Rischio Alzheimer per l’Europa

Quando la politica mette in discussione sé stessa emerge un problema di memoria e di trasmissione di pensiero politico. Dove i tecnologismi contrattuali non sostituiscono gli ideali.

di Fabrizio Binacchi | 16 luglio 2018

Siamo in piena stagione estiva e siccome di solito noi parliamo qui di turismo e traffico oggi dovremmo scrivere di vacanze e trasferimenti. E invece, ligi al pensiero laterale e divergente,  molto divergente, parliamo di Europa e del suo rischio Alzheimer.

Stiamo vivendo stagioni di trasfigurazione politica in quasi tutti i grandi Paesi della cara vecchia Europa, dove la politica europea e nei singoli Paesi mette in discussione sé stessa e tenta di percorrere strade cosiddette nuove spesso confondendo gli strumenti con i contenuti, i mezzi con i fini. Contratti, patti temporanei, intese su singoli provvedimenti che prendono il posto del pensiero politico e delle coalizioni di pensiero che una volta erano alla base dei programmi di governo.

Trasfigurazione politica che vediamo all’opera a Bruxelles nell’ambito delle relazioni tra Paesi membri e nei singoli Stati: in Germania come in Francia, in Italia come in Gran Bretagna, in Spagna e Austria. E’ il tempo in cui  la politica mette in discussione, con la politica del potere,  anche il potere della politica.

In tutto questo verrebbe da chiedersi dove sia finito il pensiero politico e se la politica abbia ancora un cuore culturale o non abbia invece abbracciato, come nuovo cuore pulsante,  sistemi tecnico giuridici, strumenti di azione tattici al di fuori, al di sopra o chi dice al di sotto, del pensiero e degli ideali politici.  Pare insomma che nella nuova stagione delle politiche negli Stati europei, ma anche nei rapporti tra Stati Uniti,  Cina, Russia, faccia più politica un provvedimento di abbassamento o innalzamento dei tassi o un contratto di una multinazionale  di un programma di governo o di un disegno di legge.

Alla luce delle difficili relazioni tra Stati e i conflitti anche generazionali, all’interno degli Stati,  tra le varie formazioni politiche,  viene da chiedersi se la politica abbia la capacità di trasmettere la memoria di sé stessa, del suo ruolo, della sua funzione, della sua capacità di governo e di rappresentanza.

Viene da chiedersi se ci sia stato o ci sia una trasmissione di ideali tra i nonni della politica e i nipoti della politica, tra le vecchie generazioni del potere di gestione della cosa pubblica e le nuove generazioni di politici che si sono affacciate in varie parti d’Europa negli ultimi dieci o 15 anni.

Viene da chiedersi se anche la politica europea non sia affetta essa stessa da una specie di Alzheimer, quella malattia che negli umani procura un progressivo deficit di memoria.

Mi ha molto colpito un libro, di recente pubblicazione in Italia,  che si intitola “La memoria dell’albero”,  scritto dalla filologa e traduttrice spagnola Tina Vallès, pubblicato da Solferino. I suoi protagonisti sono Jan il nipote 11 anni da compiere, che sta creando i suoi primi ricordi e Joan, l’anziano nonno, che di mestiere fa l’orologiaio e lentamente sta perdendo la memoria.

Parla d’amore e di famiglia, di mutamenti ineluttabili e di eredità impalpabili. In fondo, a guardar bene,  la stessa ragione sociale della politica.  Alle crescenti dimenticanze del nonno il nipote reagisce cercando di riempire i vuoti di memoria del nonno comprendendo l’immagine di un mandorlo  che tutto cura e aiuta a prendere sonno e di un platano col buco che è utile a nascondere i segreti.

Se la politica europea fosse davvero a rischio Alzheimer il rapporto tra nonni della politica e nipoti della politica potrebbe aiutare a mantenere costante ed equilibrato il flusso di memoria di valori, di pensiero, di senso.  A patto naturalmente che questi ci siano. I tecnicismi e i tecnologismi rischiano invece di accelerare l’Alzheimer della politica, che smarrisce la memoria profonda del suo essere e della sua funzione rincorrendo sistemi e parametri “benaltristi” . Dove il pensiero politico con le sue passioni e le sue emozioni non hanno  paragoni per rilevanza ed importanza con  le tattiche vestite da negozio giuridico.

La trasfigurazione della politica le ha tolto quella dimensione umana e umanizzante fatta anche di duri scontri ed epiche battaglie ma nelle quali era il pensiero politico culturale a dominare la scelta decisiva, l’azione a lungo termine. Forse l’Alzheimer sta spegnendo con i vecchi antichi riti le ideologie e gli ideologismi ma non Il pensiero politico che si può recuperare nel  raccordo di memoria tra nonni e nipoti, tra diversi e anche contrapporti pezzi di cultura politica nei quali torni però a contare la cultura, fatta di storia, di memoria, di idee.

Come nel rapporto tra nonno Joan e nipote Jan simbolo di una trasmissione di senso e di amore senza tempo e senza spazio.

Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l'Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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