Se un ladro muore

Come è tradizione, i cantautori della rivolta sociale sono finiti quasi tutti a fare i professori di liceo con una cattedra da cui sprigionare con onestà intellettuale le ragioni, i motivi, le evoluzioni che hanno portato le società a rivoltarsi, sbattersi, progredire, conformarsi, ritirarsi su stesse.

di Giuseppe Mele | 8 Ottobre 2018

Dice un vecchio inno, Vecchia piccola borghesia, sei contenta se un ladro muore.

 

La piccola borghesia vede il ladro albanese ancora incappucciato morto ed è contenta. Anche quel che era il popolo, accomunato oramai nei comportamenti e nei pensieri di una vasta melassa piccolo borghese, guarda con soddisfazione. La grande borghesia scuote la testa con rammarico, lontana comunque dalla vicenda, protetta dai sistemi di videosorveglianza, dalle scorte e dalle assicurazioni che le rendono profittevoli anche le perdite il cui uso è evidente ma la cui proprietà è variamente e fantasticamente distribuita geograficamente e qualificatamente. L’unico vero proletariato, quello straniero, non fa una piega proveniente da mondi dove il bastone picchia duro per chi sgarra e si fa beccare, in una partita senza pietà d’ambo le parti.

 

Ora con il corretto bilancino dello stato di diritto misurerà se l’azione repressiva, divenuta mortale, sia stata bilanciata all’azione antagonista e violenta, se il linguaggio del corpo sia stato esplicito, se i gradi di violenza dei diversi momenti siano acquisibili ad un tutto unico o siano rimasti sostanzialmente divisi senza raggiungere l’acme previsto da tabella, se le distanze visive o auditive non siano state né troppo, né poco adeguate; se il grado di paura del derubato sia stato sufficiente per età, costituzione fisica, genere e studi; e se viceversa il percorso delinquenziale del mancato imputato giudicato definitivamente dalle vittime e dai tutelanti pubblici e privati dell’ordine, sia recidivo e reiterato e se la reiterazione dell’atto criminale non sia opus necessario alla sussistenza dei membri familiari o meno, do  dipendeva da. quali siano per numero e tipo.

 

Estesa e popolare borghesia, sei contenta, dopo 12 ore passate in piedi a fare l’esattore di accise per Lottomatica, il Monopolio e lo Stato, a ritirare, sempre conto terzi, tutti i segreti della privacy personale, dal numero di telefono al codice fiscale e l’indirizzo, di non finire su una sedia a rotelle, o di restare ammazzata da uno entrato con la pistola, e non ti dispiace se invece il peggio, anche estremo, tocca al ladro.

L’autore della canzone, Claudio Lolli, che fu vero poeta disincantato ed autoironico, la voce pensante delle rivolte sognanti e violente del ’77, in continuo combattimento con il club Tenco, che essendo di sinistra fazista non l’invitava, è venuto meno proprio quest’anno, insieme agli Aznavour ed ai Kobzon,  commemorato dai suoi studenti bolognesi, intelligenti e per bene.

 

Come è tradizione, i cantautori della rivolta sociale sono finiti quasi tutti a fare i professori di liceo con una cattedra da cui sprigionare con onestà intellettuale le ragioni, i motivi, le evoluzioni che hanno portato le società a rivoltarsi, sbattersi, progredire, conformarsi, ritirarsi su stesse. Ora che la scuola è immersa nella lotta di tutti contro tutti in nome di chi è più precario, manca la calma per farne uscire cantautori. Anzi, i professori hanno grande difficoltà a non farsi pestare dagli studenti o dai loro genitori, ad evitare mobbing di entrambe le categorie sui social, e di evitare reazioni inconsulte che potrebbe fare scatenare il bilancino di cui sopra anche nei loro confronti. I presidi, scoraggianti, suggeriscono di non esasperare gli animi.

 

I professori, cantautori in pectore, uscendo dalla presidenza, pensano ai santi, si fanno gli scongiuri, ed ora, che sono nella stessa barca di commessi, tabaccai e benzinai, l’augurano senza pietà ed ipocrisia. Il furto e la violenza non sono più espressioni di malessere sociale o lotta di classe. Sono forme di tentato guadagno a scapito altrui. La reazione sicura è un avviso, se non la salvezza del ladro (o violento).

 

Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli '80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell'Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore Agenda news UilCom Capitale. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016. E' in corso di uscita Renzaurazione.

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