Ribattere colpo su colpo a chi smantella la democrazia

Non sarà un fronte per una maggioranza di governo ma per garantire di vivere in un sistema nel quale non sia preclusa la possibilità di contribuire al bene del Paese pur essendo minoranza.

di Nicola Cariglia | 16 Luglio 2018

E’ venuto il momento di dirlo chiaro e forte: i sostenitori dell’attuale governo saranno pure in maggioranza nel Paese (e non è detto, perché avevano marciato divisi per poi colpire uniti). Ma non possono avere la pretesa di zittire il dissenso. C’è una brutta aria in giro, fatta di “prima andava peggio”, “non possono parlare quelli che hanno portato l’Italia alla rovina” ed altre scemenze del genere, come se in Italia i governi precedenti, dalla Liberazione ad oggi, non avessero avuto la maggioranza e la fiducia dei senatori e deputati eletti dal popolo. E, dunque, di moltissimi di coloro che oggi hanno sposato i nuovi salvatori della Patria. Dove è finito il 41% di voti di Renzi delle elezioni europee del 2014, e dove  gli altrettanti raccolti più volte da Silvio Berlusconi, se non nel mucchio dei fervidi sostenitori di Salvini e Di Maio?

Eppure, fanno danze ridicole sui soldi tolti agli ex onorevoli ma non si preoccupano di ridimensionare i lauti stipendi degli attuali, mentre tramano la riduzione delle pensioni acquisite dai cittadini a norma delle leggi vigenti; minacciano pesantemente giornali e giornalisti non allineati; fanno fare alle notizie sgradite peripli, circumnavigazioni e attese più lunghi di quelli dei poveri cristi raccolti in mare; offendono e intimidiscono coloro che vedono e denunciano lo stato pietoso che rischia di assumere la nostra democrazia, impoverita sempre più delle garanzie poste a tutela dei diritti civili e personali di tutti noi: anche di coloro che ad ogni mattone tolto beatamente e beotamente plaudono!

A questo punto occorre dire che la creazione di una alternativa di governo alla maggioranza grillo-leghista passa in secondo piano. Sarebbe stata la priorità in una situazione normale, in una bella e funzionante democrazia. Non in un periodo nel quale c’è chi si adopera per mettere assieme un regime.  I regimi, si sa, partono talvolta come se fossero da operetta, ma poi, degenerano in tragedie. Il momento richiede che tutte le persone che ancora ragionano, che non sono rassegnate a rinunciare alla qualità della democrazia che è anche qualità di vita, contraccambino con eguale vigore, addirittura con la stessa virulenza, e con pari energia. Non solo dobbiamo avere coraggio, dobbiamo anche dimostrarlo, esibirlo. Non ci fanno paura. E contro chi disprezza, offende e demolisce conquiste di civiltà e democrazia costate sacrifici, sangue, ingegno e cultura, dobbiamo fare fronte comune. Non sarà un fronte per una maggioranza di governo ma per garantire di vivere in un sistema nel quale non sia preclusa la possibilità di contribuire al bene del Paese pur essendo minoranza. Perché ormai dovrebbero averlo capito tutti: le peggiori dittature sono quelle delle maggioranze nei confronti delle minoranze. O pensate davvero che Mussolini in Italia, Hitler in Germania, Stalin in Unione Sovietica e tanti altri discutibili capi di governo e di stato dei giorni nostri non avessero e non abbiano masse adoranti di sostenitori?

Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un'intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana. Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell'Aeroporto di Firenze. Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

36 commenti

  1. marzio siracusa

    Bene, socialista libertario, ora replichi e abbia l’ultima parola, ma replichi di brutto per cortesia, poi ci cheti le sue banalità di giovane saggio e moderato. Una domanda però: se la prendo a martellate sui diti dei piedi riesce a incazzarsi, o oltre a essere libertario e saggio è pure piuttosto democristiano?

  2. Un socialista libertario

    Marzio, Paolo, Marco: non dovete scandalizzarvi se qualcuno dissente sul vostro governo pentaleghista. La democrazia si nutre di dissenso, non di assenso. E chi come voi ha sempre affermato di criticare il pensiero unico non può, ora, indignarsi per le voci critiche. Maggiore è la libertà di dissentire, di ribellarsi, e maggiore è la maturità di una democrazia. Se, come è accaduto recentemente, vengono rimossi (Alessandro Barbano) o ammoniti (Claudio Cerasa) coloro che non si allineano – un comportamento cui anche Berlusconi, come ricorderete, fece ricorso, suscitando la ribellione e le proteste di molti – significa che la democrazia si sta indebolendo. E non è dunque vano richiamare i gialloverdi al rispetto e alla tutela del dissenso, al ripudio di ogni forma di dittatura delle maggioranze sulle minoranze.
    Quel che mi piace di Pensalibero è proprio questa sua propensione al dissenso. Pensalibero è un giornale libertario, allergico ad ogni forma di pensiero unico, alle semplificazioni e alle formule facili. Che cosa significa “pensare libero”? Significa apprezzare e cogliere le sfumature, significa mettere i particolari in relazione con il contesto ma anche rifiutare che quel contesto sussuma e fagociti i particolari. Ed è quello che ha sempre fatto Nicola Cariglia con il suo giornalismo libero, autonomo, indipendente, teso verso la ribellione ma non verso il ribellismo.
    Caro Bonavia, ebbene sì: faccio parte proprio di quella generazione con la quale lei mi ha suggerito di confrontarmi. E le assicuro: le cose sono assai più complesse di come lei le descrive.

    • Marco Bonavia

      Grazie Socialista, le “cose complesse” che lei vede le deve inevitabilmente confrontare con i disagi, con i problemi e le indigenze di molti italiani. A quel punto tutto diventa molto più valutabile anche da chi si inerpica in una lettura più complessa. Lei pensa che gli italiani non siano razzisti? Che se mantenuti in condizione di evadere, non evadano le tasse? Che se ci arrivano, non ricorrano alla raccomandazione? A cosa vuole che serva dissertare su pensiero unico, su maestri filosofici, élites al comando, quando la realtà di tutti i giorni presenta un quadro drammatico e le persone peggiorano la loro condizione davanti a fabbriche pronte a delocalizzare! Il PensaLibero, di cui apprezzo l’effervescenza intellettuale, può partecipare non solo con la critica “panciaterra” che alla fine…. ce la suoniamo e ce la cantiamo, ma essere di stimolo con idee interessanti alla lettura e alla riflessione. Sinceramente leggere di MEMORIA quando siamo sotto dittatura-internet ormai da qualche tempo, mi costringe a favorire nuovi punti di vista. Cordialmente..

  3. marzio siracusa

    Infatti la soluzione preferibile, ossia Arlecchino a Palazzo Vecchio, ha sancito che Firenze, dietro consiglieri urbanistici allogeni, finisse messa in manette da un sistema semiferroviario urbano, del tutto incongruo e sopra le righe delle vere necessità urbanistiche, sia per la spesa che per il traffico, sulla scorta dell’imitazione passiva e acritica delle soluzioni della mobilità di città europee tipo Monaco, o Amsterdam o Bruxelles, che niente hanno in comune con le caratteristiche di Firenze. Per chi esce dalla stazione la splendida immagine del retro di S.Maria Novella è ora interrotta dai pali della linea ferroviaria, ma tutto eccita pur di inventarsi di vivere in una metropoli quasi televisiva. E l’aspetto estetico è pure secondario, se si pensa all’enorme idiozia di aver voluto fare di piazza della Stazione il nodo della ferrovia urbana, creando un coacervo di servizi che si contraddicono e urtano vicendevolmente. Quando invece la città aveva bisogno del ripristino di veri piccoli tram, e di percorsi unici per autobus elettrici o filobus, nient’altro. Ma dopo l’alluvione interessi criminali collusi e coperti dalla cultura si impossessarono della città, e questi sono i risultati, una città in manette. Poi, Nicola, non ci nascondiamo dietro un dito, si sapeva benissimo che l’Arlecchino di Palazzo Vecchio mirava a farsi Arlecchino di Palazzo Chigi. Allora? E non parliamo del successore, il sindaco attuale, il quale crede che strimpellare faccia da accompagnamento all’attivismo forsennato pur di essere rieletto. Insomma, ti piaccia o no, Pensalibero è da considerarsi almeno aiutante apprendista dei becchini di Firenze.

    • Paolo Francia

      risposta di Marzio che condivido in tutto e per tutto. Per il resto, ognuno resta delle proprie idee.

    • Talento sprecato. Potresti applicarti al presente e dire cose interessanti. È invece preferisci appisolarti per godere dei fantasmi di un passato che vedi in modo sfocato e non corrispondente alla realtà.

      • marzio siracusa

        Quando gli argomenti difettano, scatta automatico il giochino del passato che abbindola gli sciocchi e del presente futuro che dà vento agli illuminati. Ma quant’è vecchio anche il giochino del passato e del futuro!

  4. marzio siracusa

    Caro Nicola, forse mi sbaglio, ma anni fa sulla Leopolda e il suo Arlecchino mi pare che a malapena la direzione di Pensalibero soffocasse il proprio entusiasmo. O no?

    • Gli entusiasmi del direttore è difficile ritrovarli. Si tratti di Leopolda o di Francischiella.

      • Peraltro, come ho sempre ricordato, ho appoggiato Renzi per l’elezione a Sindaco perché sono sempre stato alieno dalla politica del tanto peggio tanto meglio. È, nella circostanza, Renzi era di gran lunga la soluzione preferibile.

  5. Gent. Bonavia,

    le rispondo per punti al fine di rendere più intellegibile dove siamo in dissenso:

    1- Nel suo primo post, lei ha scritto: “L’attuale governo, non ce ne voglia, è figlio di anni di malgoverno sia esso di destra, o di sinistra; l’elenco dei disastri provocati prima dal PDL e poi (diciamo) non riparati da Renzi (non dal PD) sarebbe arduo riportarlo in questa sede…Tant’è che il 4 Marzo un “manipolo” di volenterosi pentastellati e la LEGA di vecchia conoscenza (nei contenuti) ma nuova (nel leader) hanno dato il benservito alla finta destra e alla finta sinistra.” Ecco, mi sembra di essere tornati ai tempi della rottamazione renziana ed ai “renzini”. Miracolati che si sentivano statisti e che, non essendolo, scaricavano nei microfoni, ossequenti quanto ora coi nuovi padroni, banalità delle quali nemmeno si accorgevano.
    2- dei punti programmatici che lei si attende realizzati da questo governo, la maggior parte resteranno impressi solo nella sua fantasia, se non altro perchè il governo non li ha nemmeno enunciati. Per ora si parla di: contrasti sulle nomine, in particolare Cassa depositi e prestiti; un decreto a favore della disoccupazione invece che dei disoccupati; la ri-ri-ristatalizzazione dell’Alitalia; una viceministra dell’economia che, chiamata a riferire in Commissione ha fatto scompisciare dalle risate l’intero Parlamento per una giornata intera.
    3- Il “Socialista Libertario” se bene l’ho riconosciuto, è di tutt’altra pasta di quella che lei si immagina. Appartiene, con i suoi trenta anni, proprio a quella generazione che lei dipinge trionfalmente in marcia verso una nuova era, con nuovi mezzi di comunicazione, e con nuovi quanto confusi ideali. E, invece, “Socialista Libertario” appartiene a quella rara specie degli anticonformisti che tanto piacciono a Pensalibero. Solo che è molto più colto ed intellettualmente onesto di tanti coetanei. Mi creda, a creare categorie con l’ascia, si commettono sempre sbagli. La realtà è assai più complicata.
    4- Pensalibero è nato nel 2003. Da allora ha tenuto una linea di ferma opposizione ai seguenti governi: Berlusconi, Prodi, ancora Berlusconi, Monti, Letta, Renzi. Dunque, governi di centrodestra, centrosinistra e tecnici. Ora non lesina critiche a questo accordo di potere nato con l’accrocchio di Lega e 5Stelle, ferocemente avversari, soprattutto in campagna elettorale. Noi siamo coerenti, e mai parteciperemmo alla corsa sul carro del vincitore. Questa nostra linea dovrebbe essere a lei nota perchè, se ben ricordo, qualche anno fa ha scritto su Pensalibero, in assoluta libertà di pensiero. Attribuirci nostalgie per i passati governi, da noi avversati e talvolta sostenuti da alcuni che ci lanciano questa strampalata accusa, è, dal punto di vista intellettuale, una disonestà. Non un innnocente artificio polemico, proprio disonestà. Anzi, come si dice oggi, disonestà-ta-ta.

  6. Marco Bonavia

    Caro Direttore, approfitto una volta ancora del Suo gentile spazio perché sconfortato dal vano tentativo di portare il contraddittorio sulle nuove dinamiche di ricerca del consenso inteso come prodromo di conquista del governo di una nazione. Purtroppo dalle risposte “socialiste libertarie” mi rendo conto che il vetero pensiero di paure verso nuove dittature, di folle oceaniche plaudenti al capo, ancora sopravvive… Non voglio ripetermi, ma ribadisco che i sistemi web non hanno bisogno di radunare milioni di persone in caotiche piazze, basta un click per raggiungere N utenti in un attimo, con zero spese e magari ci infilo anche un po’ di pubblicità, che non fa mai male! Invito il caro socialista a confrontarsi con alcuni under 30, aldilà della difficoltà di collegarsi con loro (visto che sono contemporaneamente connessi con altri 20 come minimo), scoprirà che per loro le uniche adunate oceaniche per le quali vale la pena spostarsi sono per Vasco, Liga e (molti ahimè) per Amici di Maria DeFilippi. Cosa vuole che gliene freghi del Capo??? Altri sono i veicoli di ricerca del consenso!! E non sto parteggiando per il M5S al quale ho affidato il mio consenso nell’ auspicio di far pulizia dei vecchi parrucconi che ancora frequentano Montecitorio, ma Santo Cielo è ora di guardare avanti soprattutto l’opposizione che ancora si trastulla con il dito puntato verso il nemico. Cinque anni (perché faranno tutta la legislatura!) sono lunghi da passare in questo modo… Grazie per l’opportunità di partecipare liberamente, cordialmente saluto.

  7. Gian Franco Orsini

    Da questo governo, che non ha il mio preventivo consenso, mi aspetto che riesca a frenare significatamente l’immigrazione incontrollata, che permetta una efficace difesa personale alle persone aggredite, un migliaramento nella amministrazione della giustizia, una diminazione alla delocalizzazione della fabbriche e una diminuzione della pressione fiscale. Mi aspetto, inoltre, che la classe politica lavori per una maggiore integrazione politica della UE. Non si può continuare ad accogliere i migranti economici (in grandissima maggioranza maschi) per poi abbbbandonarli e permettere che si dedichino solo ad attività illegali.

    • NICOLA CARIGLIA

      Carissimo Gianfranco, amico prima ancora che medico affettuoso mio e di tutta la mia famiglia,

      vorrei anche io le cose che tu scrivi. Purtroppo mi pare che questo governo sommerà agli errori frutto di calcoli sbagliati quelli per eterogenesi dei fini. Ma, come sempre, se faranno bene saranno da noi sostenuti. Ma, intanto, ci dicano con chiarezza cosa intendono fare, come e con quali soldi.

  8. Ragazzi (detto con profondo rispetto), ma una soddisfazione me la volete dare? Mi fate capire cosa vi aspettate da questa maggioranza? Cosa pensate che faranno e che giustifica il vostro consenso? Magari piacerebbe anche a me e, quando lo avranno fatto, divento dei vostri. Forza, non siate così timidi…

    • Marco Bonavia

      Direttore caro, Lei ci stuzzica e noi arriviamo:(in ordine casuale)
      1) Spostiamo il problema dal LAVORO al LAVORATORE (cosa che indispettisce Confindustria…bene)
      2) Immigrazione (non serve aggiungere altro, avanti così)
      3) Banche ( un vomitatoio di malaffare – a volte di stampo mafioso – con distruzione di ricchezza dei poveri cristi)
      4) Riduzione di privilegi a 360 gradi con ridimensionamento di pensioni d’oro e di stipendi di inetti dirigenti di stato.
      5) Gli Italiani prima di tutti.. sarebbe ora viste le condizioni di molti di noi (lavoro, sanità, ecc.)
      6) Infine, tutto quello che verrà a migliorare la vita dell’Uomo Qualunque.
      Se anche questo tentativo, non per nuovi gruppi che avanzano ma per collusioni di vecchi sistemi clientelari e di partito, dovesse fallire, torneremo, pardon, tornerete agli amici di ieri (perché anche io emigrerò). ça va bien?

  9. marzio siracusa

    Non vedo l’approvazione di leggi liberticide, fossero pure all’acqua di rose. C’è piuttosto in occidente un clima di rivolta contro la cappa del politically correct, che invece anima ancora l’informazione bolsa e arretrata dei ceti e delle generazioni che ci si sono arricchite, e quindi l’obbligo che il secondo dopoguerra non finisca mai e resti come imperativo e minaccia di sottofondo. Ma se ci si sottrare a questo ricatto emotivo reiterato ad arte, si scopre che veleggiamo allegramente nel nulla, tanto è infima la qualità di canovacci, regia e personaggi in ogni grado delle ex gerarchie.

    • Un socialista libertario

      Sig. Siracusa, come al solito lei ragiona in modo molto poco dialettico. Essere contro il “politically correct” (che anche io detesto) non significa consegnarsi all’abbraccio mortale di Berlusconi prima o dei gialloverdi oggi. Similmente, avere delle perplessità su come fosse stato gestito il primo dopoguerra, o sulla debolezza dei partiti di governo dell’epoca, non era una buona ragione per cadere nelle mani di Mussolini. Al pensiero non ci deve accostare come se si trattasse di tifo calcistico. Essere comunisti non vuol dire essere filosovietici, essere antisovietici non vuol dire essere filofascisti; essere antiberlusconiani non vuol dire essere pro-giustizialismo, essere per gli sfruttati non significa considerare il “popolo” come un blocco unico contrapposto alle èlite.
      Quello che lei definisce “l’obbligo che il secondo dopoguerra non finisca mai” nella mia lingua significa MEMORIA. Mantenere viva la memoria di cosa sia stata la dittatura affinché essa, sotto nomi diversi, non abbia mai a ripetersi.

      • marzio siracusa

        Caro socialista libertario, vedo dalle sue parole che il plagio funziona bene. Lei crede davvero che la sbornia televisiva ininterrotta su Hitler, Mussolini e amenità varie serva alla memoria? Ma via…

  10. Marco Bonavia

    Accolgo con rispetto le riflessioni che le mie poche righe hanno suscitato, ma richiamare con perseveranza la storia nei maestri di un pensiero che , mi sia permesso, vale per deliziose letture di pura cultura storica o, in via eccezionale, a farci capire che il mondo oggi viaggia a megabyte e non a libri di filosofia!!
    Il mio corso di laurea mi ha permesso di “incontrare ” autori citati: da Marx a Habermas e anche Rousseau per restare in tema grillino; tutti concorrono, personalmente, ad aprire le menti verso i cambiamenti epocali che devastano l’Ancienne Règime e tutti coloro che si guardano indietro spaventati dall’attualità… L’accelerazione inferta dai due gruppi che siedono nei banchi della maggioranza ai sistemi di comunicazione, alla velocità dell’esecutivo nell’affrontare i problemi del paese, ai tagli agli sprechi (che continueranno nei giorni a venire) mi pare stia cogliendo di sorpresa molti addetti ai lavori che si rifugiano in proclami di terrore al potere quando dovrebbero studiare come e perché i vecchi (davvero) partiti di consunte contrapposizioni tra destra e sinistra siano stati ridotti a percentuali mai raggiunte nella loro breve esistenza. E così, tanto per sentirmi parte di voi letterati, come scriveva Giddens, siamo nella POSTMODERNITA’, signori!

  11. Gent.mi sig.ri Bonavia e Francia,

    comprendo, dal vostro commento, che l’unico vero motivo del vostro sostegno alle magnifiche sorti e progressive del “Governo del Cambiamento”, poggia sui fantasmi del passato. Evidentemente, poco o niente vi aspettate per il futuro. Converrete che state e stiamo messi maluccio….

    Gent.mo sig. Ricci,

    concordo sul livello non eccelso di molti degli attuali massimi protagonisti della nostra politica. Ma è sempre il vuoto di potere o l’inadeguatezza del potere a mettere nei guai le Nazioni.

    • DANIELE GIOVANNI RICCI

      E’ vero. In tutti i campi un vuoto di potere viene solitamente occupato da chi ha il coraggio o la forza di farlo.
      Ma non è forse vero che sono 20 anni che assistiamo ad un vuoto di potere della nostra politica ?
      Cosa hanno fatto i precedenti governi su problematiche quali il flusso migranti, il passaggio in mani straniere di aziende italiane di spicco, la difesa del made in Italyi, il mantenimento delle nostre quote di mercato, ed altri fattori meno pubblicati ma non meno importanti per la nostra economia e la nostra società ?

  12. pier luigi Tossani

    di che si sta parlando?… per la democrazia compiuta, c’è solo quella turbo-sussidiarietà che è la “Società partecipativa”:

    http://www.rassegnastampa-totustuus.it/cattolica/wp-content/uploads/2015/09/LA-SOCIETA-PARTECIPATIVA-P-L-Zampetti.pdf

  13. luciano pallini

    Caro Nicola, è un articolo splendido.
    La sottovalutazione dei rischi insiti in una concezione lego-grillina di democrazia come dittatura della maggioranza rischia di provocare disastri in un’Europa segnata dalrevsnscismo nazionalista pudicamente mascherato sotto il nome di sovranismo.
    RESISTERE RESISTERE RESISTERE questo il dovere di tutti i democratici

    • Un socialista libertario

      Concordo. Sovranismo è un perfetto sinonimo di nazionalismo. Due partiti nazionalisti, razzisti, giustizialisti vogliono riportare l’Italia ad un’epoca buia; un’epoca in cui per contrastare i politici deboli e “imbelli” si scelse la medicina peggiore del male. Il modello dei nazionalisti gialloverdi? Un dittatore sanguinario, fascista e omofobo come Vladimir Putin; oppure Trump, il presidente finanziato dalla lobby delle armi. Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei.

  14. Marco Bonavia

    Gentile Direttore, ho letto più volte l’articolo per meglio intuire lo stato d’animo che muove a certe righe.. L’attuale governo, non ce ne voglia, è figlio di anni di malgoverno sia esso di destra, o di sinistra; l’elenco dei disastri provocati prima dal PDL e poi (diciamo) non riparati da Renzi (non dal PD) sarebbe arduo riportarlo in questa sede…Tant’è che il 4 Marzo un “manipolo” di volenterosi pentastellati e la LEGA di vecchia conoscenza (nei contenuti) ma nuova (nel leader) hanno dato il benservito alla finta destra e alla finta sinistra. Vogliate saggiamente partire da questo assunto prima di gridare Al Lupo! Al Lupo! o riesumare figure consegnate definitivamente alla storia, che non portano nulla ad un dibattito franco e costruttivo.
    Per quanto mi riguarda, ascolto con interesse programmi definiti con sufficienza pseudointellettuale “populismi” semplicemente perché io sono IL POPOLO, parlano a mio favore e soprattutto: non mi fido da anni di chi mi ha governato fino a ieri. Cordialmente saluti

    • Un socialista libertario

      Al signor Bonavia, che dichiara con orgoglio di appartenere al “popolo”, rispondo che il “popolo” non esiste. La fansiosa contrapposizione popolo-èlite, oltre a essere antistorica e adialettica (dia una ripassata a Marx, ma anche ad Adorno e a Marcuse), è plasmata dall’invidia sociale della piccola borghesia arrabbiata, del sottoproletariato privo di speranze. E le “assemblee popolari aperte” auspicate da Bagatin mi ricordano tanto l’isteria di quelle giacobine, o le adunate oceaniche di mussoliniana memoria; quegli assembramenti giganteschi in cui i singoli individui si perdono in una folla indistinta. E chi arringa queste piazze gremite? Sempre lui, il capo.

      • Marco Bonavia

        Se un socialista dichiara che il popolo non esiste tradisce la propria identità, perbacco!! Il popolo esiste eccome soprattutto in un sistema di democrazia partecipativa e non elitaria dove CHIUNQUE può esprimere il proprio consenso per questo o quel partito. Mi chiedo in quali salotti passa il suo tempo quando milioni di persone attraversano il terzo millennio e sono oggetto di attenzione di multinazionali, di piattaforme interinali capaci di raggiungere contatti , leggi individui, a sei zeri… in un CLICK!!!! Andiamo!

        • Un socialista libertario

          La contrapposizione (immaginaria) tra popolo ed élite, frutto di una visione totalmente adialettica della società, non ha nulla di socialista o di marxiano. Idee del genere vengono rivendicate da pensatori fascistoidi come Alain de Benoist et similia. Non che non esistano gruppi di pressione e lobby di ogni sorta: certo che esistono! Ma contrapporre “il popolo” (quale popolo? Chi?) alle élite (quali élite? Salvini e Di Maio ne fanno parte? I deputati e i senatori gialloverdi, oggi maggioranza del Paese, ne fanno parte? Travaglio e il Fatto ne fanno parte? La lobby filorussa ne fa parte?) è un errore metodologico. La concezione pentaleghista del “popolo” o della “gente” è in realtà profondamente autoritaria, gerarchica. Il popolo da loro immaginato sono le piazze gremite delle adunate oceaniche, le folle plaudenti in cui nessuno si distingue più, e tutti gridano all’unisono arringati dal “capo”. Già, il capo. Lui forse non fa parte delle élite? Pensa alle raffigurazioni che del “popolo” danno i regimi: quei disegni colorati tutti uguali – siano stalinisti, nazisti o nordcoreani – in cui il “popolo” lavora alacremente nei campi, nelle fabbriche… mentre il duce sorride contento e abolisce i sindacati, la lotta di classe.
          Ricordi? Anche il quotidiano di Mussolini si chiamava “Popolo d’Italia”…

  15. Gian Franco Orsini

    La democrazia viene messa in pericolo principalmente dalla inefficiente amministrazione della giustizia e dalla strapotere degli enti locali. I principali errori dei precenti governi di sinistra sono stati l’aver permesso l’espulsione del capo dell’opposizione dal parlamento, l’immigrazione incontrollata, la diminuzione della sicurezza dei cittadini e di aver fatto poco per impedire la delocalizzazione all’estero di tante fabbiche. Seguo da anni le vicende delle acciaierie di Piombino, che sono un caso un caso paradigmatico degli insuccesi amministrativi della sinistra.

  16. PaoloFrancia

    Si Nicola, sei sulla via giusta, dopo il flop della rinascita socialista a Livorno, diventa fautore del Fronte Repubblicano, quello piu democratico degli altri, quello che si agita sulla democrazia solo quando a governare va un Salvini o un Di Maio, ma che tace quando peggio faceva Renzi. Quelli del Fronte Repubblicano, che va bene Macron ma non la Le Pen, unitivi e combattete.
    Ma per favore, lascia stare Mussolini e Hitler con Stalin, viene il dubbio che sia la tua una nostalgia d’un tempo che fu.

  17. Adalkberto Scarlino

    “…un regime” ? Via, caro direttore, non ti sembra di esagerare ?

  18. DANIELE GIOVANNI RICCI

    Leggo volentieri gli articoli di Cariglia che trovo sempre misurati e consoni all’argomento trattato.
    Ma questa volta non sono molto convinto della sua diagnosi.
    Visti i personaggi politici che ci ritroviamo, sia di destra che di sinistra, in fatto di democrazia direi che possiamo dormire sonni tranquilli.
    Non mi sembra di scorgere nella massa delle personalità tali e con tali capacità da attentare alla democrazia oggi esistente in Italia.
    Nel bene e nel male un abisso separa i personaggi indicati nell’articolo dai nostri “personaggetti” attuali.

  19. Si vuole garantire la più ampia democrazia possibile ?
    Si attui finalmente una forma di democrazia popolare diretta, con assemblee popolari aperte.
    Oltre la partitocrazia.
    David Van Reybrouck ha redatto un ottimo saggio in merito: Contro le elezioni. Perché votare non è più democratico.
    Edito in Italia da Feltrinelli.
    Spero nel corso dell’autunno di recensirlo.

Rispondi

Il suo indirizzo e-mail non verrà pubblicatoI campi obbligatori sono marcati *

*