Si conclude con un’applauditissima Italiana in Algeri la Stagione Lirica Pisana

Atto 2 – Finale

di Stefano Mecenate | 17 Mar 2018

Ancora una volta, come già era accaduto per il Trovatore, Stefano Vizioli trova con questa L’Italiana in Algeri andata in scena al teatro Verdi di Pisa, un equilibrio quasi perfetto.

Quest’opera, vale la pena ricordarlo, trionfò a Pisa (nel teatro dei Costanti, quello che diverrà successivamente in teatro Rossi) nel 1814 a poco più di un anno della sua prima veneziana. Prima opera di Rossini presentata a Pisa ed un successo così grande che per diversi anni Rossini divenne protagonista assoluto delle stagioni liriche pisane. Trascorse però un secolo e mezzo dall’ultima messa in scena, nel 1831, quando vi partecipò il vero Bey di Algeri: solo nel 1983 L’Italiana in Algeri tornò sul palcoscenico pisano, quello del teatro Verdi, e si dovettero attendere ancora 24 anni per un nuovo allestimento, quello del 2007.

Compito non facile, in qualità di direttore artistico da solo un anno nella nostra città, quello di mettersi in gioco anche come regista, ma Vizioli sembra non farci troppo caso e “mette la faccia” con proposte talvolta non facili, talaltre originali e anticonvenzionali ma sempre di grande spessore e di indiscussa qualità.

Quest’ultima produzione, realizzata in collaborazione con il teatro lirico di Trieste in cooproduzione con il Teatro Sociale di Rovigo, è in qualche modo una “summa” della visione teatrale di Vizioli che ha dichiarato come fosse necessario: «Smussare, levigare, semplificare, in altre parole scoprire il meccanismo di quella stendhaliana “follia organizzata e completa” che fa dell’Italiana in Algeri uno dei capolavori assoluti dell’opera comica non solo rossiniana».

Essenzialità ed efficacia le cifre significative di questa messa in scena che si avvale del contributo di un grande artista come Ugo Nespolo per le scene ed i costumi; scene colorate e fiabesche ma pertinenti e mai sguaiate, costumi ammiccanti e non didascalici, elementi scenici che danno sapore a questa storia sottraendola dalla prigione del tempo per collocarla in una dimensione eternamente valida.

Importante l’apporto del disegno luci affidato ad un esperto Michele della Mea.

Vizioli, da serio professionista al par suo, coglie della vicenda le sfumature più profonde: l’ironia, il paradosso, il grottesco, la passione, l’equivoco, restituendole con garbo e misura onde evitare di scivolare in facili pacchianerie. Buon conoscitore di Rossini, sa bene come in opere come queste sul palcoscenico ogni gesto è significante e quindi esalta il valore attoriale di ognuno dei cantanti affinché musica e azione siano sempre conseguenziali e coerenti.

Ci è piaciuta quell’allegria con la quale ha narrato la vicenda, peraltro vera, di quella  signora milanese, Antonietta Frappolli, rapita dai corsari nel 1805, portata nell’harem del Bey di Algeri e poi tornata in Italia: un’allegria che fa pensare e che invita alla riflessione su quei ritratti di un’umanità, ieri come oggi, arrogante e fragile, scaltra ed ingenua, sincera ed ambigua.

Per questo allestimento serviva anche una bacchetta adatta e il M° Francesco Pasqualetti, alla guida di una piacevole Orchestra Arché, si è dimostrato pienamente all’altezza con scelte di tempi a nostro avviso sempre calzanti e in linea con l’ironia che il testo del librettista, Angelo Anelli, propone.

Per lui, come del resto per l’intero cast, il riscontro del pubblico c’è stato, forse maggiore di ogni altra opera messa in scena quest’anno: applausi calorosi, sinceri, gioiosi, tributo ad una serata che, per certi versi, si è conclusa troppo in fretta. Applausi che hanno segnato ogni scena riconoscendo così il valore degli interpreti, e che hanno trovato alla fine un giusto tributo ad un lavoro di squadra fatto da veri professionisti questa volta finalmente non a caccia di sensazionalismi o autocelebrazioni ma di dar vita ad uno spettacolo piacevole capace di conquistare emotivamente il pubblico.

Anche gli interpreti, in prevalenza tutti giovani, hanno mostrato il bello di cantare e divertirsi pur mantenendo una estrema professionalità ed una qualità vocale indiscutibile. “Giocare” in modo serio è cosa difficile per gli adulti, ma una volta tanto è accaduto e ciò che ne è venuto fuori è una indimenticabile serata.

Primeggia certamente Antonella Colaianni, Isabella, la cui voce ben si adatta alla coloratura che Rossini le riserva in quest’opera e pur essendo un mezzosoprano sostiene perfettamente il ruolo che è da contralto.

Dire che è attrice quanto cantante rende giustizia a ciò che abbiamo visto sul palco e che vorremmo estendere, pur con diverse sfumature, a tutto il cast che ha recitato con la stessa maestria con cui ha cantato rendendo viva e vera questa storia.

Altrettanto efficace, pur se in parte penalizzato da una tessitura molto acuta, il tenore Diego Godoy, Lindoro, mentre un’ottima performance ce l’hanno offerta Nicola Ziccardi, nel divertente personaggio di Taddeo, e Giulia Della Peruta, un’Elvira di pregio che, se normalmente sottovalutata, ottiene grazie alla sua vitalità e alla sua vocalità  un rilievo meritato.

Buona la prova di Alessandro Abis in Mustafà che, con i suoi ventisei anni, è il più giovane del cast. Gli manca l’esperienza per affrontare questa figura di un Bey arrogante e seduttivo, ma la voce c’è e il tempo gli sarà ragione.

Non meno bravo Alex Martini che dà un’ottima lettura sia vocale che scenica della figura del capitano de’ corsari algerini  Haly.

Da citare positivamente anche la soprano Caterina Poggini che ben caratterizza la figura di Zulma, la schiava confidente d’Elvira.

Altro indiscusso protagonista della serata il Coro Ars Lyrica diretta dal maestro Marco Bargagna, che si integra perfettamente nell’armonia della scena con una presenza attiva e partecipata come talvolta non accade.

Stefano Mecenate

L’ITALIANA IN ALGERI

Teatro Verdi, Pisa, 10/11 marzo 2018

(photo: Imaginarium Creative Studio)

giornalista, critico musicale, editore, regista di opere liriche: ama conoscere e mettersi in gioco, ama le sfide e il lavoro di squadra. Si occupa di comunicazione e marketing ma preferisce la cultura in tutte le sue espressioni e ad essa dedica tempo ed energie con entusiasmo e convinzione. Ha lavorato per quotidiani nazionali, emittenti radio televisive locali, riviste culturali; ha collaborato e collabora con Istituzioni pubbliche per la progettazione e l'organizzazione di eventi. Legge e ascolta musica non appena ha tempo, si riposa ogni tanto e non fuma.

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