Soldado

Quando il narcotraffico comincia a rendere meno alcuni trafficanti , cinicamente, passano ad un traffico più redditizio: quello di esseri umani.

di Maria Rita Monaco | 5 novembre 2018

Dopo un grave attentato-suicida in cui perdono la vita diversi cittadini americani, la CIA affida ad uno dei suoi uomini il compito di colpire il cartello messicano sospettato di far arrivare illegalmente  al confine messicano gruppi di terroristi e di facilitare il loro passaggio negli USA. Grover quindi dovrà formare una squadra, rendere conto ai suoi superiori, ma il tutto dovrà svolgersi nel segreto più assoluto. Così inizia un viaggio nel viaggio attraverso l’oscuro scenario della diplomazia che ordina, sa, ma non vuole sporcarsi le mani ed è pronta ad abbandonare al proprio destino la squadra che ha provveduto a mandare allo sbaraglio.

 

Non si parla molto nel film, le parole sono le pallottole che partono da pistole, lanciarazzi, bazuca, fucili mitragliatori.

 

C’è pathos, violenza, disperazione nell’ultimo film di Sollima, ma non solo. ci sono tradimenti e sangue, tanto sangue. Sollima sbarca in America e diventa più americano degli americani, nel suo action movie “Soldado”.

 

Da dove parte nel film la linea di confine tra bene e male? Dai sentimenti ben mascherati dei protagonisti? Ma soprattutto esiste ancora questa linea?

 

C’è l’avvocato che cerca vendetta (la sua famiglia è stata sterminata dal boss di uno dei cartelli della droga) c’è l’agente dell’ FBI, c’è il mercenario. Si decide di far scoppiare una guerra tra i boss dei cartelli della droga, rapendo la figlia del più importante e facendo ricadere la colpa sugli avversari. Si pensa ad una guerra al confine per estirpare la piaga del narcotraffico.

 

Storie diverse, quindi, ognuno dei protagonisti si interroga o elude il ricordo dei propri scheletri nell’armadio, ma il tutto confluisce in un unico punto. Se nel film “Il sicario” di cui “Soldado” non è né il prequel né il sequel , ma il secondo quadro di quella che si appresta a diventare una trilogia, l’attenzione si basava sulla lotta tra narcotrafficanti e FBI,

 

Sollima esplora il mondo dei “migranti” in una lotta al confine tra Messico e Stati Uniti. Non ci sono sbarchi per coloro che cercano di entrare negli Usa affidandosi al mondo criminale dei narcotrafficanti  che si fanno pagare per poi abbandonare al loro destino i disgraziati che cercano un lavoro per sopravvivere.

 

E a questo punto viene naturale pensare alle “Vele” di Scampia, alle lotte fra spacciatori nostrani, ad una umanità più larga, a coloro che affrontano il mare con barconi fatiscenti in cerca di una vita che si possa chiamare tale finendo spesso come merce di scambio, ridotti in schiavitù, pagati due o tre euro in lavori sfiancanti.

 

Più che di bene e male, quindi si può parlare di vecchio male (narcotraffico) e male nuovo (la tratta degli uomini) e se si parla di muri tra Messico e Usa , tanti sono i muri anche in Europa.

“Allora tu vuoi fare il sicario! Siediti qui che parliamo del tuo futuro” La frase finale del film adrenalitico di Sollima apre al terzo tempo della trilogia: il perfezionamento alla vita criminale dei giovani .Altra carne da macello.

 

Maria Rita Monaco

Insegnante di lettere nelle scuole medie, alla fine degli anni settanta è tra i fondatori del Laboratorio Immagine Donna con il quale, sino al 2008, promuove festival cinematografici. Dal 1981 al 1987 è assistente in “Teoria e tecnica delle comunicazioni di Massa” del professor Baldelli presso l’Università di Firenze. Ha partecipato a progetti di educazione e comunicazione cinematografica e curato vari cineforum. Collaborato attivamente con la Biblioteca delle Donne di Soverato e con la Commissione Pari Opportunità di Catanzaro. Dal 2008 scrive recensioni di film e libri su Pensalibero.it

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