Ricordi, suoni, suggestioni della grande alluvione del 1966, vanno a braccetto con la dotta cultura liberale

Dall’erudita esposizione di uno scrittore cilentano ai drammatici ricordi di mezzo secolo fa. Il reportage della bella serata culturale di Pensalibero al ristorante dell’Hotel Villa Le Rondini di Firenze.

di Carla Ceretelli | 26 ottobre 2016

Serata ottobrina  caldissima a Firenze,  nonostante sia vicina la  data faditica di autunno pieno del 4 novembre,  quel terribile giorno. Caldo afoso da terremoto, oggi per fortuna senza danni a persone e cose.
Nella cornice raffinata di Villa Le Rondini gli amici di Pensalibero si ritrovano per una delle consuete  e graditissime conviviali.
Angelo Giubileo,  neo vicedirettore del sud, attivissimo  nella collaborazione con il giornale, ci coinvolge  con la dotta esposizione che illustra la sua ultima opera.
 “Scritti politico-liberali.Il periodo della crisi: marzo 2007-febbraio 2016” in esposizione anche  alla mostra del libro di Francoforte 2016.
La fine della cosiddetta guerra fredda ha favorito lo sviluppo di un benefico processo di globalizzazione che perdura da oltre un quarto di secolo. Un processo della post-modernità, le cui fondamenta poggiano sugli ideali illuministi della libertà e del progresso tecnico-scientifico. Tuttavia, negli ultimi dieci anni circa, il mito del progresso si è scontrato con l’emergenza di una crisi internazionale, considerata la più grave dalla fine della seconda guerra mondiale. In generale, la crisi ha pesato molto sugli assetti di stabilità sia economico-finanziari che politici e sociali di alcuni paesi della nuova Unione Europea, e tra questi l’Italia; le cui vicende sono approfonditamente descritte e analizzate in questo libro.  Il taglio cronachistico è stato possibile grazie all’attività di collaborazione prestata dall’Autore in questi anni, mediante la redazione di uno o più articoli settimanali, a varie testate giornalistiche, locali e nazionali, cartacee e on line, e in particolare Affaripubblici, Anquap, Cronache di Salerno, EticaPA, Iconfronti, Labouratorio, Laprimapietra, Leragioni, Noidem-SA, Pais, Previnforma, Salernonotizie, SpazioEconomia, Spazioliblab, e soprattutto Pensalibero.
E poi l’ottimo Umberto Cecchi, per i pochissimi che non sanno,  una delle più note firme  e direttore emerito  de La Nazione fino al 2002, ci allieta, nonostante il tema drammatico,  con aneddoti  sulla città sommersa. Da giovane giornalista narra di finestre chiuse  dietro le quali  non si sapeva che cosa stava accadendo, o spalancate con gente affacciata e  attonita  che nonostante il dramma trovava anche il modo di non dimenticarsi dell’arguzia e  ironia scherzosa tipica dei nostri concittadini. Nel vicolo diventato torrente un gommoncino con una famigliola, mamma babbo bambino,  che vaga senza meta sicura. E da una finestra qualcuno trova la forza di sorprendere con la battuta, occhelloportate aimmare!
E il carissimo  amico Carlo Luigi Ciapetti, provato nel fisico ma di eccellente e  vivace eloquenza, come sempre, descrive le sue esperienze durante l’alluvione con aneddoti vari. Alcuni importanti marchingegni della comunicazione tipici di mezzo secolo fa erano stati posati nelle cantine e quindi alluvionati. Dunque  in mancanza di questi, furono  preziosi quelli dei radiomatori  con i loro  baracchini, gente che amava non  solo chiacchierare bensì svolgere  servizi eccezionali in caso di calamità. Come accadde allora e come  tiene a sottolineare Carlo. Che ha riportato i suoi ricordi in un libretto che dona a tutti i lettori di Pensalibero.
La città tacita,  lenta nel comprendere che cosa stava davvero accadendo. Con le auto  sott’acqua che sbandavano portate dalla corrente e accendevano i fari in autonomia. E i clakson che suonavano spontaneamente, rendendo  l’atmosfera surreale.
Alle 7 del 4 novembre 1966,  con la  tipografia de La Nazione  allagata di 5 metri e fuori uso, il quotidiano fiorentino esce comunque con il titolo
«L’Arno straripa a Firenze».
L’Arno ha dato di fuori?? Ma che dici.. sei sempre il solito allarmista.
Il caporedattore della sede fiorentina della Rai, Marcello Giannini chiama il direttore a Roma, ma la notizia non convince l’ufficio centrale. Durante il giornale radio allora decide di calare il suo microfono fuori dalla finestra e far sentire in diretta la furia del fiume che scorre tra le strade.
«Ecco, non so se da Roma sentite questo rumore. Bene: quello che state sentendo non è un fiume, ma è via Cerretani, è via Panzani, è il centro storico di Firenze invaso dalle acque».
Perchè gli increduli e gli scettici toccassero con mano, anzi con orecchio lo sciabordio  dell’acqua che aveva trasformato le stradine strette e i vicoli in torrenti e quelle larghe in fiumi. E non solo acqua ma nafta che emanava odore nauseabondo. E fango.
Gli angeli del fango sono nati a Firenze, in prevalenza giovani, accorsi spontaneamente  da altre parti d’Italia e da altri Paesi, da tutto il mondo,  per portare soccorso, ciascuno  a suo modo. Costituiti interamente da volontari, rappresentarono uno dei primi esempi di mobilitazione spontanea giovanile italiana. L’importanza di questi ragazzi consiste  non soltanto nell’indefesso lavoro manuale, ma anche e forse prevalentemente nell’avere portato l’attenzione del mondo intero su Firenze raccontando nei loro Paesi l’ esperienza diretta dell’evento. Non di una semplice città  ma della culla del   Rinascimento,  catastrofe artistica che va a sommarsi a quella umana, come sottolinea il relatore.
Infine è toccato al Direttore il compito di arginare la platea  che avrebbe avuto da raccontare tante esperienze vissute in proprio, almeno quella over over anta. Escluse le signore che sicuramente  non erano ancora nate, come galantemente ha sottolineato Umberto Cecchi.
Carla Ceretelli
(Foto servizio di Enrico Martelloni)
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Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l'insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de' Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro "Accademia del Diletto" di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l'opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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