“Quel che resta del sogno”: e Cesare Bindi si fa anche scrittore

Il famoso flautista racconta come ha conciliato il suo consacrarsi alla musica con lo scorrere della vita. Il libro sarà presentato il 17 aprile a Firenze ed il 20 a Massa Marittima. Sarà nelle librerie nei primi giorni di Maggio

di Redazione Pensalibero.it | 9 aprile 2018

PRESSPHOTO FIRENZE IL FLAUTISTA CESARE BINDI

Non è facile parlare di se, non lo è proprio perché si mette a nudo tutte le nostre debolezze che in realtà potrebbero diventare la nostra forza più significativa.

Sono tanti anni che mi sento sollecitare di raccontare la mia storia, le spinte sono arrivate da parte di amici, giornalisti e dalla donna con cui condivido da anni questa parte della vita.

Mi sono sempre retratto ad un idea simile, la percepivo come provocazione e soprattutto immaginavo che non interessasse a nessuno. La ragione prima è sempre stata la paura dell’autoreferenzialità. Poi come per incanto lo scorso giugno al ritorno da Roma dove ero stato ospite a Radio Vaticana, la giornalista molto preparata sulla mia avventura artistica, se ne uscì anche lei con questa idea che dovessi scrivere un libro sulla mia esperienza. Rimasi molto stupito, lo dico con sincerità. Arrivato a casa dovetti dare ragione a Donatella che si era spesa tantissimo affinché compissi questo passo a dir poco audace.

Grazie alla sua tenacia e alla sensibilità di ascoltare che ha avuto Laura Cinelli nel registrare tutto quello che le ho raccontato, mi sono messo a sua disposizione e come un alunno modello ho seguito pedissequamente le indicazioni che mi dava: scrivi su questo, parla dell’altro, aggiungi cose, dettaglia di più, fino a quando ho capito come funzionava. Proprio come per i colori delle note, se ne aggiunge una e cambia il mondo, se ne toglie un’altra e il mondo diventa diverso.

Ho imparato dunque che una virgola ha un valore importantissimo, così come determinare la frase con un punto. Non ho ragione per ritenermi uno scrittore e lo dico con un certo vanto, proprio perché gli scrittori sono altri, come diceva Troisi: <<voi a scrivere siete tanti, io a leggere sono solo>>, ma chissà magari per qualche alchimia strana potrebbe capitare anche il contrario, forse un po’ me lo auguro e cioè: <<voi a leggere siete tanti, io a scrivere sono solo>>.

Quel che resta del sogno” è il titolo del libro, è la storia di un bambino della provincia maremmana che guardando il futuro vedeva solo musica e il sogno di perseguirla come inclinazione naturale, ma diventando grande ha dovuto non più “vivere per fare musica”, ma “far musica per vivere”, che poi è sempre meglio che lavorare…

Cesare Bindi

 

Cesare Bindi – Cinquant’anni di musica e il sogno di un bambino realizzato con caparbietà, determinazione, professionalità. E magia.

E’ questa la sintesi della vita di Cesare Bindi, che ha fatto dei suoni, delle note e del ritmo la ragione della sua esistenza.

Flautista di fama internazionale, considerato l’erede di Severino Gazzelloni, Bindi ha attraversato professionalmente mezzo secolo di storia italiana, dagli anni sessanta fino ad oggi, passando dalla musica pop a quella colta, dalle balere, dove suonava la batteria, ai teatri di mezzo mondo, dove i concerti con il suo flauto hanno conquistato il cuore e la mente dei più grandi intellettuali del periodo.

Da Firenze, a Milano, a New York, all’Australia Bindi si colloca fra gli innovatori più interessanti degli anni a cavallo fra la fine del Novecento e il Duemila.

Il libro “Quel che resta del sogno” ripercorre le tappe coraggiose della vita del musicista, ma anche dell’ uomo che con i suoi dolori, i suoi tormenti, le sue speranze è riuscito ad amare e a risollevarsi dai buchi neri e dalle difficoltà tragiche con cui spesso tutti noi dobbiamo confrontarci. Se non fosse “Quel che resta del sogno” il libro potrebbe intitolarsi il “Romanzo di un uomo”. (Dalla Prefazione di “Quel che resta del sogno”.

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