Roma 40 anni dopo senza la cultura di sinistra

E’ vero: la maggior parte degli edili, oggi, sono romeni e gli occupanti hanno ahimè la pelle scura; e questo, con buona pace degli “italiani brava gente” conta eccome.

di Alberto Benzoni | 11 settembre 2017

Quaranta anni fa facevo il vice sindaco. Dedicando buona parte del mio tempo a incontrare “i movimenti”: “gruppettari”, cittadini in lotta contro la speculazione edilizia, femministe di via del Governo vecchio e, soprattutto, occupanti di case.
A cementare ideologicamente il tutto- ivi comprese le periodiche sfilate degli edili per via dei Fori imperiali- c’era la necessità di contestare, in linea di principio, l’ordine esistente. In una città in cui alle diecine di migliaia di persone senza casa corrispondeva un numero ancora maggiore di appartamenti sfitti e di strutture pubbliche non utilizzate. E in cui le difficoltà degli edili andavano collegate con l’insufficienza dell’edilizia popolare.
Vincemmo: ma in linea di fatto e non di principio.
Quarant’anni dopo la situazione è sostanzialmente identica. Case vuote, strutture pubbliche in abbandono; persone senza casa. Occupazione in crisi per un’edilizia “distorta”.
Ma è cambiato totalmente il clima. E con esso le reazioni del potere politico. C’è voluto Minniti per prendere le distanze dalla gestione vergognosa della vicenda di Piazza Indipendenza. Per il resto l’urlìo indecente della classe politica, salvo pochissime eccezioni e un’opinione pubblica che al 90% sostiene “tolleranza zero”in materia di occupazioni e al 70% sta, comunque con la polizia.
E’ vero: la maggior parte degli edili, oggi, sono romeni e gli occupanti hanno ahimè la pelle scura; e questo, con buona pace degli “italiani brava gente” conta eccome. Ma c’entrerà pure la scomparsa della cultura di sinistra; un problema di cui dovremmo occuparci, nel tempo rimasto libero, dopo aver seguito la telenovela Pisapia-Bersani…

Alberto Benzoni

Nato nel 1935. Ha lavorato all’ufficio Studi e Internazionale dell’Iri. Nel Psi dal 1957. Vice sindaco di Roma dal 1976 al 1981. Autore di testi sulla storia del movimento socialista in Italia e, in particolare, sull’esperienza craxiana. Ha scritto anche, con la figlia Elisa, “Attentato e rappresaglia – il Pci e via Rasella” e “Le vie dell’Italia”. Si è interessato collaborando a varie riviste, di problemi di politica internazionale.

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