“QUOS DEUS VULT PERDERE”

Dal rosatellum alla vicenda Bonino che percepisce- con il grande merito di dirlo apertamente- Renzi come un corpo estraneo.

di Alberto Benzoni | 8 gennaio 2018

Sconfitto nel referendum, da parte degli elettori, e sull’Italikum, da parte della Corte costituzionale ( nel secondo caso per il suo bene; tutti, a parte lui, si erano fatti persuasi che il ballottaggio avrebbe comportato il serio rischi di una vittoria del M5S) , Renzi non avrebbe dovuto avere difficoltà a partorire rapidamente una nuova legge elettorale. Poteva varare, anche nel segno del rispetto per le istituzioni, la legge uscita fuori dal verdetto della Consulta ( applicandola anche al Senato) che garantiva l’eventuale premio alla lista e non alla coalizione ( un punto fermo del Nostro in tutto il dibattito precedente) e lo metteva al riparo da qualsiasi sorpresa. Poteva ritornare al Mattarellum, un sistema, tra l’altro, ideale per favorire acccordi palesi o taciti con l’opposizione di sinistra. Poteva, infine, ridurre i danni derivanti ( se ne sarebbe accorto anche un bambino) dall’insana- dal suo punto di vista- reintroduzione del premio di coalizione, con il mantenimento del voto disgiunto, richiesto non a caso a gran voce dgli scissionisti. Poteva, infine, seppur “alla vergognosa”, favorire la logica coalizionale, mantenendo la norma che sottoponeva al vincolo dello sbarramento solo i partiti che si fossero presentati senza un accordo elettorale con altri.
Ma il nostro non ha voluto fare nulla di tutto questo: e, se ha mandato avanti prima Pisapia poi l’ottimo Fassino, gli ha privati accuratamente di qualsiasi strumento negoziale; quasi che non fosse affatto interessato al loro successo.
Diciamo una legge elettorale fatta su misura per Berlusconi; prima con l’introduzione di un premio di coalizione ( da far valere soprattutto per la parte maggioritaria) di cui il Cavaliere si avvarrà ai limiti del comune senso del pudore; poi con il totale e rivelatore disinteresse riservato all’obbiettivo di costruzione di una coalizione di “centrosinistra”.
Risultato, un più che probabile disastro elettorale, con il centro-destra vicino alla maggioranza e il Pd, terzo e solitario incomodo e per sua scelta.
Questi i fatti. Fatti di cui però, non foss’altro che per dovere di onestà intellettuale, cercare una spiegazione. Rispondendo non ad una ma due domande.
Primo: perchè Renzi sta correndo al suicidio ?
Secondo: perchè nell’area del centro- sinistra nessuno ha risposto all’appello unitario ?
La risposta al primo interrogativo sta nella personalità del Nostro. Per lui, la priorità non è di essere secondo di una cosa grande ma primo di una più piccola e controllabile. Nello specifico, il Rosatellum non serve ad una intesa con Berlusconi che il Nostro non vuole non foss’altro perchè lo vedrebbe come socio di minoranza; ma a garantirgli il controllo assoluto di un Pd pur sempre intorno al 20%; mentre riflette in pieno una visione della politica propria di un bullo toscano a cui le vittorie interessano anche se non solo in termini di possibile umiliazione del nemico ( ieri sindacati, insegnanti, “vecchia sinistra” oggi M5S e Lu).
Per rispondere al secondo quesito, elementare la vicenda Bonino. Non una sordida contrattazione levantina. Ma il tentativo di riproporre a “futura prossima memoria “la diversità radicale”. Si comincia con la solita tecnica: l’appello all’universo mondo per venire in soccorso di una causa ( dalla fame nel mondo, alle carceri) di cui i radicali detengono il monopolio ( anche per merito, s’intende); oppure, come nel nostro caso, per sanare una ingiustizia intollerabile di cui si sentono oggetto. Dovrebbe seguire, secondo copione, l’abbraccio con il soccorritore. Solo che ora, questo abbraccio non c’è stato; anzi. Perchè al solito Fassino che diceva: “facciamo l’alleanza che al resto pensiamo noi” è stata sbattuta la porta in faccia. E con sdegno. Mentre è stato accolto con lacrime e abbracci Bruno Tabacci: e non come emissario del Pd ma come garante della possibilità di presentarsi, comunque e anche al di fuori della coalizione.
A questo punto avanziamo un’ipotesi: che la lista europeista si presenterà in solitario. E non solo perchè la Bonino ha mille motivi personali per avercela con Renzi; o perchè ritiene, giustamente, che il traguardo del 3% si potrà raggiungere più facilmente al di fuori dell’abbraccio mortale del Nostro; ma anche e soprattutto perchè l’europeista, liberista, internazionalista, elitaria Bonino percepisce- con il grande merito di dirlo apertamente- Renzi come un corpo estraneo, un’anomalia, un ostacolo, insomma un’aberrazione momentanea rispetto alle strategie perseguite dalle classi dirigenti del centro sinistra prima del suo avvento.
Sì al centro-sinistra ma non con Renzi; questo il manifesto. Che, però, a parte ogni altra considerazione ha il non trascurabile difetto di essere deficitario, totalmente deficitario, sul piano dei numeri e quindi come formula di governo.
Agnelli diceva che “i numeri si pesano e non si contano”; ma era, comunque, solo il suo punto di vista

 

Alberto Benzoni

Nato nel 1935. Ha lavorato all’ufficio Studi e Internazionale dell’Iri. Nel Psi dal 1957. Vice sindaco di Roma dal 1976 al 1981. Autore di testi sulla storia del movimento socialista in Italia e, in particolare, sull’esperienza craxiana. Ha scritto anche, con la figlia Elisa, “Attentato e rappresaglia – il Pci e via Rasella” e “Le vie dell’Italia”. Si è interessato collaborando a varie riviste, di problemi di politica internazionale.

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