Renzi e il rischio Lingotto

di Daniele Marchetti | 10 marzo 2013

Rimpianti

Il sindaco di Firenze è a un bivio. Oggi è l’unico che a sinistra può vincere ma non è amato dal partito. E la storia dimostra che nessun vino nuovo può venire da otri vecchi.

100312832l43-matteo-renzi-120803115641_bigrenE se ci fosse stato Renzi? Questo è il vero cruccio in casa PD. D’altra parte le urne hanno parlano chiaro: il centrosinistra è arrivato primo, ma non ha vinto. Neppure questa volta. Neppure con 15 punti di vantaggio. Neppure con primarie da record. Neppure con parlamentari scelti dalla base. Neppure . . . con Renzi. A mezzo servizio, certamente. Controvoglia, senza dubbio. Ma presente a Napoli, come nella Milano da bere, a Palermo come a Firenze. Eppure, il PD – anche con Renzi – non ha vinto.

Il futuro a sinistra è certamente del Sindaco di Firenze. Serve solo tempo e il partito gli cadrà nelle mani senza colpo ferire. Tutti lo inneggeranno, lo isseranno a vessillo del nuovo e lo vorranno, per acclamazione, candidato premier. Un’immagine che rimanda all’”I care” del Lingotto. Al sogno di un nuovo mai arrivato. Anche allora c’era un giovane, moderato, acculturato, rinnovatore, l’uomo nuovo di cui l’allora nascente PD aveva immane necessità. Tutto tal quale: il PD ha bisogno di Renzi. Ma Renzi ha davvero bisogno del PD?

La storia politica degli ultimi 4 lustri mostra come ogni cambiamento vero si sia accompagnato ad una figura emergente, istrionica, innovatrice ma anche, ed indissolubilmente, ad un “progetto politico” (contenitore) nuovo di zecca.

Lo fu per Bossi e la Lega nel 1992. Per Berlusconi e Forza Italia nel 1994. E lo è stato, l’altro ieri, per Grillo e il movimento 5 Stelle. Ma non per Veltroni nel 2008 quando si affidò alla fusione a freddo degli apparati di Margherita e DS.

E perché non lo diventi in un futuro prossimo (anzi prossimissimo) per il Sindaco di Firenze gli ingredienti ci sono tutti.

Renzi lo sa: o saprà mutare pelle, rendersi autonomo, emanciparsi dall’oliato sistema dei perdenti di professione egemonizzati da un sindacato-padrone e scommettere in un progetto politico altro e alto, fresco, trasversale, non ideologico. O rischia molto. Anzi, tutto.

Nessun vino nuovo può sgorgare da otri vecchi. La saggezza popolare è maestra di vita. Anche di quella politica.

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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