Renato Lazzeri, l’imprenditore di Fucecchio che ‘fece le scarpe’ a Craxi.

di Alessandro Silvestri | 2 gennaio 2018

“Ho visto 3 Italie ma anche 3 Tunisie e quelle di adesso, mi piacciono poco entrambe”. Renato Lazzeri classe 1945 da Fucecchio, in mezzo alle scarpe c’è nato. Come un po’ tutti quelli qui del Comprensorio del cuoio che hanno più di 40 anni. E grazie alle scarpe ha creato una fortuna economica e imprenditoriale nella sua terra, per poi cercare altre strade nel momento della prima grande crisi degli anni ‘80. Quella che segno’ la fine dell’ultimo boom economico del paese. “Andai in Romania e poi casualmente in Tunisia paese di origine di un mio operaio. dove ho impiantato la prima fabbrica una trentina d’anni fa a Kébili sul lago salato di El-Jerid a due passi dalla esotica Tozeur, Tunisia centrale. Ma l’anno prossimo ho finito, vado in pensione. Ho 3 figli maschi, decideranno loro cosa farne”. Arrivai in una Tunisia dilaniata dagli estremismi e in piena crisi politica. Il vecchio presidente Habib Bourghiba era ormai agli sgoccioli e gli ultimi anni di guida del paese erano stati negativi. Poi fu il momento di Ben Ali’ (sostenuto direttamente dal Governo italiano e protetto dal SISMI ndr.) e si assistette anno dopo anno, ad una sorta di rinascimento morale e materiale della Tunisia. Gli avvenimenti del 2011 hanno cancellato 40 anni di conquiste sociali e civili e ripiombato il paese nel caos. Ormai non rammento più quanto tempo è che faccio casa e lavoro senza uscire la sera. Verso la seconda metà degli anni ‘90, ebbi il primo incontro con Craxi, il grande amico di Ben Ali’, dei palestinesi e del progressismo arabo, proprio nel momento probabilmente più duro e difficile della sua vita. Per tramite del suo collaboratore e amico Nicola Cirimele, ci incontrammo in un ristorante di conoscenti comuni a Tunisi, La Closerie. Nonostante le condizioni fisiche e lo status di latitante, Bettino veniva spesso invitato a Tunisi dal Governo per incontri di natura politica e diplomatica. Ma non voleva più presentarsi in scarpe da ginnastica. Cosi’ seppero di noi e ci chiesero se era possibile realizzare calzature su misura per i suoi piedi gravemente segnati dalla malattia. Monsieur le President. “In Tunisia lo chiamavano ancora deferentemente cosi’. A me faceva davvero strano essere a casa dei Craxi ad Hammamet, pensando a quando Bettino era stato l’uomo politico più potente d’Italia, e anche se spesso bistrattato in patria, molto rispettato all’estero. Niente di quanto si leggeva sulla nostra stampa intendiamoci. Craxi aveva acquistato alcuni ettari di terreno quando ancora costava poco e non c’erano strade, e costruito nel tempo una villa di campagna assai normale, in mezzo a palme e olivi. Era considerato (e temuto) anche dai francesi, che avevano dovuto subire la scelta di Ben Ali’ con tutte le corsie preferenziali che questo significava per l’Italia nel mondo arabo. Mi sentivo rispettato e protetto, come imprenditore e come italiano. Adesso non è più cosi’.” “Facemmo venire anche un ortopedico dal CTO di Firenze che gli fece un calco in gesso, per poter realizzare le forme nel modo più preciso possibile. Ma era già troppo tardi. Sarà stato il 1998 o ‘99. Bettino fu lasciato morire cosi’, in maniera disumana e terribile. Assistetti una volta al raschiamento della cancrena che avanzava inesorabile, e ancora provo sgomento. Mi confido’ che la sua morte era il prezzo da pagare, per evitare qualcosa di ancor peggiore alla sua famiglia e a chi ancora gli stava vicino. L’Italia avrebbe dovuto fare molto di più. Esule o contumace che fosse. Queste sono distinzioni totalmente ininfluenti rispetto alla situazione clinica, umana e morale in cui versava Craxi. Nessun paese occidentale a mia memoria ha comminato una pena tanto dura e severa, ad un suo ex capo di Stato. Guardi le diro’ di più, mi sono sentito in colpa persino io come semplice cittadino italiano.” “Prima di lasciare definitivamente la Tunisia, avrei davvero piacere di passare a salutare la signora Anna. Una volta alla presenza della figlia Stefania mi presento’ come il signore di Fucecchio che faceva le scarpe a papà. <A papà le scarpe non le fa nessuno> disse, tra il serio e l’ironico. E invece gliele avevano fatte eccome, e assieme a lui all’Italia. E’ la figlia ad aver ereditato il temperamento del padre. Bobo invece è più pacato e riflessivo ma ha capacità di vedere le cose della politica e ha doti umane notevoli. Lei il piglio imprenditoriale, lui la sensibilità dell’artista. Se voto? Ormai sono anni che non voto più, la mia famiglia era socialista, quasi tutti a Fucecchio avevano un genitore o un parente socialista. Ma questa è un’Italia che non c’è più. E i risultati purtroppo si vedono.” Intervista a Renato Lazzeri, imprenditore calzaturiero. Tunisi-Fucecchio 21/12/2017. Di Alessandro Silvestri
Ho iniziato ad interessarmi di giornalismo già alle scuole medie dove la professoressa d'Italiano ci faceva leggere i quotidiani in classe. Il "caso Moro" divenne il primo grande incontro con il mondo reale e plumbeo della cronaca politica e del sottobosco terroristico e criminale. Da fucecchiese un po' atipico poi, per via della mamma del Sud, avere avuto un compaesano come Indro Montanelli, è sempre stato motivo di orgoglio e di sfida a non conformarsi. Il passo successivo è l'impegno politico, denso di amore e frustrazione che si trascina fino ad oggi. Come una malattia inguaribile. Un socialista apolide, di scuola rosselliana, minoranza nella minoranza italica. Negli anni scrivo per "Il Tirreno" per "Il Quotidiano della Basilicata" per "Mondoperaio" e per publicazioni minori. Ma senza ritenere che debba mai divenire una professione. Il politico e il giornalista dovrebbero essere indipendenti al 100% da ogni forma di potere e dovrebbero ancor di più, garantire un servizio volontario e circoscritto nel tempo. Una sorta di "cursus honorum" che oggi non esiste quasi più in nessun campo che conti. Infatti mi occupo di ristorazione da oltre 25 anni. Da quando il web poi, ha dato la possibilità a tutti di dire la propria, è li' che pubblico i miei pensieri, oggi prevalentemente sulla mia pagina facebook e su Pensalibero.it che gentilmente mi offre uno spazio di completa libertà. Per un anticonformista disincantato, snob e giramondo, è il massimo delle aspirazioni.

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