteristiche.

Per chi vuole capire meglio di cosa parliamo, Aduc ha un notiziario quotidiano in materia di droghe illegali: https://droghe.aduc.it/

1 – https://www.aduc.it/notizia/spaccio+droghe+ministro+salvini+quintuplicare+pene_135267.php

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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