Quei vizi capitali da birbe stradali

Sempre più pinocchietti al volante che sorpassano a destra, si appiccicano al baule e sono spesso al telefonano. Altroché guida intelligente! Rischiamo di essere delle bombe impazzite

di Fabrizio Binacchi | 30 Lug 2018

Crescono i comportamenti sorretti alla guida. Parola di uno che sta spesso in strada e autostrada e da molti anni. Sono vizi capitali da birbe stradali, da pinocchietti del volante che predicano magari bene ma razzolano male.

Tu giovane o attempato conducente che sulla tangenziale ovest di Milano intasata come una spiaggia di Rimini o di Viareggio il 14 agosto per quale arcano motivo devi superare a destra, magari a velocità sostenuta, per recuperare tre o due posti in strada? Ebbene sì. Tra i vizi capitali da birbe stradali degli ultimi tempi cresce il sorpasso a destra. Molto azzardato e assolutamente da evitare se non in particolarissime specifiche condizioni.

Altro vizio capitale l’appiccicarsi al baule. Sì, quello che ti segue e arriva a velocità sostenuta si fa sotto come a spingerti verso l’altra corsia e ti dice con i fari e l’espressione che riesci a cogliere fatti più in là che devo da passà. E s’appiccica al baule fino a quando non gli lasci la strada. E non ha importanza il fatto che davanti a te ci siano auto e camion, lui vuole passare a tutti i costi. Non gli importa niente della distanza di sicurezza e del rischio tamponamento lui deve andare avanti, anche  se è tutto quasi congestionato come sulla statale della Valle di Fassa al 16 di agosto.

E’ così. Pensavamo di aver imparato insieme con le partenze intelligenti anche un po’ di buona creanza stradale ed invece no, siamo quasi regrediti. Pensavamo che le statistiche degli incidenti e dei morti per distrazione stradale avessero convinto chi guida al rispetto delle norme e della buona educazione su strada ed invece no siamo tutti alla rincorsa di un traguardo che comunque  non scappa. E avanti di questo passo rischiamo di non arrivarci più.

Ma se ci arrivi 10 minuti dopo al tuo traguardo e non hai un aereo che decolla, o un treno che parte che ti cambia ? Passiamo la vita a correre anche in strada pure quando potremmo andare più tranquilli. Siamo fatti così : spesso inutilmente frenetici come se dovessimo timbrare il cartellino anche in albergo, anche in spiaggia.

Le statistiche sono molto chiare: il 25 per cento, almeno, degli incidenti è causato dalla distrazione. Pensiero altrove.  Una mano sul volante, l’altra sul cel o smart e gli occhi che roteano ovunque tranne che sulla, che sarebbe l’unico punto importante. L’altro numero che crea preoccupazione se non allarme è questo: 8 persone su 10 che girano in strada, sono distratte.

La percentuale di distratti tra  uomini e le donne, giovani e meno giovani , che sono sulla strada, arriva  quasi all’80 per cento. Siano essi al volante di un veicolo, bicicletta compresa, o siano soltanto a piedi. Tanto, troppo. Colpa dei conducenti o colpa degli strumenti digitali? Colpa delle dipendenze digitali o colpa degli stessi sistemi, al contempo sempre più utili e sempre più invasivi.

Il problema esiste e va studiato. Soprattutto perché le nostre automobili e i nostri veicoli, da qualche anno  sono un concentrato di meccanica e tecnologia, di aerodinamica e computer, una sintesi sempre più raffinata tra mezzo di locomozione e mezzo di comunicazione. Come far andare d’accordo il volante e lo schermo digitale?

Non c’è dubbio che questo problema riguarda tutti gli automobilisti e i conducenti di veicoli,  compresi quelli che pilotano moto e pedalano in bicicletta.  Pensate agli effetti disastrosi della combinazione tra distrazione digitale e comportamento scorretto alla guida. Rischiamo di essere delle potenziali bombe impazzite. Prima ce ne rendiamo conto e meglio è.

Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l'Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

Rispondi

Il suo indirizzo e-mail non verrà pubblicatoI campi obbligatori sono marcati *

*