Scampoli di Mosca ai tempi dell’ URSS

di Oscar Bartoli | 4 dicembre 2017

“Ciao, Oscar. Bene arrivato.. Posso salire per salutarti?”

 

Appena il tempo di appoggiare i bagagli per terra  una volta raggiunta  la propria camera. e regolarmente il telefono squillava  e una voce di donna  in perfetto italiano sollecitava un incontro.

 

Uno dei tanti  scherzi messi in essere dalla polizia segreta sovietica  per accalappiare  e tenere sotto controllo gli stranieri  arrivati o presenti a Mosca.

 

Quando andavi a casa di qualche collega giornalista  corrispondente di  una importante testata, dopo avere superato i controlli degli armati ai cancelli  del Kutuzovsky Prospekt, ti sentivi raccontare la solita storia: il personale di servizio  era composto solo  da spie, l’appartamento era sotto controllo con microfoni  e telecamere, a poco serviva portare al massimo il volume  del registratore  perché tanto  riuscivano ad ascoltare e registrare tutto.

 

Anche nella residenza dell’ambasciatore italiano,  alla fine di una cena, la moglie dell’ambasciatore invitava gli ospiti di riguardo a recarsi nel salone  dove venivano serviti liquori con cenni perché ogni argomento di conversazione  sensibile fosse sospeso per qualche  istante.  Anche in questo caso veniva alzato a dismisura il volume del rack di amplificazione, prima di riprendere la conversazione.

 

Le mogli dei colleghi giornalisti informavano che avevano sempre a disposizione un biglietto aereo aperto per fronteggiare qualche emergenza sanitaria in un altro paese che non fosse l’Unione Sovietica. Ti raccontavano che nel reparto di ginecologia dell’ospedale per stranieri c’era un solo paio di guanti  di gomma per ispezioni vaginali con distribuzione  di infezioni  a tutto campo

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Al Parco di Sokolniki gli operatori stranieri erano impegnati nell’allestimento degli stand fieristici..

 

Complice il primo freddo moscovita del settembre  mi becco una potente bronchite con tosse. Impossibile trovare una farmacia dove acquistare  un antinfluenzale.

 

Dopo  molte ricerche  finalmente mi indirizzano verso un ufficio  del centro direzionale della fiera.Un lettino coperto da un telo bianco e un armadietto con alcune scatole all’interno.

 

Una donna con una pezzuola bianca in testa sta armeggiando dietro una scrivania. Nella assoluta inconciliabilità dei rispettivi idiomi faccio ricorso  alle tradizionali risorse di intrattenitore italico,  scatarrando  a più non posso.

 

La donna con la pezzuola in testa è un medico. Con  sorridenti atteggiamenti di segretezza apre l’armadietto  ed estrae da una scatola una grande compressa che mi invita a inghiottire  con l’aiuto  di un mezzo bicchiere d’acqua.

 

Ringrazio e esco.. All’interno del padiglione  incomincio a sudare a più non posso ma dopo circa un’ora  la tosse è sparita e il senso di oppressione bronchiale quasi del tutto scomparso..

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Ogni espositore in fiera deve pagare un traduttore  ufficiale. A noi hanno  dato una ragazza italiana di Ferrara.  Iscritta al partito comunista italiano da qualche mese a Mosca per studiare all’università Lomonosov.

 

Questi traduttori  al termine di ogni giornata  devono riferire alle autorità di polizia su quanto è stato detto e fatto dagli stranieri loro affidati all’interno degli stand. È necessario quindi  evitare ogni commento  e critica al paese che ci ospita.

 

I francesi che, come al solito, credono di poter  essere indifferenti alle dure  regole  del sistema moscovita e si sono lanciati  in ripetute critiche corroborate da sostenute  bevute di wodka  sono stati convocati dal commissario del popolo  e rimandati a casa  nell’arco di 24 ore.

 

I comunisti italiani in genere non sono ben visti a Mosca  dalla popolazione ordinaria perché arrivano  carichi di indumenti super usati che vogliono rivendere a caro prezzo.

 

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Negli alberghi  ad ogni piano  c’è una diejurnaia che controlla i movimenti degli ospiti delle varie camere.  Ovviamente  è proibito  accogliere qualche fanciulla dall’esterno. Ma  alcuni dischi  di Celentano e qualche paio  di calze  riescono a superare ogni divieto.

 

Richiestissime le mutandine occidentali. Qui le ragazze devono andare al GUM sulla Piazza Rossa a comprare dei mutandoni della nonna che poi accorciano e sezionano con scarsi risulttati estetici. Vuoi mettere le culotte europee?

 

Quelle che parlano qualche lingua straniera si gettano sui maschi in visita a Mosca  sperando nella nascita di un  grande rapporto sentimentale che possa concludersi con  un matrimonio, unico modo per uscire dall’Unione Sovietica.

 

È successo al vicesindaco socialista di una importante citta’,  ma sembra che la sposa  appena arrivata in Italia lo abbia piantato.

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Passeggiata nel parco con Natascia. Si parla di tante cose, l’atmosfera è molto romantica piena di colori autunnali. Siamo circondati da una infinità di betulle. Estraggo la scatola dei fiammiferi svedesi per accendermi un cigarillo. Getto il fiammifero bruciato per terra e continuo a parlare. Solo che Natascia è sparita.  Mi giro  e la vedo dietro di me chinata a raccogliere  il fiammifero buttato. Per lei un gesto automatico di educazione civica. Per me una lezione indimenticabile..

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Cimitero monumentale di Novodevičij dove sono sepolti Anton ČechovNikolaj Gogol’Michail Bulgakov, Nikita ChruščëvSergej Prokof’evDmitrij ŠostakovičKonstantin Stanislavskij e David Ojstrach.

 

Entro nella piccola cappella, il pavimento è coperto  di  frasche e paglia, tre pope stanno cantando insieme ad alcune  beghine vestite di nero..

 

Da una porta laterale entra una donna, il capo coperto da uno scialle  che stringe al petto  un bambino. Si avvicina ad uno dei pope che pronuncia  velocemente qualche versetto di rito  e benedice il pargolo. La donna sparisce subito. Battezzare un figlio  è un’operazione ad alto rischio.

 

Con la coda dell’occhio mi sono accorto che  un uomo con una giacca a vento scura mi sta osservando da una certa distanza. Temo che si tratti di un agente  del KGB  e sto per uscire, ma il giovane si avvicina, sorride e mi mostra un libretto.

 

Una raccolta delle opere di Raffaello Sanzio con commento in inglese.

 

Chiamiamolo Gregorio, un cardiologo che guadagna meno di un operaio specializzato. Sposato con una concertista di violino molto nota negli ambienti musicali internazionali. Ogni volta che si reca all’estero  è accompagnata, si fa per dire,  da un plotone di politici e polizia segreta.

 

Durante le mie periodiche visite a Mosca  stringo con Gregorio un rapporto di vera amicizia.  Mi invita nel suo miniappartamento  (fortunato a non doverlo  dividere con altri) dove suona splendidamente su un piano verticale. La sua speranza  è quella di riuscire  ad accompagnare la moglie in qualche  concerto all’estero, suonando con lei.

 

Una mattina mi conduce a visitare la Galleria Tretyakov su Krymsky Val. Spendiamo un’ora di fronte alle icone.

 

“Vedi, mi dice, le icone del quattordicesimo e quindicesimo secolo hanno il viso del Cristo dipinto con espressione ascetica, lo sguardo rivolto al cielo. Queste icone del diciannovesimo secolo invece coperte di metallo hanno il viso del Cristo che guarda in basso. Qui è scoppiata la bomba nucleare…”

 

Ci soffermiamo poi nel settore del realismo socialista. Gregorio di fronte ad un quadro di Stalin  mi dice che il dittatore georgiano  mai più si riprese dall’avere ucciso per sbaglio la giovane moglie che voleva fargli una sorpresa nascondendosi dietro le tende di una finestra.

 

Quando sul finire della visita  ci troviamo di fronte  ad un quadro di Lenin, Gregorio mi invita sottovoce  ad osservare bene l’espressione del volto del bolscevico. “Vedi: è chiaro che  la sifilide ormai  gli stava  mangiando il cervello…”

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Rossiya Hotel, iniziata la costruzione nel 1964, poi distrutto da un incendio nel 2006. 4000 gli ospiti, perenne odore di fritto nei corridoi nei quali si vendeva il pollo per le delegazioni sovietiche in visita a Mosca.
Gli importanti ristoranti di questo albergo chiudevano tassativamente alle otto di sera. Impossibile farsi servire se si arrivava con una decina di minuti di ritardo. A meno che non si mettesse mano al portafoglio ed a quel punto camerieri e chef erano pronti a lavorare.

Durante gli anni della presidenza di Leonid Brezhnev il pendolo di un allentamento nella rigidità del sistema sovietico ispirata da Krusciov era ritornato su posizioni di restaurazione.

Le orchestre dei grandi alberghi erano state costrette a suonare soltanto motivi popolari russi.
Una sera mi sono avvicinato al palco dell’orchestra e ho detto al sassofonista che ero un ex cantante professionista italiano e che mi sarebbe piaciuto eseguire qualche pezzo con loro.

“Che suoniamo?”
Azzardo un: “The lady is a tramp” convinto che non conoscessero questo standard americano..
Non solo lo conoscevano perfettamente ma erano in grado di spostare anche di mezzo tono..

Me li sono fatti amici e ogni volta che tornavo a Mosca portavo al sassofonista un pacchetto di ance per il suo strumento perché non riusciva a trovarle a Mosca ed era costretto a raschiarle con un pezzo di vetro pur di poter suonare.
Una sera un signore sui 50 dopo una mia esibizione mi avvicina e mi chiede se volevo esibirmi alla televisione in un programma che sarebbe andato in onda dopo una settimana. “Grazie ma parto domani per l’Italia…”
Come vedete ho un luminoso futuro dietro le spalle come artista.
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Stava per nascere mio figlio e avevo cercato di evitare quella missione a Mosca. Ma non c’era stato verso. Ogni sera tentavo di telefonare a mia moglie che stava a Udine da sua madre. Aspettavo ore inutilmente. Una sera ho perso la pazienza ho chiamato la centralinista in francese e le ho detto che volevo parlare con la sua super manager.. Alcuni minuti di attesa poi una gentile signora ascolta le proteste del giovane quasi padre. Promette che mi avrebbe richiamato.
La telefonata arriva dopo dieci minuti. La tipa con tono di voce inossidabile mi comunica che non e’ possibile parlare con l’Italia a causa degli scioperi degli operatori italiani del settore.
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A quei tempi ero membro del consiglio comunale di Firenze per il partito liberale, oggi scomparso. Durante le campagne elettorali salivo sulla tetto di una vecchia auto ed andavo a fare dei comizi volanti nelle piazze di Firenze e dei piccoli centri limitrofi dove nessuno se non appartenente al partito comunista osava andare a parlare alla gente.
Gli raccontavo che l’Unione Sovietica non era poi quel paradiso che veniva descritto da i dirigenti del partito. E la cosa non gli faceva piacere. Infatti, di fronte al disinteresse dei carabinieri, sono stato aggredito e mandato all’ospedale tre volte. Queste aggressioni sono finite in tribunale dove gli agitatori comunisti sono stati assolti per insufficienza di prove..
Ma siccome anche nei momenti più intensi c’è sempre un aspetto grottesco ricordo con simpatia il titolo dell’Unità a cinque colonne: “Oscar Bartoli il provocatore”.
Il provocatore leggeva l’articolo dal suo letto di ospedale.


Oscar Bartoli   (letter from Washington)

Italiani: meno nascite. Era ora!!

Avvocato, giornalista pubblicista, collabora con molti media italiani. Risiede negli Stati Uniti dal 1994 e vive tra Washington D.C. e Los Angeles. Ha lavorato per molti anni nel gruppo SMI,leader europeo nel settore metalli non ferrosi, successivamente nell’IRI come responsabile dei contatti con i media e in seguito direttore IRI USA. Ha insegnato per dieci anni alla scuola di giornalismo della Luiss e per due anni alla Catholic University di Washington DC. Tiene un corso sulla comunicazione nel Master di Relazioni Internazionali dello IULM di Milano. Da giovane, per pagarsi gli studi ma, soprattutto, perche’ gli piaceva, ha lavorato come chitarrista – cantante suonando nelle case del popolo, circoli cattolici, night clubs, radio e televisione. Gli articoli per la rubrica Pillole d’Oltreatlantico sono pubblicati dal blog Letter from Washington DC

Un commento

  1. Enrico Martelloni

    Bel pezzo, Bartoli ! Quegli ” Scampoli ” sono verità. Chissà perché oltre ad essere sparito il partito liberale, sono ” spariti” anche i comunisti…ahhhhh…! Gli italiani si trasformano.

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