Rischio sottopassi, terra di nessuno

Luoghi di furti, rapine e spaccio. Li sgomberano poi vengono rioccupati da senza tetto e viandanti dell’ignoto e si arriva a bloccarli. Come nel caso dei sottobinari di Santa Maria Novella a Firenze, di notte

di Fabrizio Binacchi | 20 novembre 2017

Sottopassi.  Pensati e nati come vie di fuga, uscite di sicurezza o passaggi pedonali sotto vie di grande traffico,  sono diventati -in molte città italiane- luoghi di malavita, ricovero di sbandati, teatri di rapine, angoli pericolosi di spaccio e reati vari.

E anche quando non diventano ricettacolo di malavita e di sbandati sono rischiosi in caso di alluvioni e bombe d’acqua. Insomma se non ci pensa l’uomo con la sua mente talora disturbata, ci pensa il clima e la cosiddetta natura. Da noi disturbata.

Tre omicidi in sottopassi in cinque giorni. Mondo di sotto, terra di nessuno che quelli che vivono in superficie tendono ad evitare già da lontano,  scansando ingressi e uscite che promanano  segnali di degrado e odori nauseabondi.

Rischio sottopassi, terra di nessuno. Molti sottopassi sono diventati ricettacolo di degrado e malavita anche in città con alti tassi di urbanistica intelligente e civismo sviluppato. Sottopassi che dovrebbero servire per evitare di essere investiti da un treno o un camion hanno cambiato vita e funzione.

Il sottopasso di una ferrovia in riva al mare anche di pochi metri diventa area a rischio di notte e a volte anche di giorno. Le gallerie sotterranee nate per semplificare la raggiungibilità di certi luoghi sono evitate per la loro pericolosità dai più. E’ un problema. Dici sottopasso, dici rischio.

Molti li sgomberano poi vengono rioccupati da senza tetto e viandanti dell’ignoto e si arriva a bloccarli del tutto quando non si riesce più a sorvegliare. Non solo nelle città o vicino alle stazioni ma anche i pochi sottopassi pensati come utili da un autogrill all’altro sulle autostrade sono stati chiusi proprio per la difficoltà di garantire sicurezza e vivibilità.

Alla stazione ferroviaria fiorentina di Santa Maria Novella hanno deciso da tempo di chiudere i sottopassi dei binari di notte perché erano abitati e frequentati da ladruncoli e borseggiatori. Dopo aver chiuso i sottopassi rapine e furti sono diminuiti del 60 per cento.

Transenne e blocchi come ai tempi della guerra fredda a Berlino. Uguale situazione in numerose altre stazioni italiane, che di notte diventano esse stesse terra di nessuno o di tutti. Se non ci sono i borseggiatori c’è il maltempo.

A settembre chiuso il sottopasso di Casellina per allagamenti. Se non ci sono malavita e maltempo c’è l’usura del tempo: sottopasso Talenti chiuso per due mesi per metterlo in sicurezza. Solo per dire nel capoluogo toscano.

Ma l’emergenza sottopassi non è solo fiorentina, è generale e diffusa. Si direbbe che c’è una emergenza sottopassi, punto.

A Rimini c’è il sottopasso della ferrovia nel nuovo percorso verde dal lungomare alla Fiera. Iniziativa urbanista peraltro meritoria per collegare il centro della città balneare alla Marina. Fino alle 10 di sera si vedono famiglie e passanti poi chissà da mezzanotte. I murales astratti e tendenzialmente luciferini non aiutano nemmeno psicologicamente a recuperare la sicurezza.

A Mantova nelle settimane scorse auto bloccata nel sottopasso allagato di via Gaber.  A Poggio Rusco un sottopasso chiuso per topi. Le cronache ci dicono che a Castiglione delle Stiviere un sottopasso è in mano ai bulli. Immaginiamo ci sia da pagare qualcosa per usarlo o sottostare alle loro condizioni.

Si capisce che è un problema. Se un sottopasso invece di risolvere un problema ne crea di più gravi, ragione vorrebbe che si intervenisse con maggiore ragione. Per il disagio da maltempo basterebbe mettere il sottopasso in sicurezza per chi volesse passare anche in seguito agli allagamenti.  Ma lì dipende anche dalle cosiddette bombe d’acqua.

Per furti,  rapine e malavita quasi sempre la soluzione è barricare e chiudere. Addio sottopassi. O sottopassi da curare continuamente.

Mi sa che il vero sottopasso da curare è quello che si cela nei cervelli di molti cosiddetti umani.

Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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