Ricordando Ottavio Di Lorenzo

di Redazione Pensalibero.it | 11 giugno 2012

La maggior parte delle persone che lo hanno conosciuto lo ricordano come prestigioso giornalista televisivo.

Per gli amici era Tabo, fin dai tempi della Gioventù Liberale. Se n’è andato a 78 anni con grande dignità, circondato dall’affetto della sua vasta famiglia allargata. Ieri, in un pomeriggio canicolare, una piccola folla in cui spiccavano molti volti noti del giornalismo passato e presente gli ha reso l’ultimo omaggio nella chiesa romana di ponte Milvio. Naturalmente la memoria è andata alla sua apprezzata carriera radiotelevosiva: dai tempi epici in cui era redattore dell’Onda Corta nei vecchi studi di via Po alla sua lunga vicedirezione del TG1. E non solo. Franco Chiarenza ce lo ricorda così.

La maggior parte delle persone che lo hanno conosciuto lo ricordano come prestigioso giornalista televisivo, capace sempre di dare il meglio di sé come professionista ma anche come organizzatore del lavoro di squadra che è dell’informazione televisiva una caratteristica fondamentale.

I miei ricordi sono diversi e precedenti alla sua esperienza in RAI.   Risalgono a quando negli anni ’50 fu segretario nazionale della Gioventù Liberale e poi presidente dell’Associazione Goliardi Indipendenti.

Il movimento giovanile del partito liberale attraversava in quegli anni momenti difficili: doveva fronteggiare il dissenso interno contro la leadership di Malagodi (particolarmente vivo tra i giovani), contrastare la strategia pannelliana di apertura del movimento studentesco laico (unione goliardica) alla collaborazione con i comunisti, organizzare la presenza liberale nelle scuole superiori, affrontando in qualche misura la crescente inquietudine giovanile che sarebbe – da lì a qualche anno – sfociata nella contestazione del ’68; una rivolta alimentata dalla prima generazione che non aveva conosciuto – nemmeno indirettamente – la guerra e che avrebbe distrutto quelle forme di partecipazione politica giovanile nelle università e nei partiti che aveva caratterizzato il primo ventennio della Repubblica.

Ottavio Di Lorenzo ha saputo gestire con intelligenza quei difficili momenti: protagonista delle vicende studentesche universitarie (guidò la scissione dell’AGI dall’UGI), interlocutore attento delle trasformazioni in corso nel mondo imprenditoriale (collaborò alla stesura di quel “rapporto Pirelli” che avrebbe radicalmente modificato la strategia della Confindustria), ha lasciato un ricordo di equilibrio e di statura politica che avrebbe poi confermato nella sua attività giornalistica.

E’ una testimonianza che rendo volentieri nel momento dell’addio, anche – anzi, proprio perché – in alcuni momenti gli sono stato oppositore.   Di quel passato che aveva rappresentato un momento importante della nostra formazione politica ed umana ricordavamo talvolta – tanti anni dopo – le contrapposizioni dialettiche, e come esse si fossero dissolte a fronte di ben altre emergenze che il nostro Paese si è trovato (e si trova ancora) ad affrontare.   Molte delle quali sarebbero state ben diversamente contrastate se la cultura liberale fosse stata più presente.

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