Roma Capitale. Raggi e M5S. Sono come gli altri o peggio

di Primo Mastrantoni | 2 ottobre 2017

E così è arrivata la richiesta di rinvio a giudizio per la sindaca Virginia Raggi.
Non le auguriamo di dimostrare la propria innocenza, perché, per noi, è innocente fino a sentenza definitiva, così come recita l’articolo 27 della Costituzione, e questo vale per tutti, politici e non.
Ci corre l’obbligo, però, di ricordare quanto affermato da esponenti del M5S a proposito di indagati e, in particolare da quanto detto dal deputato Luigi Di Maio, che chiedeva le dimissioni, in cinque minuti, del ministro Angelino Alfano perché indagato per abuso d’ufficio, o del deputato Alessandro Di Battista e dello stesso Beppe Grillo, che chiedevano le dimissioni dell’allora sindaco Ignazio Marino perché indagato per abuso d’ufficio per alcune nomine, accusa poi archiviata.

Queste regole non valgono per Virginia Raggi, anzi nel corso del tempo sono state adeguate alle situazioni che si andavano via via determinando. L’ultimo adeguamento riguarda la candidatura, a Presidente della Regione Lazio, del consigliere Davide Barillari che, secondo le regole del M5S, non poteva candidarsi avendolo già fatto in una lista di altro schieramento politico. Risultato: la regola è stata modificata.
Il garante del M5S, Beppe Grillo, ha dichiarato che “si va verso l’archiviazione dei reati più gravi”, il che è falso perché è stata archiviata l’accusa di abuso d’ufficio ma non di quella di falso, che è un reato più grave dell’abuso, come dovrebbe sapere, anche, la sindaca Virginia Raggi, che è laureata in giurisprudenza.

Ricordiamo le dichiarazioni di Virginia Raggi contro il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, accusato di mancata trasparenza per un avviso di garanzia (archiviato) e quelle sul suo braccio destro, Raffaele Marra che, dopo l’arresto, era diventato solo uno dei 23 mila dipendenti comunali.

Quando si modificano le regole, il codice etico per il M5s, adottandolo alle situazioni che interessano i propri adepti, significa che si tradiscono le proprie origini, al pari degli altri partiti o, peggio, si testimonia che quelle origini non ci sono mai state.

Primo Mastrantoni, segretario Aduc

Segretario ADUC

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