Il secolo della rabbia

I giovani occidentali percepiscono che avranno una vita più povera dei loro genitori, quelli orientali sono disponibili a qualunque avventura per manifestare la loro rabbia economica, politica o religiosa non importa.

di Claudio Bellavita | 2 ottobre 2017

Sarà probabilmente questo il nome del secolo in cui si interrompe il progresso sociale dei lavoratori prima in occidente e poi in tutto il mondo, e cominciano incertezze e veloci cambiamenti in peggio per tutti. Adesso abbiamo addirittura in rete le piattaforme per “far politica”, e restar bidonati dai soliti che maneggiano al centro.

Ci sono già tutti i sintomi : i giovani occidentali percepiscono che avranno una vita più povera dei loro genitori, quelli orientali sono disponibili a qualunque avventura per manifestare la loro rabbia economica, politica o religiosa non importa. Quelli del sud del mondo, poi , sono alla disperazione, perchè l’informazione globale gli ha fatto capire quanto sono miserabili.
Si moltiplicano i dittatori e dove si vota liberamente gli elettori preferiscono gli arruffapopoli che le sparano grosse, da Trump a Orban a Salvini: in tutti i casi la rabbia aumenterà. Ovunque aumentano gli isterismi contro gli stranieri, i diversi , quelli di altre razze e di altre religioni. La Merkel ha appena pagato con un grande arretramento elettorale la sua decisione non solo generosa ma molto preveggente di aprire le frontiere a un milione di immigrati , prevalentemente dalla Siria, il paese più colto del Medio Oriente. In questo modo ha fatto entrare in Germania il meglio dell’ondata dei migranti, quelli che avevano i mezzi per partire e la cultura per ambientarsi in Germania, che aveva già goduto di un’altra immigrazione di prima scelta, quella dei curdi (i quali, ormai integrati, probabilmente oggi le hanno votato contro).

In 70 anni l’umanità è passata da 2 a 8 miliardi e questo sicuramente aumenta l’ostilità verso i migranti. Ma comincia anche a mancarci l’acqua, se non cambiamo i metodi di produzione agricola: però non ne parla nessuno. Solo i Cinesi si preoccupano di investire in dighe nei paesi dove riescono a comprare molti terreni agricoli, mentre in occidente si cerca di comprare a poco prezzo le aziende pubbliche del settore per speculare sull’inevitabile aumento dei prezzi di vendita: speculazione benedetta, quando non imposta, dalle autorità monetarie, i cui membri poi passano a lavorare con la grande finanza privata.
I paesi che sono costituiti totalmente da immigrati non vogliono altri immigrati (con la lodevole e razionale eccezione del Canada). I paesi che avrebbero bisogno di immigrati per non spopolarsi, come la Russia (che ha meno abitanti del Bangladesh e della Nigeria) continuano a non aprire le porte a nessuno, se non a quelli che vogliono andarsene.

La sinistra, da quella estrema che insegue favole decadute in mezzo a continue scissioni ( e che non si chiede come mai i paesi ex comunisti oggi sono quelli che liberamente votano più a destra), a quella troppo collaborativa col sistema finanziario mondiale, è priva di ricette e comincia a esserlo anche di voti, che vanno a chi urla di più su progetti impossibili. Ne seguirà certamente altra rabbia.
La classe media non esiste più, ma c’è chi pur di vendere continua a sfornare offerte rateali che poi si cerca di impacchettare per scontarli da una finanziaria all’altra, da un paese all’altro fin quando arriveremo a uno nuovo crac dei nuovi subprimes, magari insieme a un crac dei bitcoin. Una volta si parlava di “truffa all’americana”…

Se la popolazione è aumentata di 4 volte, i rifiuti molto di più: per inseguire i possibili compratori impoveriti ci offrono prodotti sempre più miseri di contenuto ma sempre più ricchi di pubblicità e di confezione vistosa di materiali riciclati. Gli ambientalisti continuano a opporsi a qualunque tipo di smaltimento, sfilando in cortei, dove in Italia ciascuno si porta dietro una bottiglietta di plastica indistruttibile….salvo che con roghi che spargono diossina, e che, per lo meno in Italia, procurano soldi a chi li accende.

Claudio Bellavita

claudio bellavita, dirigente Stet-telecom in pensione, è anche stato amministratore di banche. Ora si occupa di politica locale (capogruppo pd circoscrizione centro di Torino) e scrive. La sua “tutta la storia del mondo in un pomeriggio” uscita come e-book su Amazon è in testa alla classifica del settore educazione, e verrà adottata dal liceo italiano di Parigi e consigliata come lettura alle matricole di ingegneria gestionale del Politecnico

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